Rapporto Rifiuti urbani 2021: le statistiche sul riciclo degli imballaggi e i rifiuti di imballaggio

seo 31/01/2022 0

Dall'entrata in vigore il 26 settembre 2020 del decreto legislativo 3 settembre 2020, n. 116, che mette in atto le direttive comunitarie 2018/851/UE e 2018/852/UE, che fanno parte del “Pacchetto Economia Circolare” vediamo come è cambiato l’approccio ai rifiuti urbani, ma anche ai rifiuti di imballaggio.

Con questo provvedimento, infatti, sono state modificate le precedenti indicazioni comunitarie stabilite in materia di rifiuti, di imballaggi e di rifiuti di imballaggio, al fine di raggiungere una minor produzione di materiale che andrebbe a ingrossare le discariche, piuttosto che essere riconvertito in nuova materia prima.

Che cosa cambia per i rifiuti di imballaggio?

Per quanto riguarda gli imballaggi e ai rifiuti di imballaggio, le novità salienti riguardano le caratteristiche di riutilizzabilità. In un mondo sempre più sostenibile, si richiede che anche gli imballaggi immessi sul mercato siano quanto più possibile recuperabili, per limitare il conferimento in discarica e rimettere in circolo nuova materia prima, realizzando così un ciclo di vita circolare, volto all’eliminazione dello spreco.

In tal sense, cambia anche la norma riguardante l’etichettatura degli imballaggi, con l’obbligo di informare il consumatore fornendo le corrette indicazioni così da consentire il giusto conferimento all’interno della raccolta differenziata di ogni singolo materiale. 

Ciò faciliterebbe, per gli imballaggi destinati al commercio B2C, il consumatore nell’atto di distinguere i materiali e consentire meglio il recupero dei packaging poliaccoppiati separabili, delle confezioni biodegradabili e compostabili.

In Italia, il decreto Milleproroghe ha spostato l’obbligo di etichettatura ambientale degli imballaggi fino a giugno 2022, per consentire di smaltire le scorte ed evitare sprechi.

Altro aspetto da segnalare riguarda le strategie di recupero degli imballaggi. In questo periodo assistiamo, infatti, al ritorno in auge di sistemi di vuoto a rendere, con vantaggi non solo per i produttori, ma anche per il consumatore finale.

Una gestione degli imballaggi sempre più tesa verso il riuso e il riciclo

Secondo le nuove direttive, infatti, le misure intraprese mirano a prevenire e azzerare i rifiuti di imballaggio. Allo stesso tempo sono promosse tutte quelle attività che consentono il recupero dei rifiuti di imballaggio e il loro riutilizzo.

Le misure presenti nel provvedimento mirano, quindi, a riconcepire l’imballaggio in termini di circolarità. In tal senso, vengono descritte anche le nuove responsabilità di tutti i soggetti coinvolti nella filiera dell’imballaggio, allo scopo di incentivare forme di produzione che siano quanto più possibili conformi alle nuove esigenze ambientali e allo stesso tempo possano essere competitive all’interno del mercato della produzione del packaging.

Al fine di incoraggiare la produzione di imballaggi riutilizzabili, che favorirebbe ulteriormente la transizione ecologica trainata dai principi dell’economia circolare, si cercano di favorire i sistemi di restituzione con cauzione, che consentirebbero di stimolare il consumatore finale al fine di riconcepire il valore dell’imballaggio.

Tutti questi processi dovrebbero avvenire garantendo, però, un utilizzo sicuro degli imballaggi recuperati, soprattutto se si tratta di imballaggi destinati a contenere acqua, bibite o prodotti alimentari. Questo discorso vale in particolar modo per quei rifiuti in vetro, metallo e plastica che sono utilizzati come imballaggi primario per diverse tipologie di prodotti.

Tutto questo dovrebbe tradursi in un sistema premiante sia per il consumatore che per il produttore degli imballaggi che deve essere sostenuto attraverso politiche atte a favorire la creazione di un imballaggio che diventa sempre più materia prima e meno rifiuto.

Rifiuti urbani: quanto incide a carta e cartone e quali sono i risultati sul riciclo

Il Rapporto sui Rifiuti Urbani 2021 ha lo scopo di raccogliere informazioni, in merito alla produzione di rifiuti e di come questi ultimi vengono riciclati e l’effetto delle normative attualmente vigenti. 

L’anno di riferimento è, naturalmente, il 2020. Per quanto riguarda la percentuale totale dei rifiuti urbani prodotti abbiamo un decremento del 3,6% rispetto al 2019. Su 28,9 milioni di tonnellate, nel corso dell’anno passato abbiamo registrato -1,1 milione di tonnellate.

Attualmente i rifiuti riciclati si attestano al 63% della produzione nazionale, un dato in crescita rispetto sempre al 2019.

Tra i rifiuti urbani la carta e il catone rappresentano una percentuale notevole in quanto si attesta al 19,2% del totale. Nel dettaglio, dividendo l’Italia in macro aree, secondo i dati Comieco alla guida della classifica della raccolta differenziata media pro-capite, a livello locale, troviamo il Centro Italia (Toscana, Marche, Umbria e Lazio) con una percentuale del 67,1% kg/ab.  

Segue il Nord (Emilia Romagna, Valle d’Aosta, Piemonte, Trentino Alto Adige, Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Liguria) con il dato di 63,3% kg/ab.

Conclude il Sud Italia (Sardegna, Abruzzo, Sicilia, Calabria, Basilicata, Campania, Puglia e Molise), dove la raccolta si attesta al 43,2%.

Gli obiettivi 2025 se risultano salvi per la maggior parte delle categorie di imballaggi non vale per la plastica. Secondo quanto stabilito dal PNRR si prevedono dei fondi per il potenziamento dei sistemi di riciclo della plastica tramite degli appositi “Plastic Hubs” che effettuano il riciclo meccanico e chimico.

Sicuramente, nel prossimo anno sarà necessario incrementare il più possibile i dati relativi al recupero degli imballaggi e allo stesso tempo è auspicabile che si attuino delle politiche adeguate a mantenere competitivo il settore del packaging, affinché si possa investire sempre di più in innovazione, in maniera tale da rendere gli imballaggi più performanti, riutilizzabili o riciclabili.

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seo 28/06/2022

Convegno GIFCO 2022: i numeri del cartone ondulato in Italia nel 2021
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seo 30/04/2022

Si ritorna in fiera: Gli Eventi FEFCO e Ipack-Ima 2022
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seo 09/09/2022

Come la crisi energetica impatta sulla fornitura di carta e cartone
[:en]Come la crisi energetica impatta sulla fornitura di carta e cartone. Gli aumenti dei costi dovuti alla guerra tra Russia e Ucraina complicano una situazione già resa difficile dagli anni della pandemia. Assocarta, a tal proposito, rivela come sempre più stabilimenti si stiano fermando a causa della mancata copertura dei costi del gas. Una situazione che rischia di intaccare anche il mondo dell'editoria e degli imballaggi.   Nuovo anno di produzione a rischio? L'80% dell'industria cartaria ha fermato o rallentato la propria attività a causa dell'aumento vertiginoso dei costi del gas. Assocarta denuncia un mancato rinnovamento dei contratti da parte dei fornitori per il nuovo anno termico a partire dal 1° ottobre, e a rischio ci sarebbe anche la tenuta dei servizi di raccolta differenziata. Una situazione che non fa che peggiorare a causa del conflitto in Ucraina, e che ha messo a dura prova le catene di approvvigionamento di materie prime e risorse in ogni settore anche negli ultimi due anni di pandemia. Ora tutto il settore produttivo italiano (e non solo) fatica ad andare avanti a causa degli incrementi dei prezzi dovuti all’aumento del costo dell’energia e delle materie prime, che gravano ulteriormente sull’industria. L’unione di questi fattori rende ancora più complicata l'importazione e l'esportazione di materie prime e di energia, rallentando sempre di più la produzione. Pensiamo solo ai costi da sostenere per gli imprenditori che poi, irrimediabilmente, si riversano sul consumatore finale. Secondo Assocarta, il problema blocca non solo l’intera filiera della produzione del packaging, ma anche la produzione di carte igieniche sanitarie, carte medicali, ma anche carte grafiche per l’editoria e l’informazione.   S.O.S Materie prime Perché mancano le materie prime? Basti pensare che per la carta e il cartone all'interno del processo produttivo, vengono impiegati sia l'amido del grano, che quello delle patate e di altri alimenti; queste risorse, infatti, venivano importate per essere utilizzate per produrre carta da imballaggio. La Russia e l'Ucraina sono, per l'appunto, produttori di grano e amidi; di conseguenza, il reperimento delle materie prime risulta sempre più difficoltoso, con il conseguente dilatamento dei tempi di consegna rispetto agli ordini ricevuti. A causa di questo rallentamento delle esportazioni, è normale anche che l’utilizzo di packaging e carte da imballaggio siano inferiori, producendo un danno notevole alle aziende. Ma non solo, la guerra mette in crisi anche l'intero processo di circolarità legato al riciclo di carta e cartone ondulato. Questo significa che subentra anche la paura del ritorno della produzione del packaging in plastica, indietreggiando nell'evoluzione di packaging sostenibili e facilmente riutilizzabili.   I dati Non si tratta quindi di una crisi della domanda, ma di una difficoltà da parte delle aziende di gestire l'aumento repentino dei costi delle materie prime e dell'energia. Secondo i dati Assocarta, i prezzi delle materie prime hanno subito i primi rincari sulle cellulose dalla fine del 2020, pari al 60% (fibra lunga) e 70% (fibra corta), e un aumento del 15% nel consumo di carta da riciclare nella prima metà del 2021. A influire sul rincaro delle materie prime anche altri fattori, compresi i problemi di logistica legati ai trasporti sia su gomma (con costi in aumento a fronte di una capacità diminuita), sia via mare con le compagnie marittime che non riescono a soddisfare le pressanti richieste del mercato. I prezzi del gas sono passati dai 20/30 euro/Mwh del primo semestre 2021 ai 100/120 euro/Mwh di marzo 2022. In una sola parola, quadruplicati. Da considerare, infatti, che il costo dell’energia ha un peso sul prodotto finito di circa il 20%, motivo per il quale la cartiera deve trovare il modo di scaricare a valle la spesa aggiuntiva, aumentando il prezzo per chi compra. La conseguenza più negativa? La chiusura, proprio come è successo nella prima metà di marzo. In tutto questo, i costi sono aumentati in maniera talmente rapida che i produttori non sono riusciti ad avere il tempo o la capacità di assorbirli, con il rischio di non riuscire più a produrre o di farlo in perdita. La pausa estiva ha aiutato le imprese ad ammortizzare l’impennata dei prezzi, ma ora non tutti riescono a ripartire, un problema che riguarda circa l’80% dell’industria cartaria.   La speranza è che la Commissione Europea si impegni a fermare la spirale dei prezzi, ad esempio mediante un price cap a livello europeo, insieme al rinnovo del credito d’imposta per il quarto trimestre. Tuttavia, servirebbe anche la cosiddetta electricity release, già prevista da uno dei decreti ‘aiuti’, che darebbe al GSE (gestore Servizi Energetici) la possibilità di immettere sul mercato quantità di energia rinnovabile a prezzi ragionevoli che, da una parte aiuterebbe ad abbassare i costi, e dall’altra aiuterebbe i processi di decarbonizzazione.[:it]Come la crisi energetica impatta sulla fornitura di carta e cartone. Gli aumenti dei costi dovuti alla guerra tra Russia e Ucraina complicano una situazione già resa difficile dagli anni della pandemia. Assocarta, a tal proposito, rivela come sempre più stabilimenti si stiano fermando a causa della mancata copertura dei costi del gas. Una situazione che rischia di intaccare anche il mondo dell'editoria e degli imballaggi.   Nuovo anno di produzione a rischio? L'80% dell'industria cartaria ha fermato o rallentato la propria attività a causa dell'aumento vertiginoso dei costi del gas. Assocarta denuncia un mancato rinnovamento dei contratti da parte dei fornitori per il nuovo anno termico a partire dal 1° ottobre, e a rischio ci sarebbe anche la tenuta dei servizi di raccolta differenziata. Una situazione che non fa che peggiorare a causa del conflitto in Ucraina, e che ha messo a dura prova le catene di approvvigionamento di materie prime e risorse in ogni settore anche negli ultimi due anni di pandemia. 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