44 articoli nella categoria News

Andrea Pastore 03/06/2022 0

Obbligo di dichiarazione non finanziaria anche alle PMI

 Il 21 aprile 2021 la Commissione europea ha pubblicato un pacchetto di misure in cui si trova la proposta per una direttiva sulla reportistica aziendale per la sostenibilità: la Corporate Sustainability Reporting Directive (Csrd) che rivede e rafforza l’attuale direttiva sulla rendicontazione non finanziaria, che mira ad estendere i soggetti economici obbligati a redigere la dichiarazione non finanziaria. Dal 2026, infatti, la DNF sarà obbligatoria anche per le PMI -rappresentanti il 99% delle aziende dell’Unione europea- e dovrà essere in formato digitale.   Cos’è la dichiarazione non finanziaria e quali informazioni deve contenere La dichiarazione non finanziaria e il bilancio di sostenibilità evidenziano le best practice che le aziende mettono in atto ai fini di una crescita sostenibile. I punti minimi da trattare sono cose: Impatto ambientale: consumi di risorse energetiche e idriche, distinguendo quelle prodotte da fonti rinnovabili e non, emissioni di gas serra e inquinanti, con indicazione specifica di quelle di anidride carbonica (CO2). Impatto sociale: impatto attuale e futuro in termini di rischio sanitario (e non solo) sulla salute e sicurezza degli individui della società. Iniziative di sviluppo sociale e culturale dei territori in cui opera l’azienda. Tutela dei lavoratori: iniziative adottate per contrastare il caporalato e lo sfruttamento minorile nel lavoro; migliorare l’ambiente lavorativo garantendo l’inclusione e la parità di genere. Tutela dei diritti umani: elenco di tutte le azioni messe in atto al fine contrastare qualsiasi tipo di violazione dei diritti umani o discriminazione. Contrasto alla corruzione: elenco di tutti gli strumenti impiegati per combattere la corruzione attiva (che esponenti aziendali potrebbero mettere in atto) e quella passiva (di cui l’azienda potrebbe essere vittima). Tutte le informazioni incluse dovranno assolutamente rispettare gli standard riconosciuti a livello internazionale, primo fra tutti il GRI (Global Reporting Initiative). Chi è obbligato a fare la DNF? La Direttiva 254/14/UE (2014) ed il D. LGS 254/2016 che l'ha recepita in Italia, prevede l’obbligo solo per i soggetti di interesse pubblico con più di 500 dipendenti e che hanno superato specifici limiti di dimensione (totale dello stato patrimoniale: 20 milioni di euro e totale dei ricavi netti delle vendite e delle prestazioni: 40 milioni di euro).  L’obbligo alla sola categoria ha fortemente limitato la diffusione della direttiva in Italia, se si pensa che le DNF del territorio italiane monitorate da Consob nel 2020 erano solo 204. Data la crescente rilevanza dei rischi connessi alla sostenibilità e dato il fatto che le PMI quotate comprendono un’ampia fetta di tutte le aziende quotate nell’Unione, al fine di garantire la protezione degli investitori, è quindi opportuno estendere l’obbligo anche alle: società quotate con meno di 500 dipendenti, comprendendo anche le SMEs (piccole e medie imprese) i cui titoli sono trattati su mercati regolamentari europei; società di grandi dimensioni, anche se non quotate. Per ottenere una maggiore chiarezza sulla modalità di presentazione e i requisiti richiesti di rendicontazione per le aziende, la Commissione punta sulla Tassonomia grazie alla quale mira a superare la notevole confusione di sistemi di reporting.  Per chi non è obbligatoria la DNF? Le microimprese: attualmente e in futuro, queste rimarranno totalmente escluse dall’obbligo di rendicontazione. Le SMEs non quotate: queste imprese possono redigere volontariamente delle informative strutturate in materia di sostenibilità sulla base di standard coerenti con le loro caratteristiche. La Corporate Social Responsability e l’estensione della DNF Alla base della volontà di estensione della rendicontazione non finanziaria anche alle piccole e medie imprese, c’è la crescente consapevolezza che il raggiungimento del successo nei mercati internazionali non si esaurisce mediante il raggiungimento di buone performance in termini di profitto, ma anche assolvendo impegni di natura sociale. Questa è ciò che viene definita Corporate Social Responsibility: ossia l’insieme delle azioni messe in atto con lo scopo di affrontare in prima linea le problematiche di impatto etico e sociale e incorporarle negli obiettivi di business.  Cart-One si impegna da sempre ad adottare soluzioni innovative ai fini di una crescita sostenibile. Dai uno sguardo alle nostre CERTIFICAZIONI.
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Staff Cart-One 23/05/2022 0

PNRR: quali sono gli obiettivi da raggiungere e il principio DNSH

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR ) comprende 10 progetti di investimenti e un progetto di riforma e ambisce al raggiungimento di 6 missioni in piena coerenza con i pilastri del Next Generation EU. Il Piano agisce in un arco temporale che va dal 2021 e al 2026 e sono stanziati dal MISE, 18,161 miliardi per l’attivazione degli investimenti. L’obiettivo? Edificare delle solide basi for favorire uno sviluppo duraturo e sostenibile dell’economia garantendo una rapida attuazione dei progetti mediante una semplificazione degli strumenti. Prima di approfondire i punti salienti del PNRR italiano e gli obiettivi da raggiungere, è importante fare un passo indietro e capire meglio contesto, cause ed esigenze che hanno indotto all’ideazione e progettazione di questo Piano. Scenario e contesto italiano ed europeo Il Coronavirus e la pandemia scatenata ha colpito l’economia italiana più di altri Paesi europei. Nel dettaglio, infatti, solo nel 2020 il prodotto interno lordo si è ridotto dell’8,9%, a fronte di un calo nell’Unione Europea del 6,2%. Donne e giovani sono stati i target più colpiti, soprattutto residenti nel Mezzogiorno. Dietro la difficoltà dell’economia nazionale di tenere il passo con gli altri paesi avanzati europei, c’è l’andamento della produttività, molto più lenta che nel resto d’Europa. Tra le cause principali c’è l’incapacità di sfruttare le molteplici opportunità legate alla rivoluzione digitale, originati sia dalla mancanza di infrastrutture adeguate, sia dalla struttura del tessuto produttivo del nostro Paese, caratterizzato da una cospicua presenza di piccole e medie imprese, che sono state spesso lente e impossibilitate nell’adottare nuove tecnologie e muoversi verso produzioni a più alto valore aggiunto. Per contrastare la crisi causata dalla pandemia, l’Unione Europea ha risposto con il Next Generation EU (NGEU). Un programma molto ambizioso che prevede investimenti e riforme per:  accelerare la transizione ecologica e digitale  favorire la formazione delle lavoratrici e dei lavoratori Con il fine di conseguire una maggiore equità di genere, territoriale e generazionale.  L’Italia è la prima beneficiaria, in valore assoluto, dei due principali strumenti del NGEU: il Dispositivo per la Ripresa e Resilienza (RRF) e il Pacchetto di Assistenza alla Ripresa per la Coesione e i Territori d’Europa (REACT-EU). Il dispositivo RRF richiede a sua volta agli Stati appartenenti all’UE di presentare un pacchetto di investimenti e riforme: il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). ll Piano di Di Rilancio Nazionale: i tre assi strategici Il PNRR Nazionale si sviluppa intorno a tre assi strategici: Transizione ecologica Il piano presentato ha l’obiettivo di diminuire le emissioni inquinanti, prevenire e combattere l’instabilità del territorio, rendere minimo l’impatto delle attività di produzione sull’ambiente, apportare miglioramenti alla qualità della vita, alla sicurezza ambientale e alla competitività del nostro sistema di produzione, per lasciare un Paese più verde e un’economia più sostenibile alle generazioni del domani. Oltre il 37% delle risorse sono state assegnate a questo progetto. Digitalizzazione e innovazione La digitalizzazione e l’innovazione di processi, prodotti e servizi rappresentano un fattore fondamentale e necessario per la trasformazione del Paese e devono essere alla base di ciascuna politica del Piano Nazione di Ripresa e Resilienza. Più del 20% delle risorse sono state destinate all’iniziativa. Inclusione sociale Puntare alla parità di genere, preservare e valorizzare i giovani e superare i divari territoriali: queste sono le priorità sulle quali puntare per garantire un’autentica inclusione sociale, superare le disuguaglianze e favorire la rinascita economica di un Paese. Le 6 Missioni del PNRR 6 sono le missioni incluse nel PNRR, in linea con i 6 Pilastri riportati dal Regolamento RRF (Recovery e Resilience Facility) DIGITALIZZAZIONE, INNOVAZIONE, COMPETITIVITA’, CULTURA E TURISMO RIVOLUZIONE VERDE E TRANSIZIONE ECOLOGICA INFRASTRUTTURA PER UNA MOBILITA’ SOSTENIBILE ISTRUZIONE E RICERCA INCLUSIONE E COESIONE SALUTE Le Amministrazioni pubbliche sono i responsabili dell’attuazione dei singoli interventi richiesti dal PNRR, le quali dovranno effettuare rigidi controlli sulle procedure e assicurare la tracciabilità di tutte le operazioni. Il 30 dicembre 2021 il Ministero dell’economia e delle finanze (MEF) ha pubblicato una Guida Operativa per aiutare le Amministrazioni a valutare gli interventi da finanziare nell’ambito del PNRR. Il documento, nello specifico, ha l'obiettivo di procurare tutte informazioni atte a verificare il rispetto del Principio di «non arrecare danno significativo all’ambiente»: questi stabilisce che tutte le misure dei Piani Nazionali per la Ripresa e la Resilienza (PNRR), debbano essere conformi al principio del “Do No Significant Harm” (DNSH), sancito dal Regolamento Tassonomia all’art. 17. Cos’è il PRINCIPIO DNSH e quali sono i 6 obiettivi ambientali Questo principio ha origine da un’articolata e complessa normativa dell'Unione Europea: la Tassonomia delle attività economiche ecosostenibili. Questa definisce e classifica quali attività economiche possono ritenersi sostenibili e a quali condizioni. In questo modo l’Unione Europea intende superare in maniera definitiva la mancanza di una definizione univoca del concept di sostenibilità. A raggiungimento di questo traguardo, sono stati individuati 6 missioni ambientali: Mitigazione dei cambiamenti climatici Adattamento ai cambiamenti climatici Uso sostenibile e protezione delle acque e delle risorse marine Transizione verso un’economia circolare Prevenzione e la riduzione dell’inquinamento Protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi Alla luce degli obiettivi menzionati, la Tassonomia ha stabilito 3 requisiti che un’attività deve soddisfare per essere definita eco-sostenibile: Deve fornire un contributo sostanziale ad uno degli obiettivi ambientali; Non deve provocare alcun tipo di danno significativo a nessuno degli altri obiettivi ambientali (DNSH); Deve rispettare le garanzie sociali minime. È all’interno di questo scenario che si inserisce quindi, il principio di «non arrecare danno significativo», come requisito essenziale di sostenibilità ambientale. La scelta di far dipendere i fondi del PNRR al totale rispetto del principio di DNSH è strettamente connessa alla strategia europea del nuovo Green Deal (dal quale discende a sua volta lo stesso progetto della Tassonomia), finalizzata a favorire la transizione verde di tutto il continente europeo. CART ONE si impegna da sempre ad agire nel pieno rispetto del principio DNSH e degli obiettivi ambientali menzionati.
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seo 10/05/2022 0

Print4All: cosa è emerso dal Summit internazionale sull’economia circolare

L’economia circolare riguarda tutti, dal singolo cittadino all’intero comparto industrial. Si tratta di una scelta non solo etica e sociale che influenza le scelte di business a lungo termine, stimolata dalla crescente sensibilità e consapevolezza da parte del consumatore finale.  Questo è quanto emerso dal Summit internazionale sull’economia circolare e da The Innovation Alliance, che a maggio si tenuto in contemporanea a Fiera Milano Ipack-Ima, Print4All, GreenPlast e Intralogistica Italia. Eventi fieristici in presenza e di successo accumunati dal presentare sul mercato le soluzioni più innovative per i diversi settori produttivi industriali. Nello stesso tempo, si è toccato il tema delle incombenti sfide a cui il mondo industriale è oggi chiamato a rispondere: dall'economia circolare all’industry 4.0 Un nuovo concetto di fare business Numerose sono attualmente le realtà aziendali che hanno scelto di sposare nuovi modelli produttivi e di investire nella formazione costante delle proprie risorse interne. Ciò ha portato a migliorare la produzione per garantire il futuro del pianeta e diminuire l’impatto per le generazioni future. Un nuovo modello di fare business, che per accelerare il cambiamento e concretizzarsi in linea definitiva, necessita di: standard comuni, supporto di legislazioni europee e locali, una maggiore cultura e consapevolezza. Tutto questo per trasformare i rifiuti di produzione da criticità a opportunità economica. Come ha ricordato William Neale, DG Environment’s Directorate B-Circular Economy della Commissione Europea, si tratta di un approccio nuovo, attuato nel primo action plan europeo del 2015 che ha visto aumentare sensibilmente gli obiettivi di riciclaggio. Il prossimo step ha come tema la catena del valore: rendere i prodotti sostenibili in Europa la norma e non l’eccezione. Così da regolarizzare i requisiti minimi di ammissione sul mercato europeo di un prodotto. Altro elemento fondamentale, è puntare sul passaporto digitale dei prodotti, con il fine di tracciare tutti i dati dello stesso, contribuendone così al riciclo o alla riparazione e permettendo di aumentarne la sua vita media. La Strategia nazionale su economia circolare e il Piano nazionale per gestione rifiuti  Promuovere politiche condivise e locali e spingere al riciclo e al monitoraggio della gestione dei rifiuti sono le direzioni in cui vanno i fondi legati al PNRR, ribadisce Laura D’Aprile, Head of Department of Ecological Transition and Green Investment del Ministero della Transizione Ecologica del Governo Italiano. In Italia sono stanziati 2,5 miliardi per il sostegno dell’economia circolare, per colmare definitivamente il divario fra le regioni del nord e quelle del sud incentivando soprattutto la corretta gestione dei rifiuti. Sono stati stanziati 600 milioni di euro per creare hub specifici di smaltimento per settori differenti: rifiuti elettronici, in carta e cartone, in plastica e del settore tessile. Per incentivare la costruzione di impianti di riciclo che favoriscono il raggiungimento degli obiettivi europei, si devono definire dei criteri comuni e delle linee strategiche sulla base dei target per ogni singola regione. Leggi anche: Rapporto rifiuti urbani 2021. I 3 pilastri per far crescere l’economia circolare Dagli interventi del Summit sono emersi i 3 pilastri fondamentali per la crescita dell’economia circolare. È necessario puntare su:  Legislazione: sia in termini di scambi di rifiuti tra paesi, che in termine di gestione su scala internazionale. Formazione: una maggiore cultura e consapevolezza condivisa porta con sé una migliore gestione del riciclo. Ecodesign: la sostenibilità di un prodotto ha inizio dal momento della sua ideazione. La progettazione dovrà tenere conto della vita dei prodotti puntando a una maggiore durata, alla loro possibilità di riutilizzo e all’impiego futuro degli scarti di lavorazione. In questo modo, all’interno di una visione circolare, i materiali di scarto, ad esempio, del vino o della cioccolata, diventano la base per produrre energia o packaging innovativi. Innovazione, sostenibilità, tecnologia e formazione: i pilastri che da sempre contraddistinguono la nostra realtà aziendale. Resta aggiornato su tutte le nostre news e seguici su LINKEDIN.
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seo 30/04/2022 0

Si ritorna in fiera: Gli Eventi FEFCO e Ipack-Ima 2022

Il desiderio aumenta l’attesa e se si aggiunge l’entusiasmo è con questo spirito che riprendono le fiere di settore del mese di maggio 2022.  Due eventi in presenza per le aziende della filiera del packaging e cartone ondulato: Milano 3-6 maggio IPACK-IMA e dal 18-20 maggio il Summit FEFCO ad Amsterdam.  Questi eventi sono un interessante momento di incontro per gli attori del mercato dell’innovazione eco-tecnologica del packaging perché è lo scambio di idee che alimenta l’ingegno.  Evento Ipack-Ima  IPACK-IMA, la fiera organizzata da Ipack Ima Srl, joint venture tra UCIMA (Unione Costruttori Italiani Macchine Automatiche per il Confezionamento e l’Imballaggio) e Fiera Milano, presenterà soluzioni innovative per tutta l’industria del largo consumo e beni durevoli dedicata a tutte le fasi di lavorazione della filiera produttiva. Dalla lavorazione, confezionamento, fine linea, etichettatura, materiali e design di imballaggio, automazione fino alla digitalizzazione.  Un’ottima opportunità per i professionisti del mercato su scala internazionale e privilegiato luogo di incontro per i buyer dell’industria food e no food, che rappresenta un evento considerevole, simbolo di ripartenza per tutti i settori coinvolti. Summit FEFCO  La FEFCO – Federazione Europea dei Fabbricanti Cartone Ondulato- sta organizzando “Fit for the Future”, il Summit che si terrà ad Amsterdam presso l’NH Collection Barbizon Palace,  Durante gli incontri verranno affrontate tematiche urgenti che il settore deve affrontare con tempestività, in particolar modo il Green Deal europeo, piano strategico che prevede l'adozione di una vasta gamma di iniziative di varia natura, come leggi, decreti e investimenti, con lo scopo di contrastare il surriscaldamento globale ed il cambiamento climatico in atto.  Per tale ragione, il Summit ha messo in cima alla sua agenda i temi della sostenibilità e neutralità climatica: un importante momento per capire come il sistema aziendale europeo possa passare ad una società climaticamente neutrale per creare un futuro migliore. L’obiettivo è mostrare come i continui sforzi del settore del cartone ondulato offrano significative e concrete soluzioni a riguardo.
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seo 10/03/2022 0

Contributo ambientale CONAI: le novità per il 2022

Dal 1°gennaio 2022 sono entrare in vigore tutte le variazioni relative al contributo ambientale deliberate dal Consiglio di amministrazione CONAI, che vede un’ulteriore riduzione del CAC per gli imballaggi in carta e cartone e per quasi tutti quelli in plastica.  Tale riduzione, da aggiungere a quelle già stabilite nel 2021, sono essenzialmente legate alle quotazioni delle materie prime di imballaggio che continuano ad essere sempre molto alte.   Riduzione contributo ambientale per gli imballaggi in carta e cartone  Il valore del CAC per questa tipologia di imballaggi passa da €25/tonnellata a €10/tonnellata.  Se si pensa che solo a inizio del 2021 il valore era di €55/tonnellata, la riduzione complessiva ammonta oltre l’80%.   Si precisa però, che la diminuzione del contributo ambientale non andrà ad incidere sulla raccolta differenziata e riciclo di carta e cartone. COMIECO continuerà infatti a garantire l’avvio delle operazioni di riciclo for circa 2,5 milioni di tonnellate, che ha consentito di raggiungere l’87% di riciclo degli imballaggi a base cellulosica, con ben 10 anni di anticipo rispetto agli obiettivi europei.  Restano invece invariati i valori degli extra CAC applicabili agli:   Imballaggi poliaccoppiati a base carta, adatti al contenimento di liquidi, cui valori ammontano a 30 €/tonnellata;  Imballaggi di tipo C (costituiti da componente cellulosica pari o superiore o al 60% e minore all’80%), cui valori corrispondono a 120 €/tonnellata  Imballaggi di tipo D (con componente cellulosica minore al 60% o non esplicitata), cui valori complessivi corrispondono a 250 €/tonnellata.  Riduzione del CAC per gli imballaggi in plastica  Il CAC ha visto una riduzione per quasi tutti i packaging in materiali plastici.  Nel dettaglio, il contributo per gli imballaggi in plastica appartenenti alla:  Fascia A1 (imballaggi rigidi e flessibili caratterizzata da una filiera industriale di selezione e riciclo efficiente e consolidata, gestiti prevalentemente in circuiti commercio e industria) si riduce da 150 a 104 €/tonnellata.  Fascia B1 (imballaggi caratterizzati da una filiera industriale di selezione e riciclo efficace e consolidata, soprattutto da circuito domestico) si riduce da 208 a 149 €/tonnellata.  Fascia B2 (altri imballaggi selezionabili/riciclabili da circuito domestico e/o commercio e industria) passa da 560 a 520 €/tonnellata.  Fascia C (imballaggi con attività sperimentali di selezione/riciclo in corso o non selezionabili/riciclabili dalle attuali tecnologie) da 660 a 642 €/tonnellata.  Fino al 30 giugno 2022 il contributo per gli imballaggi appartenenti alla fascia A2 (imballaggi flessibili con una filiera industriale di selezione e riciclo efficace e consolidata, in prevalenza da circuito commercio e industria, ma presente in maniera significativa in raccolta differenziata urbana) resterà invariato, pari a 150 €/tonnellata. A partire dal 1° luglio 2022, in concomitanza con i maggiori costi di avvio a riciclo, il valore del CAC aumenterà a 168 €/tonnellata.  Procedure semplificate per l’import  Tali riduzioni hanno avuto anche effetti sulle procedure forfettarie/semplificate per importazione di imballaggi pieni.  Le aliquote da applicare sul valore complessivo delle importazioni si riduce da 0,20 a 0,17% per i prodotti alimentari imballati e da 0,10 a 0,08% per i prodotti non alimentari imballati.  Il contributo mediante il calcolo forfettario sul peso dei soli imballaggi (tara) delle merci importate scende da 101 a 90 €/tonnellata.  Per approfondire l’argomento, puoi consultare la Guida al Contributo Ambientale CONAI 2022. 
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seo 31/01/2022 0

Rapporto Rifiuti urbani 2021: le statistiche sul riciclo degli imballaggi e i rifiuti di imballaggio

Dall'entrata in vigore il 26 settembre 2020 del decreto legislativo 3 settembre 2020, n. 116, che mette in atto le direttive comunitarie 2018/851/UE e 2018/852/UE, che fanno parte del “Pacchetto Economia Circolare” vediamo come è cambiato l’approccio ai rifiuti urbani, ma anche ai rifiuti di imballaggio. Con questo provvedimento, infatti, sono state modificate le precedenti indicazioni comunitarie stabilite in materia di rifiuti, di imballaggi e di rifiuti di imballaggio, al fine di raggiungere una minor produzione di materiale che andrebbe a ingrossare le discariche, piuttosto che essere riconvertito in nuova materia prima. Che cosa cambia per i rifiuti di imballaggio? Per quanto riguarda gli imballaggi e ai rifiuti di imballaggio, le novità salienti riguardano le caratteristiche di riutilizzabilità. In un mondo sempre più sostenibile, si richiede che anche gli imballaggi immessi sul mercato siano quanto più possibile recuperabili, per limitare il conferimento in discarica e rimettere in circolo nuova materia prima, realizzando così un ciclo di vita circolare, volto all’eliminazione dello spreco. In tal sense, cambia anche la norma riguardante l’etichettatura degli imballaggi, con l’obbligo di informare il consumatore fornendo le corrette indicazioni così da consentire il giusto conferimento all’interno della raccolta differenziata di ogni singolo materiale.  Ciò faciliterebbe, per gli imballaggi destinati al commercio B2C, il consumatore nell’atto di distinguere i materiali e consentire meglio il recupero dei packaging poliaccoppiati separabili, delle confezioni biodegradabili e compostabili. In Italia, il decreto Milleproroghe ha spostato l’obbligo di etichettatura ambientale degli imballaggi fino a giugno 2022, per consentire di smaltire le scorte ed evitare sprechi. Altro aspetto da segnalare riguarda le strategie di recupero degli imballaggi. In questo periodo assistiamo, infatti, al ritorno in auge di sistemi di vuoto a rendere, con vantaggi non solo per i produttori, ma anche per il consumatore finale. Una gestione degli imballaggi sempre più tesa verso il riuso e il riciclo Secondo le nuove direttive, infatti, le misure intraprese mirano a prevenire e azzerare i rifiuti di imballaggio. Allo stesso tempo sono promosse tutte quelle attività che consentono il recupero dei rifiuti di imballaggio e il loro riutilizzo. Le misure presenti nel provvedimento mirano, quindi, a riconcepire l’imballaggio in termini di circolarità. In tal senso, vengono descritte anche le nuove responsabilità di tutti i soggetti coinvolti nella filiera dell’imballaggio, allo scopo di incentivare forme di produzione che siano quanto più possibili conformi alle nuove esigenze ambientali e allo stesso tempo possano essere competitive all’interno del mercato della produzione del packaging. Al fine di incoraggiare la produzione di imballaggi riutilizzabili, che favorirebbe ulteriormente la transizione ecologica trainata dai principi dell’economia circolare, si cercano di favorire i sistemi di restituzione con cauzione, che consentirebbero di stimolare il consumatore finale al fine di riconcepire il valore dell’imballaggio. Tutti questi processi dovrebbero avvenire garantendo, però, un utilizzo sicuro degli imballaggi recuperati, soprattutto se si tratta di imballaggi destinati a contenere acqua, bibite o prodotti alimentari. Questo discorso vale in particolar modo per quei rifiuti in vetro, metallo e plastica che sono utilizzati come imballaggi primario per diverse tipologie di prodotti. Tutto questo dovrebbe tradursi in un sistema premiante sia per il consumatore che per il produttore degli imballaggi che deve essere sostenuto attraverso politiche atte a favorire la creazione di un imballaggio che diventa sempre più materia prima e meno rifiuto. Rifiuti urbani: quanto incide a carta e cartone e quali sono i risultati sul riciclo Il Rapporto sui Rifiuti Urbani 2021 ha lo scopo di raccogliere informazioni, in merito alla produzione di rifiuti e di come questi ultimi vengono riciclati e l’effetto delle normative attualmente vigenti.  L’anno di riferimento è, naturalmente, il 2020. Per quanto riguarda la percentuale totale dei rifiuti urbani prodotti abbiamo un decremento del 3,6% rispetto al 2019. Su 28,9 milioni di tonnellate, nel corso dell’anno passato abbiamo registrato -1,1 milione di tonnellate. Attualmente i rifiuti riciclati si attestano al 63% della produzione nazionale, un dato in crescita rispetto sempre al 2019. Tra i rifiuti urbani la carta e il catone rappresentano una percentuale notevole in quanto si attesta al 19,2% del totale. Nel dettaglio, dividendo l’Italia in macro aree, secondo i dati Comieco alla guida della classifica della raccolta differenziata media pro-capite, a livello locale, troviamo il Centro Italia (Toscana, Marche, Umbria e Lazio) con una percentuale del 67,1% kg/ab.   Segue il Nord (Emilia Romagna, Valle d’Aosta, Piemonte, Trentino Alto Adige, Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Liguria) con il dato di 63,3% kg/ab. Conclude il Sud Italia (Sardegna, Abruzzo, Sicilia, Calabria, Basilicata, Campania, Puglia e Molise), dove la raccolta si attesta al 43,2%. Gli obiettivi 2025 se risultano salvi per la maggior parte delle categorie di imballaggi non vale per la plastica. Secondo quanto stabilito dal PNRR si prevedono dei fondi per il potenziamento dei sistemi di riciclo della plastica tramite degli appositi “Plastic Hubs” che effettuano il riciclo meccanico e chimico. Sicuramente, nel prossimo anno sarà necessario incrementare il più possibile i dati relativi al recupero degli imballaggi e allo stesso tempo è auspicabile che si attuino delle politiche adeguate a mantenere competitivo il settore del packaging, affinché si possa investire sempre di più in innovazione, in maniera tale da rendere gli imballaggi più performanti, riutilizzabili o riciclabili.
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seo 21/12/2021 0

L'Italia leader europeo per recupero e riciclo dei rifiuti e per l’economia circolare

Il nostro Paese costituisce un riferimento a livello europeo per l’attenzione mostrata verso la sostenibilità delle attività produttive, riciclo dei rifiuti e circolarità dell’economia. Alcuni indicatori chiave per comprendere la sostenibilità di un’economia nazionale sono: il tasso di riciclo dei rifiuti, l’uso di materia seconda nell’economia, la produttività e il consumo pro-capite di risorse.  Il tasso di riciclo dei rifiuti è in Italia del 79%, contro una media europea del 38% e il 43% della Germania. La produttività dell'uso delle risorse è al 3,64%, contro il 2,2% dell'Ue e 2,54% della Germania; il tasso di circolarità della materia è al 19,3% contro rispettivamente 11,9 e 12,2%.   In particolare, ottimi risultati sono stati stato raggiunti nella filiera della carta e cartone, con un recupero superiore a 5 milioni di tonnellate, che raggiunge l’80% nel caso degli imballaggi. Ogni punto percentuale di crescita del riciclo di carta equivale ad una riduzione di 84.000 tonnellate di rifiuti da smaltire. Nel 2018, il riciclo industriale della carta in Italia ha consentito di evitare consumi energetici pari a 1,5 milioni di Tep ed emissioni climalteranti pari a 4,4 milioni di tonnellate di CO2 equivalente.  Grazie a questa politica, l’Italia risparmia ogni anno 23 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e l’emissione di 63 milioni di tonnellate di CO2.   Massimo impegno a mantenere la "leadership assoluta" nell'economia circolare è stata assicurata dal ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani.  Per la vicepresidente di Confindustria con delega all'ambiente e alla sostenibilità, Maria Cristina Piovesana, è fondamentale investire nell'economia circolare e nella transizione ecologica cogliendo tutte le opportunità offerte dal Piano nazionale ripresa e resilienza. 
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seo 21/12/2021 0

Via libera a direttiva sup che soddisfa economia circolare e filiera cartaria

Il Dgls di attuazione della Direttiva UE 2019/904 sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente (Direttiva SUP), è stato recepito dal Governo che ha assicurato l’adeguamento dell’ordinamento nazionale all’ordinamento europeo. In linea con le guide europee, l’Italia ha previsto una serie di interventi per promuovere la transizione verso un’economia circolare e garantire al contempo una riduzione del consumo dei prodotti monouso. In particolare, prodotti come tazze per bevande e contenitori per alimenti. Il Governo ha ritenuto opportuno introdurre una importante distinzione tra questi prodotti: l’esenzione per rivestimenti in materiale plastico presenti in quantità inferiore al 10% del peso dell'articolo, che non costituiscono componente strutturale principale dei prodotti finiti. Eccezione che consente l’uso e lo smaltimento quindi di bicchieri e altri articoli monouso in carta 'politenata'. Questo importante distinguo soddisfa l'industria cartaria e grafica, secondo il direttore della Federazione Carta e Grafica, Massimo Medugno, e del Consorzio Comieco, Carlo Montalbetti: “Il decreto di attuazione della direttiva sulla plastica monouso, nel testo approvato definitivamente dall’ultimo Consiglio dei ministri, rappresenta un punto di equilibrio importante tra tutela ambientale e sostegno alle filiere strategiche per lo sviluppo dell’economia circolare”. Medugno e Montalbetti sottolineano che in tal modo ci siano "…le condizioni adeguate a garantire al sistema produttivo e distributivo la possibilità di andare ad esaurimento scorte di quanto già prodotto e immesso sul mercato, così evitando il rischio di enormi sprechi alimentari su prodotti già confezionati e non ancora avviati alla distribuzione”. Altri interventi del governo saranno volti a sensibilizzare i consumatori sull’utilizzo responsabile dei prodotti in plastica, da sostituire nel tempo con prodotti sostenibili e riutilizzabili, oltre che a sanzionare le violazioni di tali dispositivi.
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seo 15/11/2021 0

Rincaro materie prime: l’avviso di Confartigianato e Confindustria

Non si arresta la curva dei rincari, che ormai tocca il 70% per la cellulosa; e mentre sono sei mesi che assistiamo ad aumenti senza pari delle materie prime (come acciaio, legno e gas), ci tocca interrogarci ancora una volta sul destino delle filiere produttive, messe a dura prova dai prezzi ormai alle stelle. Le aziende italiane, poi, sono ulteriormente vessate dai rincari riguardanti i costi energetici, per cui occorre trovare soluzioni per non arrestare intere catene di produzione. In particolare, le aziende maggiormente in difficoltà sono micro, piccole e medie imprese, su cui si abbatte una duplice spada di Damocle rappresentata dal costo delle materie prime e dell’energia. Dai dati che provengono da Confartigianato, emerge che l’effetto più “costoso” si evidenzia nel Nord Est del nostro Paese, dove risiedono diverse aziende e imprese anche a carattere familiare. In quest’area il rincaro delle materie prime pesa sulle micro e piccole imprese per il 3,3% del Pil.  L’impatto ha travolto anche il Nord Ovest incidendo per il 2,8%, mentre per le micro e piccole imprese del Centro Italia l’impatto scende al 2,3%%; il minor impatto è registrato al Mezzogiorno, attestandosi sull’1,8%. La questione dell’introvabilità delle materie prime mette a dura prova l’esistenza delle aziende, che devono rinunciare alle commesse sia per la difficoltà di reperimento delle materie prime, sia per l’impossibilità di tener fede a preventivi effettuati mesi addietro.  Confartigianato ha reso noto che la percentuale delle imprese operanti nel settore delle costruzioni, che nel mese di settembre 2021 denunciano la scarsità di materiali come ostacolo alla produzione, sale al 9,5%. Materie prime: come influiscono sulla ripresa economica Il caro materie prime e la loro introvabilità sono un ostacolo alla ripresa. Nonostante le commesse siano in aumento, assistiamo a un rallentamento degli investimenti, ma anche dei processi di innovazione, e cala la domanda di lavoro. C’è anche chi tenta di accedere agli ammortizzatori sociali.  Aumenta la necessità di vigilare sulle manovre speculative, pertanto sarebbe opportuna l’istituzione di meccanismi di calmierazione come nel caso del settore energetico. Come il settore degli imballaggi sta affrontando la crisis  La ripartenza, per quanto riguarda il settore degli imballaggi, ha portato a un aumento di richieste, ma l’avvicendarsi dei lockdown e le restrizioni avevano spinto le imprese a frenare. Così facendo, si è creato un distacco tra les richieste del mercato e l’effettiva capacità di risposta. Attualmente pesano sul settore degli imballaggi i rincari sulla cellulosa, oltre ai costi della carta da macero e ai costi del gas, che ormai sono saliti alle stelle. Alcune cartiere stanno pensando di contrastare il momento sospendendo momentaneamente l’attività, tutto questo per evitare la produzione in sottocosto. Il quadro degli aumenti mette veramente a dura prova la produzione: basti pensare che per la fibra lunga Nbsk ci sono stati rincari del 60%, mentre ammontano al 70% per la fibra corta eucalipto. Tali aumenti si traducono in un prezzo a tonnellata di 1.350 dollari per la fibra lunga e di 1.150 dollari per la fibra corta secondo i dati di Assocarta. Carta e cartone da riciclare sono saliti rispettivamente del 138% e del 143%, segnando prezzi da 155 fino a 170 euro a tonnellata. Chi desidera acquistare materia prima da riciclare, quindi, la paga molto di più. Quali sono le ragioni dei rincari per la carta e il cartone da riciclare? L’avvento della pandemia ha cambiato le nostre abitudini di acquisto. Da un lato vi è stata una richiesta maggiore di packaging per via dell’esplosione dell’e-commerce e per la realizzazione dei packaging destinati all’asporto. Inoltre, la maggior richiesta di contenitori sostenibili ha portato a individuare nella carta e nel cartone il maggior candidato per la sostituzione delle confezioni monouso. Bisogna, poi, considerare che il settore cartario è tra quelli più energivori. L’aumento del costo del gas, come riportato anche da Assocarta, è in ascesa già dall’estate del 2020, e purtroppo tende a crescere senza mostrare segni di rallentamento. Ciò ha impattato in maniera significativa sul prodotto finito. Talvolta gli incrementi di prezzo sono pari al 5%, anche fino al 10%. Per questo motivo, secondo alcune cartiere si renderà necessario il fermo della produzione, almeno fino a quando non si potrà accedere a un costo del gas maggiormente abbordabile. Quanto impatta il costo dell’energia sul costo del packaging? Secondo le stime riportate dal Sole 24Ore, l’energia rappresenta il 30% dei costi complessivi sostenuti e quindi, anche se il fatturato tende ad aumentare, proprio in virtù di una richiesta maggiore di carta e packaging in cartone, i margini di guadagno tendono ad assottigliarsi per via del caro energetico. Tra i settori più colpiti c’è quello del tissue: parliamo della carta sanitaria e per uso domestico, perché questo segmento, per il tipo di produzione, ha bisogno di stringere accordi della durata di almeno sei mesi, una tempistica troppo lunga che ostacola la previsione dei prezzi finali. Quanto le nuove normative UE sugli imballaggi influiscono sui rincari? Como abbiamo più volte raccontato negli articoli precedenti, il packaging è al centro di una rivoluzione. La necessità di ridurre o eliminare i volumi di plastica all’interno degli imballaggi ha fatto lievitare la domanda di cartone. A fronte di una capacità produttiva stabile si è generato un aumento della domanda di cartone che ha generato a sua volta, in questa situazione delicata, un rincaro generale: Cartone lineabord con supporto ondulato → +65% Carta grafica → +15-20% Carta per tubi → +55% Carta e cartone sono tra i materiali più riciclabili. Nel nostro Paese abbiamo raggiunto un buon livello di circolarità per quanto riguarda la raccolta e il riciclo della carta, dando vita a un ciclo produttivo maggiormente sostenibile. Al momento si registra un grande quantitativo di ordini, però non si riesce a evaderli. Come abbiamo segnalato all’inizio, il boom dell’e-Commerce ha fatto prendere coscienza ai produttori della necessità di fornire tantissimi imballi.  Come va ripensata la produzione del packaging? La crisi del settore cartario ci chiede anche di ripensare il nostro rapporto con il packaging che ha, soprattutto per quanto riguarda il packaging primario, valore estetico, di riconoscibilità del prodotto e così via. Al momento si cerca di rivedere il concetto di packaging, in particolare in base alla funzionalità, così da allineare la produzione e ottimizzarla solo ed esclusivamente per rispondere a delle esigenze specifiche. Se già in passato abbiamo parlato di progettazione del packaging in termini di risparmio delle risorse e abbattimento degli sprechi, questa istanza diventa un vero e proprio diktat da assecondare.
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seo 30/08/2021 0

Rincaro prezzo materie prime

La pandemia di Covid-19 ha mutato sostanzialmente le nostre abitudini di acquisto e la possibilità di circolazione delle persone, richiedendo a molte attività di adeguare i propri servizi per rimanere competitive sul mercato. Con i lockdown che si sono susseguiti nel tempo, sono diverse le aziende che hanno dovuto in qualche modo reinventarsi: basti pensare, ad esempio, al settore della ristorazione, che si è ritrovato con la sola possibilità di vendere le proprie specialità tramite l’asporto e la consegna a domicilio. Gli e-commerce, dall’altro lato, hanno avuto un incremento di richieste in un momento in cui effettuare spese non era semplice per accaparrarsi prodotti di vario tipo, dagli alimentari alla tecnologia, il tutto sempre ai prezzi migliori. Quali sono gli effetti della pandemia sul settore produttivo? A lungo andare, questa situazione di emergenza sanitaria si è trasformata in un’emergenza di tipo produttivo. Cresce, infatti, il prezzo delle materie prime, con un effetto sostanzialmente importante sul costo del prodotto finale. Un esempio lampante è costituito dalla carta da macero, passata dagli 11 euro a tons stimati a febbraio 2020 agli attuali 140 euro a tons. Anche la cellulosa pura ha registrato un sensibile rincaro. Oltre alla maggior richiesta, nell’ambito del settore cartario, di prodotti per il packaging, soprattutto da parte del mondo farmaceutico e alimentare, notiamo anche una difficoltà di reperimento delle materie prime. Il clima di insicurezza ha generato una corsa all’approvvigionamento che sta costringendo i fornitori di carte riciclate a diminuire la propria capacità produttiva. Si registra un incremento anche nei costi del prodotto finito, in quanto questi fattori hanno costretto le cartiere ad aumentare i propri prezzi dal 5% al 10%.  L’aumento dei prezzi non riguarda solo la carta, ma anche la plastica, il legno, il rame e, nel settore alimentare, il grano. Perché la crisi del settore degli imballaggi interessa tutti i settori produttivi? È impossibile pensare a un prodotto senza il packaging: quest’ultimo è parte integrante di una catena di fornitura. Gli imballaggi, infatti, sono fondamentali per diversi settori, come ad esempio quello del Food & Beverage, quello farmaceutico e quello industriale. La maggior richiesta di scatole in cartone ondulato è anche correlata alla crescita degli e-commerce. È aumentata la domanda di prodotti che consentano un trasporto agevole e sicuro. Grammatura della carta e la resistenza della stessa sono le caratteristiche maggiormente ricercate. Quali sono gli effetti dei rincari sulla carta per imballaggi? Purtroppo, le tensioni sul prezzo che riguardano la carta da macero e non solo contribuiscono ai rincari del costo della scatola finale e dei prodotti intermedi. Tale rincaro si traduce poi in un aumento dei prezzi in generale, che si vanno a scaricare sul consumatore finale influenzando la competitività del prodotto stesso, con conseguenze anche sulla shelf life. Non dobbiamo dimenticare che la pandemia ha anche diminuito il potere d’acquisto di molte persone, per cui una sequenza di rincari potrebbe rendere un prodotto meno appetibile e limitare o annullare il suo acquisto, soprattutto se si tratta di un bene non di prima necessità. È necessario intervenire affinché il settore cartario mantenga una produzione sostenibile che possa essere competitiva. Questa è la sfida che riguarda il mercato italiano, perché possa mantenere alto il livello di qualità e costi accessibili.  La speranza è che proprio i mesi di vacanza facciano da volano per la ripresa dei consumi, in maniera tale da rendere maggiormente disponibile la carta da riciclare e da mitigare i prezzi della carta da macero.
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Andrea Pastore 16/06/2021 0

Esperienza di unboxing memorabile - da "nice to have" a "must have"

Nel nostro articolo precedente abbiamo descritto i driver chiave dell'ecommerce packaging e i tre principali stakeholder nella supply chain. Oggi, ci concentreremo sugli e-consumer e su come creare un'esperienza di unboxing memorabile. Per prima cosa scopriremo l'origine del termine per poi identificare il modo in cui il packaging dell'ecommerce gioca un ruolo fondamentale durante alcuni "Momenti di verità" che riguardano la fruizione e l’utilizzo del prodotto da parte del consumatore. Infine, identificheremo come possiamo iniziare a creare soluzioni innovative di packaging sia secondario che primario. Godetevi la lettura del pezzo, insieme ad alcuni meravigliosi esempi di packaging creati da noi di Cart-One insieme ai partner dell’ alleanza europea BBP. Esperienza di unboxing memorabile - Perché e quando? "Se le aziende vogliono aumentare il loro profilo, in particolare sui social media, devono investire tanto nella scatola quanto nel prodotto". Paul Marsh, amministratore delegato - The Packaging Experts Un'esperienza di unboxing memorabile si verifica quando un consumatore è così ispirato dalla confezione e dall'impatto visivo di un prodotto che ha acquistato online, da volerlo condividere sui social media. I modi in cui i consumatori interagiscono con il packaging dell'e-commerce - come lo ricevono, lo aprono e interagiscono con esso - rappresenta una occasione per i brand di ottenere visibilità attraverso contenuti spontanei e reali che, proprio per questo motivo, possono diventare virali. Ma quando è apparsa questa nuova tendenza nel mondo digitale? Qual è la sua evoluzione e come possiamo spiegarla? Secondo Google Trends, le persone parlano delle loro "esperienze di unboxing" da molti anni, ma il termine si è diffuso nel 2008, quando la "Cerimonia di unboxing del Nokia E61" è stata la prima ad essere registrata e pubblicata su youtube. Da allora, la tendenza è cresciuta fino a raggiungere un picco nel 2014, prima di stabilizzarsi nel 2019, e diminuire leggermente negli ultimi due anni. Tuttavia, solitamente ci sono picchi sostanziali nel mese che precede il Natale. Cosa possiamo concludere dalle tendenze più recenti? 1) Negli ultimi anni, dato che il fattore novità nell'ordinare beni online è diminuito, l'esperienza di unboxing è rimasta un elemento importante da tenere in considerazione per lo sviluppo di packaging per e-commerce. 2) Secondo Miguel M. Avalos di Google, a causa della diffusione del COVID-19, le persone sono ora meno concentrate su esperienze di unboxing memorabili, e più interessate alla disponibilità di un prodotto vicino alla loro posizione. L’esperienza d’acquisto si collega strettamente a una necessità. 3) Tuttavia, possiamo supporre che la ripresa degli scambi e del commercio porterà nuove modifiche alla customer journey. Di conseguenza, dobbiamo pensare alle migliori opportunità per rendere efficace il processo di fidelizzazione attraverso i diversi Momenti Della verità, come abbiamo visto nel nostro precedente articolo e come possiamo rivedere nell’infografica sottostante: Packaging dell'e-commerce - L'esperienza del consumatore durante il secondo momento della verità "Se tu fossi un cliente che ha ordinato qualcosa online, cosa ti farebbe farebbe più piacere: il tuo acquisto che arriva in una generica scatola di cartone, o in un packaging attraente e su misura?"  Beth Owens - Strategista di marketing L'acquisto online è un'esperienza completamente diversa dallo shopping nei negozi fisici. Tutti i punti di riferimento all'interno della customer journey sono cambiati proprio con la diffusione del packaging dell'ecommerce, che ha sostituito, in alcuni casi, il packaging primario tradicional. L'arrivo alla porta di casa di ogni pacco segna l'inizio del Secondo Momento della Verità attraverso il coinvolgimento e le aspettative sul prodotto del consumatore. In questa fase, il packaging dell'ecommerce è la prima cosa che un cliente vede, ed è quindi responsabile di veicolare i messaggi chiave di un brand, compresa la sua politica di sostenibilità, a cui i consumatori fanno sempre più attenzione. Nell'esempio qui sotto, sviluppato da noi di Blue Box Partners, il design del packaging è in grado di generare una prima impressione straordinaria. Fornisce un fantastico incentivo all'apertura e promette di offrire un'esperienza di unboxing memorabile. Secondo Dotcom Distribution, il 40% degli acquirenti online condividerebbe un'immagine del proprio acquisto sui social media si questo avesse una confezione brandizzata. L'esempio successivo suscita curiosità e consapevolezza delle possibilità di riciclo dopo l'uso. Una ricerca mostra che il 62% degli acquirenti online è più propenso ad acquistare marchi che utilizzano imballaggi sostenibili. Questi esempi sono fatti di cartone ondulato, una soluzione monomateriale che garantisce maggiore sostenibilità, semplifica lo smaltimento e il riciclo, ed è una soluzione amica dell’ambiente. L'utilizzo di prodotti sostenibili e la loro comunicazione permettono alle aziende di coltivare un'immagine più forte, etica e di responsabilità sociale. Le tematiche relative al packaging sostenibile sono diventate una preoccupazione globale, come mostra chiaramente il grafico qui sotto dove si possono osservare le tendenze di ricerca della parola chiave "sustainable packaging” in tutto il mondo. In entrambi questi esempi, si può vedere chiaramente che il design del packaging migliora la narrazione del marchio. Non è solo "una scatola", ma una possibilità di creare un’esperienza che il consumatore vorrà ripetere in seguito. E, secondo Forbes, acquisire nuovi clienti può costare fino a cinque volte di più che mantenere la base esistente. Esperienza di unboxing memorabile - La chiave per l'Ultimate e Zero Moments Of Truth Un'esperienza di unboxing positiva è come la ciliegina sulla torta: l’ingrediente segreto che rende l’esperienza stessa perfetta! Il packaging coinvolge il consumatore, ma ha anche il compito di fissare nella memoria l’esperienza con il brand. Tutto questo si traduce in un più ampio spazio per il posizionamento e lo storytelling. Aprendo la scatola, i consumatori continueranno il loro viaggio, offrendo al brand ulteriori opportunità di veicolare messaggi in linea con i principali valori del marchio stesso. Allo Pipes, i marchi possono proporre servizi aggiuntivi e ulteriori informazioni su come riutilizzare i loro imballaggi. Nel primo esempio, i genitori possono costruire un cellulare per bambini: Questo è simile all'iniziativa di Amazon intrapresa nel luglio 2020, "Meno imballaggi, più sorrisi" che ha incoraggiato i consumatori a trasformare le scatole in case per animali e costumi da robot. O questo esempio qui sotto, dove gli acquirenti online sono invitati a riutilizzare la scatola per vendere articoli di abbigliamento su Vinted! La possibilità di utilizzare il packaging per fare un reso è facilitata dalla presenza di bande adesive aggiuntive utili per richiudere e rispedire il prodotto originale o eventuali altri oggetti. Il design del packaging è diventato uno strumento potente che può avere un impatto su tutta la customer journey. Non solo aiuta a coinvolgere e informare i consumatori, ma può essere anche un mezzo di fidelizzazione. Di conseguenza, il packaging gioca un ruolo importante in tutto il funnel d'acquisto, dove i consumatori sono influenzati non solo dal prodotto, ma dall'intera unboxing experience. Il packaging in sé può anche suscitare un senso di sorpresa, soprattutto se l’azienda concede benefici extra e coupon. Essi possono rappresentare un’ulteriore leva di coinvolgimento che spingerà il consumatore alla condivisione del momento con altri, creando un contenuto virale che aumenterà l'eWOM (e-Word Of Mouth), e diventerà il Momento Zero della Verità (ZMOT) per un altro consumatore che cerca online lo stesso prodotto o uno simile. Per concludere: come sarà il futuro del packaging per l'ecommerce? Man mano che la tecnologia continua ad evolversi e i progressi come AR (Augmented Reality) o IoT (Internet of Things) diventano comuni, il concetto di un'esperienza di unboxing memorabile diventa ancora più importante. Il packaging ricoprirà, quindi, un ruolo da protagonista indiscusso nell’ambito dell'evoluzione e del lancio di prodotti, poiché è evidente il suo apporto cruciale nel coinvolgimento del consumatore, ma anche nel promuovere i valori di sostenibilità. Se hai bisogno di supporto per la progettazione di packaging per l’e-commerce il nostro team è a tua disposizione: contatta CART-ONE per una consulenza personalizzata.
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seo 15/01/2021 0

Ecogrip offre il multi-packaging sostenibile per bottiglie

Ecogrip offre il multi-packaging sostenibile per bottiglie. Cartone ondulato al 100% riciclabile Alternativa sostenibile alla plastica monouso Soluzione completa per confezioni multi-pack di bottiglie Blue Box Partners, l’alleanza paneuropea di fornitori di soluzioni di imballaggio in cartone ondulato, ha lanciato ECOGRIP, un’alternativa in cartone ondulato alla pellicola termoretraibile per il confezionamento multiplo di un’ampia gamma di bottiglie, che risponde alla crescente domanda di packaging sostenibile da parte dei consumatori. Le ricerche dimostrano che rivenditori e consumatori desiderano soluzioni di imballaggio più sostenibili quando prendono le loro decisioni d'acquisto. Inoltre, la Direttiva UE sulla plastica monouso (SUP), entrata in vigore il 3 luglio 2019, mira a ridurre l'impatto di determinati prodotti in plastica sull'ambiente. Ciò ha spinto i grandi marchi e i produttori a rivalutare le proprie strategie di packaging e a cercare alternative. ECOGRIP è progettato per sostituire la plastica termoretraibile monouso per bottiglie da 330 ml a 1,5 litri, offrendo una soluzione in cartone ondulato riciclabile e biodegradabile per i multi-pack. Adattabile ai molti stili di bottiglia differenti presenti sul mercato, indipendentemente dal diametro, fornisce a marchi, rivenditori e consumatori una soluzione di imballaggio multiplo sostenibile per quattro, sei o otto bottiglie. Il design ergonomico lo rende facile da trasportare, movimentare e stoccare, e il cartone ondulato può essere personalizzato attraverso svariate tecnologie di stampa per il massimo impatto del marchio sullo scaffale. “Ogni azienda è ormai focalizzata sulla sostenibilità” ha dichiarato Armin Höttges, amministratore delegato di Blue Box Partners. “Mentre continuiamo a vedere miglioramenti nei tassi di riciclo per molti prodotti di imballaggio, il packaging secondario come la pellicola termoretraibile rientra nella categoria della plastica monouso, che può creare problemi se non smaltita in modo responsabile. Ciò ha comportato una notevole pressione da parte di governi, gruppi ambientalisti e consumatori - i quali richiedono tutti un packaging che sia più sostenibile - e il lancio di ECOGRIP offre ora una soluzione per i marchi che desiderano un'efficace opzione di imballaggio multiplo.” Blue Box Partners è l'alleanza tra VPK Group, Klingele Paper and Packaging Group, Hinojosa e Cart-One, che insieme offrono competenza ed esperienza collettiva, fornendo soluzioni locali in tutta Europa. Lavorando con i marchi per sviluppare soluzioni di imballaggio che non solo risolvano i loro attuali problemi legati alla plastica monouso, ma forniscano anche soluzioni di packaging sostenibili a lungo termine, il lancio di ECOGRIP rappresenta l'esempio perfetto di questa collaborazione. Disponibile attraverso tutti i membri di Blue Box Partners e con opzioni di confezionamento sia manuali che automatizzate, ECOGRIP offre a consumatori, rivenditori e proprietari di marchi una soluzione completa per il multi-packaging sostenibile delle bottiglie.
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