Carta riciclata e carta riciclabile: le differenze tra i due processi

Andrea Pastore 20/02/2023 0

L'interesse da parte delle aziende nei confronti della salvaguardia dell'ambiente è sempre più vivo. Tra queste vi è sicuramente anche l'industria della carta e del packaging, sempre più attenta alla salute del nostro pianeta.


Carta riciclata e carta riciclabile: le differenze tra i due processi. Il tema della sostenibilità ormai sta a cuore alla maggior parte delle attività industriali. La carta, ad esempio, è uno dei materiali più utilizzati al mondo, ed è per questo che, per ridurre l'impatto ambientale della sua produzione, si opta sempre più frequentemente per l'utilizzo di carta riciclata e carta riciclabile. Tuttavia, c’è ancora molta confusione in merito ai due prodotti, dato che derivano da due processi ben distinti. In questo articolo esploreremo proprio queste differenze.   Per approfondire: “Riciclabile, compostabile, biodegradabile: quali sono le differenze?  

Cos'è la carta riciclata

La carta riciclata viene prodotta dai maceri di carta già utilizzata e non dalla cellulosa delle piante. E dato che il riciclo della carta sfrutta la raccolta differenziata, di conseguenza non causa l’abbattimento di altri alberi. La produzione di carta riciclata, infatti, si basa sulla raccolta, la lavorazione e il riciclo di articoli di carta giunti al termine del loro ciclo di prodotto. Pensate che per la produzione di una tonnellata di carta occorrono circa 15 alberi e il consumo di più di 400 mila litri d’acqua e 7600 kWh. Partendo dalla fibra del rifiuto cartaceo invece, circa il 95% viene trasformato in nuova carta; rispetto ad altre produzioni, quindi, il macero comporta grandi risparmi energetici, idrici e di legname. Il processo di produzione della carta riciclata comporta ripetute fases di disinchiostrazione, macinatura ed essiccazione, durante le quali vengono alterate le proprietà meccaniche e chimiche delle fibre, il grado di polimerizzazione della cellulosa e, in generale, la struttura dei componenti: in generale il processo si compone delle diverse fasi:

  • raccolta differenziata da parte dei consumatori e delle aziende e stoccaggio nei centri di riciclo;
  • selezione della carta da macero ed eliminazione dei materiali cartacei impuri, inadatti alla lavorazione o di scarsa qualità;
  • pressatura degli scarti e legatura in balle;
  • sminuzzamento in micro-frammenti cartacei;
  • sbiancamento con decolorazione chimica;
  • eliminazione dell’inchiostro stampato sulla carta da macero;
  • riduzione in poltiglia del semilavorato grazie all’aggiunta di acqua calda;
  • affinamento ed eliminazione delle scorie dall’impasto;

  Il risultato finale è una carta pulita che viene trasformata in nuova carta utilizzando un processo simile a quello della produzione di carta da cellulosa vergine, che può essere utilizzata per produrre una vasta gamma di prodotti cartacei, come carta da stampa e cartone.  

Cos'è la carta riciclabile

La carta riciclabile è una carta che può essere riciclata fino a 7 volte, superate le quali la resa si riduce, poiché le fibre si accorciano e si indeboliscono. Nello specifico, per materiale riciclabile si intendono tutti quei rifiuti che si possono riutilizzare per la produzione di nuovi oggetti uguali allo scarto, o di nuovi materiali. Riciclare un oggetto vuol dire convertire un rifiuto in un nuovo oggetto o in un nuovo materiale dello stesso valore. A tal proposito, le materie prime oggi riciclabili sono la carta e il cartone, il legno, il vetro, l’alluminio, l’acciaio, i tessuti, gli pneumatici e la plastica. La carta riciclabile è prodotta utilizzando cellulosa vergine proveniente da alberi che vengono coltivati appositamente per la produzione di carta. La carta riciclabile, inoltre, deve essere prodotta utilizzando processi che minimizzano l'impatto ambientale, per essere riciclata ripetutamente. Il processo di produzione della carta riciclabile segue questi passaggi:

  • raccolta della cellulosa vergine, che viene ottenuta dagli alberi tramite la deforestazione;
  • una volta raccolta, la cellulosa viene sminuzzata e trasformata in una pasta di cellulosa;
  • la pasta di cellulosa viene poi miscelata con acqua e altre sostanze chimiche per migliorare la resistenza e la qualità della carta;
  • la miscela viene poi trasferita in una macchina, dove viene separata in fogli e pressata per rimuovere l'acqua in eccesso;
  • i fogli di carta vengono poi essiccati e tagliati nelle dimensioni desiderate.

  È importante notare che il processo di produzione della carta riciclabile richiede un impatto ambientale maggiore rispetto alla produzione di carta riciclata, poiché coinvolge la deforestazione per ottenere la cellulosa vergine. Tuttavia, l'uso di processi sostenibili può sicuramente ridurre l'impatto ambientale della produzione di carta riciclabile.  

Differenze tra carta riciclata e carta riciclabile

Spesso carta riciclata e carta riciclabile sono utilizzati erroneamente come sinonimi. Tuttavia, si tratta di due processi differenti. Partiamo dal presupposto che, fino a poco tempo fa, la carta bianca creata da fibra di cellulosa e ricavata dal legno degli alberi, era l’unico tipo di carta a disposizione sul mercato. Oggi, per fortuna, le aziende danno sempre più spazio all’utilizzo della carta riciclata, ottenuta dalla carta da macero, a sua volta ricavata dalla raccolta differenziata. La principale differenza tra la carta riciclata e la carta riciclabile è, infatti, il processo di produzione:

  • la carta riciclata utilizza carta usata e viene prodotta utilizzando meno acqua ed energia rispetto alla carta da cellulosa vergine, il che la rende una scelta più sostenibile. Inoltre, la produzione di carta riciclata riduce la quantità di carta destinata alle discariche.
  • la carta riciclabile utilizza cellulosa vergine. Ha il vantaggio di poter essere riciclata più volte rispetto alla carta riciclata. Il processo di produzione inizia con la raccolta della cellulosa vergine che viene ottenuta dagli alberi tramite la deforestazione. Una volta raccolta, la cellulosa viene sminuzzata e trasformata in una pasta di cellulosa.

  In generale, l'uso di carta riciclata e riciclabile è sicuramente un passo importante per ridurre l'impatto ambientale della produzione di carta.   Cart-One è da sempre realizzatore e promotore dell’economia circolare, portando avanti il modello produci-consuma-rigenera-recupera, in modo che lo scarto di produzione diventi bobina e di nuovo scatola grazie all’utilizzo di tecnologie pulite e innovative, e un ecodesign volto al risparmio di materia prima e agli sprechi. Cart-One ogni giorno si impegna infatti a diminuire gli impatti in acqua, aria e suolo, garantendo un servizio di grande qualità, efficiente ed ecosostenibile. Scopri tutti i nostri prodotti e contattaci per maggiori informazioni o per ricevere un preventivo gratuito per la tua attività.   Leggi anche: “Gli imballaggi di carta nell'era digitale e nell'economia circolare

Potrebbero interessarti anche...

seo 28/02/2022

Riciclo Carta: Le Linee Guida per la Facilitazione del Riciclo degli Imballaggi
Le “Linee guida per la facilitazione delle attività di riciclo degli imballaggi in carta” è un documento realizzato grazie alla collaborazione tra il gruppo di ricerca del Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica “Giulio Natta” del Politecnico di Milano e i professionisti di COMIECO. Il contenuto offre una panoramica completa sulle specificità degli imballaggi in carta e sulle diverse tipologie di materiale che vanno a comporre il packaging, e si inserisce all’interno del progetto Pensare Futuro che racchiude una serie di iniziative sulla prevenzione dell’impatto ambientale degli imballaggi sviluppate da CONAI. Clicca il link per leggere l’intero documento: Linee Guida Riciclo Imballaggi a prevalenza cellulosica Gli imballaggi di carta classificazione e funzionalità Il packaging risponde da sempre all’esigenza dell’uomo di trasportare e conservare i beni per preservarli il più a lungo possibile. Se in antichità si è passati dalla semplice foglia ad altri materiali come il legno, il vetro, i tessuti, la ceramica e la carta, la storia del packaging per come lo conosciamo oggi, inizia nella seconda metà del XIX secolo con la progressiva industrializzazione, assumendo anche in questo contesto la valenza che si lega al branding aziendale. Con il passare del tempo, poi, questa esigenza è diventata sempre più forte. Oggi la prospettiva della salvaguardia dell’ambiente ci impone di trasformare il packaging nell’ottica dell’ecosostenibilità. Secondo quanto riportato dal D.Lgs 152/06, Art. 218 si definisce imballaggio “il prodotto, composto di materiali di qualsiasi natura, adibito a contenere determinate merci, dalle materie prime ai prodotti finiti, a proteggerle, a consentire la loro manipolazione e la loro consegna dal produttore al consumatore o all'utilizzatore, ad assicurare la loro presentazione, nonché gli articoli a perdere usati allo stesso scopo”.  Il packaging deve quindi assolvere quattro funzioni:  Contenimento del prodotto che sarà usufruito dal consumatore;  Protezione del contenuto da fattori esterni al fine di mantenerne intatta la qualità nello spazio e nel tempo;  Manipolazione della merce tra i vari utenti che compongono la rete distributiva (dal produttore al consumatore); Presentazione del bene al consumatore, assolvendo così a una funzione comunicativa grazie al trasferimento di informazioni dal produttore all’utilizzatore. Classificazione degli imballaggi Se fino a non molto tempo fa il packaging è stato maggiormente finalizzato alla funzione di protezione del contenuto da contaminazioni esterne, attualmente l’uso di materiali funzionali e delle nuove tecnologie ha permesso di generare una nuova categoria di imballaggi definita come smart packaging: si tratta di confezioni che, grazie all'inserimento di elettronica stampata in digitale, acquistano funzionalità che vanno ben oltre il semplice contenimento di un prodotto. Distinguiamo e classifichiamo nel dettaglio, le tipologie di imballaggio esistenti: 1. Imballaggio per la vendita o imballaggio primario: imballaggio a contatto con il prodotto che costituisce un'unità di vendita per l'utilizzatore/consumatore (es. scatola delle scarpe, contenitore delle uova, sacchetto del pane e i brick dei succhi di frutta) 2. Imballaggio multiplo o imballaggio secondario: imballaggio concepito per raggruppare un certo numero di unità di vendita (es. le scatole impiegate per l’e-commerce, gli espositori dei supermercati e gli shopper dei negozi) 3. Imballaggio per il trasporto o imballaggio terziario: imballaggio pensato per facilitare la manipolazione ed il trasporto di merci e volto a minimizzare i danni connessi al trasporto. In funzione della loro composizione gli imballaggi possono essere: Monomateriali: costituiti da un unico materiale;  Multimateriali: costituiti da componenti realizzati in differenti materiali che possono essere separate manualmente;  Compositi (detti anche accoppiati o poliaccoppiati): composti da due o più materiali non separabili manualmente. La Direttiva La Direttiva 94/62/CE riconosce la funzione sociale ed economica fondamentale degli imballaggi. Nello specifico, la Direttiva 94/62/CE asserisce che il packaging deve essere progettato per consentire il riciclaggio di almeno una determinata percentuale dei materiali usati nel rispetto delle normas in vigore all’interno della Comunità Europea. I parametri che vengono testati riguardano tutte le fasi della vita dell’imballaggio secondo logiche appartenenti al Life Cycle Assessment (LCA). Bisogna preferire materiali riciclabili in una percentuale superiore al 60% limitando l’accoppiamento con altri materiali. Il packaging deve inoltre offrire la possibilità di minimizzare totalmente il rischio di rimanenze di prodotto all’interno del contenitore, così da evitare che il residuo, per esempio alimentare, contamini il rifiuto riciclabile.  Non bisogna dimenticare, ad esempio, che la carta e il cartone anche se caratterizzati da numerosi vantaggi, quali traspirabilità, flessibilità e leggerezza del prodotto finale, sono allo stesso tempo materiali suscettibili all’umidità e all’acqua, non idonei a confezionare prodotti grassi se non in accoppiamento con materiali che facciano da barriera. A parità di prestazioni, è dunque opportuno optare per imballaggi in monomateriali di cellulosa, così da minimizzare le componenti di materiali differenti. Qualora invece sia impossibile evitare l’adozione di quest'ultima soluzione, è necessario che tali imballaggi siano facilmente separabili dall’utente finale. Design for recycling: come deve essere progettato il packaging?  Per parlare di design for recycling è importante che il progettista conosca e tenga in considerazione i diversi processi che compongono il fine vita dell’imballaggio, per essere in grado di progettare soluzioni alternative che mirino ad ottimizzare il riciclo di prodotti di imballaggio in carta e cartone. Il packaging deve ad esempio, essere realizzato con inchiostri facilmente lavabili in fase di recupero. Per esempio, gli inchiostri UV non sono facilmente removibili e il loro utilizzo può compromettere la purezza di un lotto avviato al riciclo. Per ottenere un packaging riciclabile è opportuno limitare anche l’utilizzo di nastri adesivi in PVC oppure le graffette di fissaggio che risultano difficili da rimuovere per il consumatore finale, e allo stesso tempo creerebbero un residuo all’interno della lavorazione del prodotto da riciclare. Da sempre CART-ONE è in prima linea nell’implementazione di strategie di produzione di cartone ondulato per la creazione di un imballaggio sostenibile. Contattaci per maggiori informazioni sulle nostre proposte per la creazione di packaging personalizzato di alta qualità.
Leggi tutto

seo 30/09/2020

Smart manufacturing e industry 4.0: prospettive per la ripartenza post Covid
Se dobbiamo trovare un effetto positivo procurato dalla pandemia di Covid 19, sicuramente dobbiamo cercarlo nel miglioramento ambientale dovuto alla quarantena, che probabilmente ha acceso ulteriormente i riflettori sulle tematiche del riciclo e del recupero. Tuttavia, i risultati raggiunti potrebbero essere del tutto momentanei, perché nella fase 2 e 3 faremo i conti con quelli che sono stati gli effetti collaterali del lockdown sull’economia. Per esempio, il calo del petrolio potrebbe far passare in secondo piano la ricerca di una mobilità green e sostenibile, perché meno conveniente; oppure assisteremo a un maggior inquinamento ambientale dovuto all’abbandono indiscriminato di mascherine e guanti per strada, una realtà inquietante che riguarda da Nord a Sud piccole e grandi realtà territoriali. In tal senso, bisogna lavorare per fare in modo che le tematiche ambientali e del riciclo siano trattate in maniera continua e costante. Opinione pubblica e azioni di recupero nella Fase 1 Secondo un’indagine condotta da TwoSides, gli imballaggi cellulosici sono preferiti perché completamente riciclabili. Stesso aspetto viene riconosciuto al vetro. In particolare, la ricerca evidenzia come il cittadino italiano mostri maggiore sensibilità di quella degli altri cittadini europei. Proprio grazie a questa sensibilità e all’evoluzione del sistema legato alla raccolta e al riciclo della carta, siamo passati dall’essere importatori di carta da riciclare ad esportatori. Certamente un ruolo importante è stato rappresentato dal Conai e da Comieco attraverso finanziamenti e l’azione del consorzio per il recupero degli imballaggi in carta e cartone. Anche durante la Fase 1 si è continuato a riciclare. Prospettive Post Covid per il riciclaggio Il Covid 19 ha portato all’attenzione mondiale il fatto che l’ambiente possieda un equilibrio delicato e che l’alterazione dei cambiamenti ambientali e degli stravolgimenti climatici possano favorire la proliferazione di nuovi virus. Sarà importante in quest’ambito realizzare dei processi produttivi secondo i principi dell’economia circolare. Questo significa partire dagli ottimi risultati finora raggiunti in ambito di riciclo e implementarli tenendo conto dell’intera filiera: dalla nascita del prodotto fino al suo utilizzo, riciclo e riuso. Un ruolo cruciale sarà giocato dai finanziamenti che verranno stanziati per migliorare l’impiantistica destinata alle attività di trattamento dei materiali di imballaggio. Inoltre, un punto di svolta sarà determinato dalla realizzazione di “packaging parlanti” che offrano la possibilità all’utente finale di conferire nella raccolta differenziata i rifiuti nel giusto modo, soprattutto quando si parla di poliaccoppiati, utilizzati in maggior modo nel settore alimentare. Tutto questo sarà possibile attraverso un’app a realtà aumentata. Da questo punto di vista l’Italia è promotrice di tecnologie per la differenziazione dei rifiuti poliaccoppiati. Inoltre, si possono realizzare dei progetti che consentono, all’interno della raccolta della carta, di approfondire ulteriormente la differenziazione dei rifiuti, in particolare all’esterno di esercizi commerciali e nell’ambito della ristorazione. L’industria Post Covid: cosa si intende per Industry 4.0 L’esperienza Covid ha profondamente colpito il comparto industriale, ponendo l’accento sulla questione di una necessaria e continua innovazione tecnologica che deve essere accompagnata da resilienza e flessibilità. In tal senso, l’Industry 4.0 diventa sinonimo di efficienza, di integrazione dei processi e sostenibilità anche attraverso l’uso del lavoro agile e da remoto. Il lockdown ha dato modo di ripensare la tecnologia accelerando i processi di digital transformation per rispondere all’urgenza di cambiamento. Smart Manufacturing e Industry 4.0: l’intelligenza aumentata Per Industry 4.0 non si intende solo un investimento in tecnologia, ma una vera e propria evoluzione nell’intendere i processi produttivi seguendo catene brevi, dirette e legate tra loro consentendo uno sviluppo sinergico. Il rapporto con i clienti cambia ed è orientato ad una nuova efficienza, velocità di comunicazione e una costanza nel rapporto di collaborazione. In tal senso, svolgono un ruolo importante le nuove ricerche e lo sviluppo di tecnologie che sfruttano l’intelligenza artificiale. Pur non potendo sostituire la creatività del cervello umano, l’intelligenza artificiale offre un’ampia gamma di applicazioni possíveis. Queste ultime, applicate al packaging e al printing, consentono di ottenere nuovi risultati sempre più professionali e al passo con le esigenze di mercato. In quest’ottica, la promozione di un’economia circolare diventa auspicabile, proprio per la messa in atto di processi sostenibili. La sostenibilità aziendale consente di ottimizzare gli investimenti e risolvere problemi concreti, senza compromettere il futuro di intere generazioni.
Leggi tutto

seo 27/07/2020

Cosa si intende per economia circolare
Le Istituzioni lavorano già da tempo per realizzare un’economia non lineare, che ci renda più concorrenziali, meno dipendenti dalle materie prime e più ecologici. In un lasso di tempo relativamente breve l’ecologia, da sensibilità o istanza politica, è diventata una realtà economica e un processo di produzione che si sostanzia in questo binomio: “Economia circolare”. Vedremo di seguito quali sono storia e definizione dell’economia circolare e come vi si colloca il settore della carta. Storia del concetto di Economia circolare Come già detto, l’Economia circolare afferisce all’ecologia, ma la prima è un progetto concreto che sorge dal sistema valoriale della seconda. In sé l’ecologia ha antenati abbastanza lontani, che possono trovare una prima interpretazione politica agli inizi del secolo XX, nel naturismo dei Wandervogel tedeschi. Ancor prima, nella seconda metà del secolo XIX, fu il biologo tedesco a coniare il termine “ecologia”, dandogli una valenza esclusivamente scientifica. Bisogna attendere due guerre mondiali e altrettanti dopoguerra per arrivare nel 1966 a una visione economica, con il “The Economics of the Coming Spaceship Earth” di Kenneth Boulding. Pochi anni dopo l’ambientalista Barry Commoner introduce il concetto di “cerchio” riferito all’economia. Nel frattempo la Commissione Europea accoglie ed elabora rapporti economici e scientifici sul tema. Nel 2002 William McDonough e Michael Braungart propongono un’analogia tra i processi industriali e quelli naturali, caratterizzati per l’appunto dalla circolarità. Il terreno è pronto e nel 2009 nasce la Ellen MacArthur Foundation, che fa capo all’omonima skipper Ellen MacArthur. La Fondazione raccoglie dati, effettua studi, elabora proposte e formula per l’appunto la definizione di “Economia circolare”. Definizione di Economia circolare Secondo la Ellen MacArthur Foundation si definisce Economia circolare “un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera”. Come giustamente sottolineato dalla ricerca promossa dal Comieco per il Forum per la finanza sostenibile, l’“Economia circolare non è un modello di gestione dei rifiuti, bensì un ripensamento dei tradizionali processi industriali”. Vale a dire che la corretta gestione dei rifiuti è uno dei “momenti” che caratterizzano la circolarità, ma l’economia così concepita non si esaurisce nel riciclo. Se non è circolare, allora è lineare L’aggettivazione di questa economia - per l’appunto “circolare” - definisce anche l’alternativa a cui si “oppone”, ossia l’economia lineare. Questo modello, seguito da tutti i paesi e oggi ritenuto non sostenibile, si basa su 5 fasi: Estrazione delle materie prime; Produzione; Distribuzione; Consumo; Rifiuti, raccolti in discariche e/o inceneriti. Questo sistema è ritenuto oggi largamente insostenibile per scarsità di materie prime e per l’impatto ambientale. Principi base I princìpi base dell’economia circolare, così come formulati dalla “Ellen MacArthur Foundation” sono: Eco-progettazione. Concepire i prodotti (compresi gli imballaggi) nell’ottica della durata e del loro ciclo di vita. Pertanto prediligere ciò che è riparabile, duraturo e riciclabile. Versatilità. Dare priorità a prodotti fabbricati per essere modulari e recuperabili nei singoli componenti. Energie rinnovabili. Ridurre l’uso di energia ricavata da fonti fossili. Approccio ecosistemico. Avere consapevolezza dell’intero sistema di produzione e tenere in considerazione il rapporto tra le diverse componenti. Recupero dei materiali. Favorire il riciclo e ridurre il ricorso a materie prime vergini. Vantaggi dell’Economia circolare L’Economia circolare comporta vantaggi ambientali, sociali ed economici. La produzione dei gas serra, grazie al riciclo e, soprattutto, alle energie rinnovabili, può ridursi drasticamente. La qualità stessa della vita del cittadino ne beneficerebbe e un’etica costruita a tale scopo aiuterebbe a concepire il “Noi” al di là dell’individuo. Da un punto di vista economico, il vincolo delle materie prime - di cui ad esempio l’Italia scarseggia - sarebbe minore. Creare prodotti duraturi e riciclabili, infine, accresce la competitività delle economie nazionali. La carta nell’Economia circolare Come detto, l’Economia circolare non è solo questione di recupero delle materie, ma è l’impegno a pensare tutto il ciclo produttivo affinché si possano: Ridurre gli sprechi; Allungare la vita dei prodotti; Riciclare e rigenerare. L’industria della cellulosa parte avvantaggiata rispetto a materie alternative in quanto di origine vegetale, biodegradabile e riciclabile. L’Italia, in particolare, è un paese che eccelle nel riciclo della carta ed è secondo solo alla Germania: “Nel corso del 2018 - riporta il Comieco nel rapporto per il Forum per la finanza sostenibile - sono state 4,9 milioni le tonnellate di imballaggi cellulosici immessi al consumo, con una percentuale di riciclo dell’81%”. Esistono comunque delle criticità per l’economia circolare in generale e per la carta in particolare. Basti pensare a una delle tante conseguenze - oltre a quelle di crescita - dovute alla pandemia da CoViD-19: il crollo dei prezzi del greggio. La forte deflazione potrebbe ritardare il ricorso a fonti di energia rinnovabili, come ridurre il costo di produzione della plastica. O, ancora, l’impiego persistente di prodotti difficilmente riciclabili perché non divisibili dal consumatore nei singoli elementi, immettono sul mercato (e nelle discariche) beni non recuperabili. Ad esempio l’uso dei poliaccoppiati rappresenta un problema nel packaging alimentare. Per questo motivo - come precisa ancora una volta il Comieco - gli imballaggi del futuro dovranno essere: Monomaterici; Aumentare l’effetto barriera; Permettere di monitorare il percorso di vita dell’imballaggio (attraverso, ad esempio, la stampa dell’etichetta); Sostenibili. L’industria della cellulosa è già pronta per la sfida del domani.
Leggi tutto

Cerca...