Cosa si intende per economia circolare

seo 27/07/2020 0

Le Istituzioni lavorano già da tempo per realizzare un’economia non lineare, che ci renda più concorrenziali, meno dipendenti dalle materie prime e più ecologici.

In un lasso di tempo relativamente breve l’ecologia, da sensibilità o istanza politica, è diventata una realtà economica e un processo di produzione che si sostanzia in questo binomio: “Economia circolare”. Vedremo di seguito quali sono storia e definizione dell’economia circolare e come vi si colloca il settore della carta.

Storia del concetto di Economia circolare

Come già detto, l’Economia circolare afferisce all’ecologia, ma la prima è un progetto concreto che sorge dal sistema valoriale della seconda. In sé l’ecologia ha antenati abbastanza lontani, che possono trovare una prima interpretazione politica agli inizi del secolo XX, nel naturismo dei Wandervogel tedeschi. Ancor prima, nella seconda metà del secolo XIX, fu il biologo tedesco a coniare il termine “ecologia”, dandogli una valenza esclusivamente scientifica. Bisogna attendere due guerre mondiali e altrettanti dopoguerra per arrivare nel 1966 a una visione economica, con il “The Economics of the Coming Spaceship Earth” di Kenneth Boulding.

Pochi anni dopo l’ambientalista Barry Commoner introduce il concetto di “cerchio” riferito all’economia. Nel frattempo la Commissione Europea accoglie ed elabora rapporti economici e scientifici sul tema. Nel 2002 William McDonough e Michael Braungart propongono un’analogia tra i processi industriali e quelli naturali, caratterizzati per l’appunto dalla circolarità.

Il terreno è pronto e nel 2009 nasce la Ellen MacArthur Foundation, che fa capo all’omonima skipper Ellen MacArthur. La Fondazione raccoglie dati, effettua studi, elabora proposte e formula per l’appunto la definizione di “Economia circolare”.

Definizione di Economia circolare

Secondo la Ellen MacArthur Foundation si definisce Economia circolare “un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera”.

Come giustamente sottolineato dalla ricerca promossa dal Comieco per il Forum per la finanza sostenibile, l’“Economia circolare non è un modello di gestione dei rifiuti, bensì un ripensamento dei tradizionali processi industriali”. Vale a dire che la corretta gestione dei rifiuti è uno dei “momenti” che caratterizzano la circolarità, ma l’economia così concepita non si esaurisce nel riciclo.

Se non è circolare, allora è lineare

L’aggettivazione di questa economia - per l’appunto “circolare” - definisce anche l’alternativa a cui si “oppone”, ossia l’economia lineare. Questo modello, seguito da tutti i paesi e oggi ritenuto non sostenibile, si basa su 5 fasi:

  1. Estrazione delle materie prime;
  2. Produzione;
  3. Distribuzione;
  4. Consumo;
  5. Rifiuti, raccolti in discariche e/o inceneriti.

Questo sistema è ritenuto oggi largamente insostenibile per scarsità di materie prime e per l’impatto ambientale.

Principi base

I princìpi base dell’economia circolare, così come formulati dalla “Ellen MacArthur Foundation” sono:

  1. Eco-progettazione. Concepire i prodotti (compresi gli imballaggi) nell’ottica della durata e del loro ciclo di vita. Pertanto prediligere ciò che è riparabile, duraturo e riciclabile.
  2. Versatilità. Dare priorità a prodotti fabbricati per essere modulari e recuperabili nei singoli componenti.
  3. Energie rinnovabili. Ridurre l’uso di energia ricavata da fonti fossili.
  4. Approccio ecosistemico. Avere consapevolezza dell’intero sistema di produzione e tenere in considerazione il rapporto tra le diverse componenti.
  5. Recupero dei materiali. Favorire il riciclo e ridurre il ricorso a materie prime vergini.

Vantaggi dell’Economia circolare

L’Economia circolare comporta vantaggi ambientali, sociali ed economici. La produzione dei gas serra, grazie al riciclo e, soprattutto, alle energie rinnovabili, può ridursi drasticamente. La qualità stessa della vita del cittadino ne beneficerebbe e un’etica costruita a tale scopo aiuterebbe a concepire il “Noi” al di là dell’individuo.

Da un punto di vista economico, il vincolo delle materie prime - di cui ad esempio l’Italia scarseggia - sarebbe minore. Creare prodotti duraturi e riciclabili, infine, accresce la competitività delle economie nazionali.

La carta nell’Economia circolare

Come detto, l’Economia circolare non è solo questione di recupero delle materie, ma è l’impegno a pensare tutto il ciclo produttivo affinché si possano:

  1. Ridurre gli sprechi;
  2. Allungare la vita dei prodotti;
  3. Riciclare e rigenerare.

L’industria della cellulosa parte avvantaggiata rispetto a materie alternative in quanto di origine vegetale, biodegradabile e riciclabile. L’Italia, in particolare, è un paese che eccelle nel riciclo della carta ed è secondo solo alla Germania: “Nel corso del 2018 - riporta il Comieco nel rapporto per il Forum per la finanza sostenibile - sono state 4,9 milioni le tonnellate di imballaggi cellulosici immessi al consumo, con una percentuale di riciclo dell’81%”.

Esistono comunque delle criticità per l’economia circolare in generale e per la carta in particolare. Basti pensare a una delle tante conseguenze - oltre a quelle di crescita - dovute alla pandemia da CoViD-19: il crollo dei prezzi del greggio. La forte deflazione potrebbe ritardare il ricorso a fonti di energia rinnovabili, come ridurre il costo di produzione della plastica. O, ancora, l’impiego persistente di prodotti difficilmente riciclabili perché non divisibili dal consumatore nei singoli elementi, immettono sul mercato (e nelle discariche) beni non recuperabili. Ad esempio l’uso dei poliaccoppiati rappresenta un problema nel packaging alimentare.

Per questo motivo - come precisa ancora una volta il Comieco - gli imballaggi del futuro dovranno essere:

  • Monomaterici;
  • Aumentare l’effetto barriera;
  • Permettere di monitorare il percorso di vita dell’imballaggio (attraverso, ad esempio, la stampa dell’etichetta);
  • Sostenibili.

L’industria della cellulosa è già pronta per la sfida del domani.

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Riciclo Carta: Le Linee Guida per la Facilitazione del Riciclo degli Imballaggi
Le “Linee guida per la facilitazione delle attività di riciclo degli imballaggi in carta” è un documento realizzato grazie alla collaborazione tra il gruppo di ricerca del Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica “Giulio Natta” del Politecnico di Milano e i professionisti di COMIECO. Il contenuto offre una panoramica completa sulle specificità degli imballaggi in carta e sulle diverse tipologie di materiale che vanno a comporre il packaging, e si inserisce all’interno del progetto Pensare Futuro che racchiude una serie di iniziative sulla prevenzione dell’impatto ambientale degli imballaggi sviluppate da CONAI. Clicca il link per leggere l’intero documento: Linee Guida Riciclo Imballaggi a prevalenza cellulosica Gli imballaggi di carta classificazione e funzionalità Il packaging risponde da sempre all’esigenza dell’uomo di trasportare e conservare i beni per preservarli il più a lungo possibile. Se in antichità si è passati dalla semplice foglia ad altri materiali come il legno, il vetro, i tessuti, la ceramica e la carta, la storia del packaging per come lo conosciamo oggi, inizia nella seconda metà del XIX secolo con la progressiva industrializzazione, assumendo anche in questo contesto la valenza che si lega al branding aziendale. Con il passare del tempo, poi, questa esigenza è diventata sempre più forte. Oggi la prospettiva della salvaguardia dell’ambiente ci impone di trasformare il packaging nell’ottica dell’ecosostenibilità. Secondo quanto riportato dal D.Lgs 152/06, Art. 218 si definisce imballaggio “il prodotto, composto di materiali di qualsiasi natura, adibito a contenere determinate merci, dalle materie prime ai prodotti finiti, a proteggerle, a consentire la loro manipolazione e la loro consegna dal produttore al consumatore o all'utilizzatore, ad assicurare la loro presentazione, nonché gli articoli a perdere usati allo stesso scopo”.  Il packaging deve quindi assolvere quattro funzioni:  Contenimento del prodotto che sarà usufruito dal consumatore;  Protezione del contenuto da fattori esterni al fine di mantenerne intatta la qualità nello spazio e nel tempo;  Manipolazione della merce tra i vari utenti che compongono la rete distributiva (dal produttore al consumatore); Presentazione del bene al consumatore, assolvendo così a una funzione comunicativa grazie al trasferimento di informazioni dal produttore all’utilizzatore. Classificazione degli imballaggi Se fino a non molto tempo fa il packaging è stato maggiormente finalizzato alla funzione di protezione del contenuto da contaminazioni esterne, attualmente l’uso di materiali funzionali e delle nuove tecnologie ha permesso di generare una nuova categoria di imballaggi definita come smart packaging: si tratta di confezioni che, grazie all'inserimento di elettronica stampata in digitale, acquistano funzionalità che vanno ben oltre il semplice contenimento di un prodotto. Distinguiamo e classifichiamo nel dettaglio, le tipologie di imballaggio esistenti: 1. Imballaggio per la vendita o imballaggio primario: imballaggio a contatto con il prodotto che costituisce un'unità di vendita per l'utilizzatore/consumatore (es. scatola delle scarpe, contenitore delle uova, sacchetto del pane e i brick dei succhi di frutta) 2. Imballaggio multiplo o imballaggio secondario: imballaggio concepito per raggruppare un certo numero di unità di vendita (es. le scatole impiegate per l’e-commerce, gli espositori dei supermercati e gli shopper dei negozi) 3. Imballaggio per il trasporto o imballaggio terziario: imballaggio pensato per facilitare la manipolazione ed il trasporto di merci e volto a minimizzare i danni connessi al trasporto. In funzione della loro composizione gli imballaggi possono essere: Monomateriali: costituiti da un unico materiale;  Multimateriali: costituiti da componenti realizzati in differenti materiali che possono essere separate manualmente;  Compositi (detti anche accoppiati o poliaccoppiati): composti da due o più materiali non separabili manualmente. La Direttiva La Direttiva 94/62/CE riconosce la funzione sociale ed economica fondamentale degli imballaggi. Nello specifico, la Direttiva 94/62/CE asserisce che il packaging deve essere progettato per consentire il riciclaggio di almeno una determinata percentuale dei materiali usati nel rispetto delle normas in vigore all’interno della Comunità Europea. I parametri che vengono testati riguardano tutte le fasi della vita dell’imballaggio secondo logiche appartenenti al Life Cycle Assessment (LCA). Bisogna preferire materiali riciclabili in una percentuale superiore al 60% limitando l’accoppiamento con altri materiali. Il packaging deve inoltre offrire la possibilità di minimizzare totalmente il rischio di rimanenze di prodotto all’interno del contenitore, così da evitare che il residuo, per esempio alimentare, contamini il rifiuto riciclabile.  Non bisogna dimenticare, ad esempio, che la carta e il cartone anche se caratterizzati da numerosi vantaggi, quali traspirabilità, flessibilità e leggerezza del prodotto finale, sono allo stesso tempo materiali suscettibili all’umidità e all’acqua, non idonei a confezionare prodotti grassi se non in accoppiamento con materiali che facciano da barriera. A parità di prestazioni, è dunque opportuno optare per imballaggi in monomateriali di cellulosa, così da minimizzare le componenti di materiali differenti. Qualora invece sia impossibile evitare l’adozione di quest'ultima soluzione, è necessario che tali imballaggi siano facilmente separabili dall’utente finale. 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Da sempre CART-ONE è in prima linea nell’implementazione di strategie di produzione di cartone ondulato per la creazione di un imballaggio sostenibile. Contattaci per maggiori informazioni sulle nostre proposte per la creazione di packaging personalizzato di alta qualità.
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