Print4All: cosa è emerso dal Summit internazionale sull’economia circolare

seo 10/05/2022 0

L’economia circolare riguarda tutti, dal singolo cittadino all’intero comparto industrial. Si tratta di una scelta non solo etica e sociale che influenza le scelte di business a lungo termine, stimolata dalla crescente sensibilità e consapevolezza da parte del consumatore finale. 

Questo è quanto emerso dal Summit internazionale sull’economia circolare e da The Innovation Alliance, che a maggio si tenuto in contemporanea a Fiera Milano Ipack-Ima, Print4All, GreenPlast e Intralogistica Italia. Eventi fieristici in presenza e di successo accumunati dal presentare sul mercato le soluzioni più innovative per i diversi settori produttivi industriali. Nello stesso tempo, si è toccato il tema delle incombenti sfide a cui il mondo industriale è oggi chiamato a rispondere: dall'economia circolare all’industry 4.0

Un nuovo concetto di fare business

Numerose sono attualmente le realtà aziendali che hanno scelto di sposare nuovi modelli produttivi e di investire nella formazione costante delle proprie risorse interne. Ciò ha portato a migliorare la produzione per garantire il futuro del pianeta e diminuire l’impatto per le generazioni future. Un nuovo modello di fare business, che per accelerare il cambiamento e concretizzarsi in linea definitiva, necessita di: standard comuni, supporto di legislazioni europee e locali, una maggiore cultura e consapevolezza. Tutto questo per trasformare i rifiuti di produzione da criticità a opportunità economica.

Come ha ricordato William Neale, DG Environment’s Directorate B-Circular Economy della Commissione Europea, si tratta di un approccio nuovo, attuato nel primo action plan europeo del 2015 che ha visto aumentare sensibilmente gli obiettivi di riciclaggio. Il prossimo step ha come tema la catena del valore: rendere i prodotti sostenibili in Europa la norma e non l’eccezione. Così da regolarizzare i requisiti minimi di ammissione sul mercato europeo di un prodotto.

Altro elemento fondamentale, è puntare sul passaporto digitale dei prodotti, con il fine di tracciare tutti i dati dello stesso, contribuendone così al riciclo o alla riparazione e permettendo di aumentarne la sua vita media.

La Strategia nazionale su economia circolare e il Piano nazionale per gestione rifiuti 

Promuovere politiche condivise e locali e spingere al riciclo e al monitoraggio della gestione dei rifiuti sono le direzioni in cui vanno i fondi legati al PNRR, ribadisce Laura D’Aprile, Head of Department of Ecological Transition and Green Investment del Ministero della Transizione Ecologica del Governo Italiano.

In Italia sono stanziati 2,5 miliardi per il sostegno dell’economia circolare, per colmare definitivamente il divario fra le regioni del nord e quelle del sud incentivando soprattutto la corretta gestione dei rifiuti. Sono stati stanziati 600 milioni di euro per creare hub specifici di smaltimento per settori differenti: rifiuti elettronici, in carta e cartone, in plastica e del settore tessile.

Per incentivare la costruzione di impianti di riciclo che favoriscono il raggiungimento degli obiettivi europei, si devono definire dei criteri comuni e delle linee strategiche sulla base dei target per ogni singola regione.

Leggi anche: Rapporto rifiuti urbani 2021.


I 3 pilastri per far crescere l’economia circolare

Dagli interventi del Summit sono emersi i 3 pilastri fondamentali per la crescita dell’economia circolare. È necessario puntare su: 

  • Legislazione: sia in termini di scambi di rifiuti tra paesi, che in termine di gestione su scala internazionale.
  • Formazione: una maggiore cultura e consapevolezza condivisa porta con sé una migliore gestione del riciclo.
  • Ecodesign: la sostenibilità di un prodotto ha inizio dal momento della sua ideazione. La progettazione dovrà tenere conto della vita dei prodotti puntando a una maggiore durata, alla loro possibilità di riutilizzo e all’impiego futuro degli scarti di lavorazione. In questo modo, all’interno di una visione circolare, i materiali di scarto, ad esempio, del vino o della cioccolata, diventano la base per produrre energia o packaging innovativi.

Innovazione, sostenibilità, tecnologia e formazione: i pilastri che da sempre contraddistinguono la nostra realtà aziendale. Resta aggiornato su tutte le nostre news e seguici su LINKEDIN.

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Staff Cart-One 03/08/2026

Riciclo carta e cartone, nel 2025 l’Italia si conferma ai vertici e guarda alle nuove sfide
Nel 2025 l’Italia ha avviato a riciclo il 93,1% degli imballaggi in carta e cartone immessi al consumo. Il dato, contenuto nel 31° Rapporto Comieco, migliora di 0,6 punti percentuali rispetto al 92,5% del 2024 e mantiene il nostro paese ben oltre l’obiettivo europeo dell’85% fissato per il 2030. Nel corso dell’anno sono stati immessi al consumo circa 4,96 milioni di tonnellate di imballaggi cellulosici, mentre 4,61 milioni di tonnellate sono state conferite al riciclo. L’aumento dei quantitativi riciclati è stato contenuto, pari allo 0,4%, ma si è verificato in un contesto più regolare rispetto al 2024, quando le tensioni sui mercati delle materie prime e la gestione delle scorte avevano reso meno lineare il rapporto tra consumo, raccolta e riciclo. Nello stesso periodo, l’export di carta da riciclo è diminuito del 4,1%, segnalando un maggiore utilizzo interno da parte dell’industria cartaria. La qualità è la nuova sfida Dopo anni nei quali l’obiettivo principale era aumentare i volumi raccolti, il Rapporto richiama l’attenzione sulla qualità dei materiali avviati a riciclo. Per il settore del cartone ondulato, disporre di fibre recuperate più pulite e omogenee significa ridurre gli scarti di lavorazione e ottenere materia prima secondaria più adatta alla produzione di nuovi imballaggi.Il tema coinvolge l’intera filiera, dalla corretta separazione da parte di cittadini e imprese fino alle attività di raccolta, selezione, recupero e trasformazione. Per migliorare ulteriormente non basta quindi raccogliere più carta e cartone: servono meno impurità, una maggiore uniformità dei materiali e una valorizzazione più efficace delle fibre lungo tutte le fasi del processo. Previste oltre 4 milioni di tonnellate nel 2026 Per il 2026 Comieco prevede che la raccolta comunale di carta e cartone superi i 4 milioni di tonnellate, arrivando a circa 4,04 milioni. L’incremento stimato è di poco più di 65 mila tonnellate e dovrebbe concentrarsi soprattutto nel Sud e nelle Isole, con quasi 46 mila tonnellate aggiuntive. Il Mezzogiorno è ormai una componente sempre più rilevante del sistema nazionale e conserva margini di crescita superiori rispetto alle aree dove i livelli di raccolta sono già più elevati.L’obiettivo di breve e medio periodo è spingere verso il 14% il tasso di intercettazione della carta sul totale dei rifiuti urbani. Accanto ai flussi tradizionali, sarà inoltre necessario raccogliere e selezionare meglio i cartoni per bevande e gli imballaggi compositi, destinati ad assumere un peso crescente nei consumi e nei processi di riciclo. Gli obiettivi per il 2026 A ridefinire le prospettive della filiera sarà soprattutto il PPWR, che introdurrà gradualmente requisiti vincolanti in materia di riciclabilità, contenuto riciclato, minimizzazione, riuso e progettazione, con effetti diretti sulle scelte di produttori e trasformatori. La progettazione dell’imballaggio diventerà quindi fondamentale, perché per rendere più efficienti i processi di recupero sarà necessario verificare che l’imballaggio possa essere effettivamente raccolto, selezionato e riciclato nei processi industriali esistenti. In questa direzione, Comieco e CONAI stanno lavorando all’estensione del metodo Aticelca anche a queste tipologie di packaging, rafforzando il principio del design for recycling.Il riequilibrio territoriale passa anche dagli impianti. Il PNRR destina al comparto circa 105 milioni di euro, di cui 94 già allocati, per 48 progetti lungo la filiera. Il rafforzamento della rete dovrà però fare i conti con i tempi delle autorizzazioni e con la necessità di coordinare meglio raccolta, selezione, logistica e utilizzo industriale.
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Staff Cart-One 11/03/2024

Crisi degli agricoltori in Italia: i risvolti economici e industriali
Il settore agricolo italiano sta affrontando sfide significative per adottare pratiche ecologiche ed economicamente sostenibili, ma occorre fare i conti con il malcontento degli agricoltori, l'urgenza della transizione climatica e una gestione complessa a livello europeo. Crisi degli agricoltori in Italia: i risvolti economici e industriali. Le proteste degli agricoltori si sono diffuse in diversi Paesi europei, dalla Francia all'Italia, con motivazioni che includono la diminuzione dei sussidi dell'UE e la percezione di restrizioni eccessive. Andiamo a scoprire tutti i dettagli nel resto dell'articolo. Leggi anche: “Crisi nel Canale di Suez: a pagare le conseguenze anche il settore agro-alimentare” Cosa sta accadendo all'agricoltura in Italia Tra il 2005 e il 2020, in Europa sono scomparse 5,3 milioni di aziende agricole, di cui quasi 600mila italiane. La pandemia, la guerra in Ucraina, l'inflazione e gli eventi climatici hanno ulteriormente complicato la situazione, con un aumento del 25% nei prezzi dei beni e servizi agricoli nel 2022. Il dissenso nel settore agroalimentare è scaturito da misure per rendere più "green" la produzione alimentare, critiche alle politiche agricole restrittive dell'Unione Europea e alle regole che richiedono la messa a riposo dei terreni per preservare la biodiversità. In Italia, il Comitato Agricoltori Traditi ha guidato la protesta contro le politiche agricole restrittive dell'UE e l'atteggiamento delle organizzazioni tradizionali del settore. Gli agricoltori lamentano la diminuzione dei redditi, tasse su mezzi inattivi e richiedono un dialogue urgente con il Parlamento. Un modello agricolo insostenibile e inadeguato Anche la Coalizione #CambiamoAgricoltura (coalizione nata nel 2017 per chiedere una riforma della PAC che tuteli tutti gli agricoltori, i cittadini e l’ambiente) critica le politiche agricole nazionali e comunitarie, sostenendo che abbiano creato un modello agricolo insostenibile e iniquo. Gli interessi delle filiere industriali hanno prevalso a scapito dei lavoratori agricoli, della salute umana e ambientale, e del benessere animale. Agricoltori e consumatori sono considerati gli anelli deboli della filiera, mentre i potenti attori industriali hanno aumentato profitti e influenza politica. Le proteste agricole sono dirette verso il Green Deal europeo a causa delle sue implicazioni ambientali e delle presunte conseguenze negative sulla sostenibilità e la prosperità del settore agricolo. Il Green Deal europeo, infatti, viene accusato di causare la crisi del settore primario. Le deroghe agli impegni ambientali, come la riduzione dell'uso dei pesticidi e la conservazione della natura, compromettono gli obiettivi delle strategie "Farm to Fork" e "Biodiversità 2030". Il cambiamento climatico è identificato come una minaccia grave per l'agricoltura, con impatti diretti e indiretti sulla produzione, ambiente e sicurezza alimentare. La Coalizione sostiene inoltre che il disagio degli agricoltori è causato da molteplici fattori, tra cui distribuzione iniqua degli aiuti, mancanza di supporto per il cambiamento del modello produttivo e conflitti di interesse nella riforma della Politica Agricola Comune. Si sottolinea la necessità di sussidi funzionali alla sostenibilità economica e alla crescita numerica delle aziende agricole, incoraggiando la transizione ecologica. La conseguenza è una transizione agroecologica? La maggioranza degli agricoltori, oppressi dagli attori dominanti della filiera, esprime crescente disagio e sfiducia nel sistema agroalimentare. Le proteste agricole, inizialmente orientate verso la tutela dell'ambiente, sono il risultato di molteplici motivi, inclusi problemi strutturali nella Politica Agricola Comune (PAC). Nonostante le regole agroambientali introdotte con scarso successo, la distribuzione iniqua degli aiuti persiste, premiando le grandi aziende a scapito delle piccole. Le corporazioni agricole, difendendo un sistema di pagamenti basato su titoli storici, favoriscono i grandi proprietari a discapito dei piccoli e medi agricoltori, portando alla chiusura di molte aziende. La retorica dell'agricoltore custode dell'ambiente non ha contribuito a comprendere l'evoluzione necessaria del ruolo sociale e ambientale dell'agricoltura. Si propone così la necessità di una transizione agroecologica, sostenuta da sussidi pubblici funzionali alla sostenibilità economica e alla crescita numerica delle aziende. Le pratiche agroecologiche, come dimostrato dall'annata agraria 2023, possono garantire sia la tutela dell'ambiente che il reddito degli agricoltori. La Coalizione #CambiamoAgricoltura esorta gli attori chiave a evitare indebolimenti delle regole della PAC, evidenziando che tali azioni ostacoleranno la transizione verso un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell'ambiente. Invita inoltre a un dibattito aperto sulle vere cause della crisi economica nel settore primario, indicando un sistema agroalimentare ingiusto che favorisce le grandi corporazioni a discapito dei piccoli produttori e dei consumatori. Implicazioni economiche e industriali della crisi agricola Disoccupazione: la crisi agricola ha un impatto diretto sull'occupazione nelle zone rurali, con molte famiglie che dipendono direttamente dal settore agricolo. La perdita di posti di lavoro ha conseguenze significative sul tessuto sociale ed economico delle comunità locali; Diminuzione della produzione nazionale: che ha implicazioni a catena sull'approvvigionamento interno di alimenti, aumentando la dipendenza dall'importazione e influenzando l'autosufficienza alimentare del paese; Riduzione del PIL agricolo: la crisi agricola contribuisce a una diminuzione del contributo del settore agricolo al Prodotto Interno Lordo (PIL) italiano, influenzando negativamente l'economia nel suo complesso; Impatto sulla filiera agroalimentare: la crisi degli agricoltori ha conseguenze significative lungo la filiera agroalimentare, coinvolgendo produttori, trasformatori e distributori. La fragilità della filiera può minare la sicurezza e la diversità dell'approvvigionamento alimentare. La crisi degli agricoltori in Italia non è solo una sfida per il settore agricolo, ma un problema che impatta l'intera economia nazionale. Affrontare questa crisi richiede una collaborazione tra governo, industria e comunità locali per implementare soluzioni sostenibili e promuovere la rinascita di un settore agricolo forte e resiliente. Solo attraverso un impegno congiunto possiamo preservare la ricchezza agricola e industriale che ha caratterizzato l'Italia per generazioni. Consulta anche: “Cambiamenti climatici e impatto ambientale: estate 2023 la più calda”
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Staff Cart-One 08/02/2024

Crisi nel Canale di Suez: a pagare le conseguenze anche il settore agro-alimentare
Il Canale di Suez, una delle vie navigabili più cruciali al mondo, è attualmente al centro di una crisi che sta influenzando significativamente il commercio globale. Crisi nel Canale di Suez: a pagare le conseguenze anche il settore agro-alimentare. Le azioni militari degli Houthi yemeniti hanno causato danni alle navi commerciali e stanno mettendo a rischio le rotte commerciali internazionali. In particolare, il settore agroalimentare è tra i più colpiti, con conseguenze che si estendono fino all'Italia. Leggi anche: “Cambiamenti climatici e impatto ambientale: estate 2023 la più calda” La situazione attuale nel Canale di Suez Il gruppo armato yemenita Houthi è entrato nel conflitto tra Israele e Palestina, attaccando navi commerciali nel Canale di Suez. Mentre il sistema di difesa israeliano ha respinto i missili yemeniti durante il conflitto, le navi commerciali hanno subito gravi danni. Colossi della navigazione come Bp e Msc hanno sospeso la navigazione nell'area, causando un significativo calo delle navi che attraversano il canale. Impatto sull'economia italiana e mondiale Le tensioni nel Canale di Suez possono avere conseguenze rilevanti per l'economia italiana. Il Canale di Suez gestisce oltre il 12% del commercio mondiale e oltre il 40% dell'interscambio marittimo italiano. Nel 2022, questo valore si è attestato a 82,8 miliardi di euro, con il transito essenziale per le esportazioni italiane verso Giappone, Cina, India e Medio Oriente. Rischi per il settore ortofrutticolo Le conseguenze della crisi si riflettono anche nel settore ortofrutticolo italiano. Le esportazioni di frutta verso l'Estremo e Medio Oriente hanno subito ritardi significativi, con tempi di percorrenza aumentati e costi di trasporto elevati. L'industria agroalimentare italiana, che ha esportato oltre 217 milioni di chili di frutta lo scorso anno, rischia di subire perdite considerevoli. Prospettive future e adattamenti del commercio Gli operatori commerciali stanno considerando la revisione delle rotte di trasporto, prevedendo viaggi più lunghi e un aumento dei costi. La chiusura del Canale di Suez ha già causato una riduzione del traffico nel Mar Rosso, con potenziali effetti negativi sui porti italiani come Gioia Tauro, Taranto, Brindisi, Trieste e Genova. Iniziativa Prosperity Guardian e dubbi degli operatori Gli Stati Uniti hanno lanciato l'iniziativa Prosperity Guardian per garantire la sicurezza delle navi commerciali, ma oltre 130 navi hanno preferito circumnavigare l'Africa. Le compagnie di navigazione, come Maersk, Msc e Hapag-Lloyd, stanno applicando tariffe extra a causa dei costi aggiuntivi derivanti dalla deviazione delle rotte. Risvolti economici del blocco del Canale di Suez nel 2021 Il blocco del Canale di Suez nel 2021, causato dall'incagliamento della nave Ever Given, ha dimostrato gli impatti significativi sul commercio mondiale. Le perdite economiche stimate durante i sei giorni di blocco ammontano a miliardi di dollari, evidenziando la vulnerabilità delle rotte commerciali chiave. In conclusione, la crisis nel Canale di Suez sta già provocando ripercussioni notevoli su diversi settori, in particolare sull'agroalimentare italiano. Mentre il mondo cerca soluzioni a questa situazione, è essenziale monitorare attentamente gli sviluppi e adattarsi alle nuove sfide del commercio internazionale. Consulta anche: “Sostenibilità: il riciclo e il riuso per una seconda vita dei materiali”
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