Strategia di decarbonizzazione: di cosa si tratta?

seo 31/08/2020 0

Il cambiamento climatico è un argomento attuale e urgente, che riguarda tutto il mondo e richiede la giusta attenzione da parte della società. Prime tra tutte, le industrie che hanno il dovere impellente di cambiare i propri metodi produttivi, diventando più sostenibili e attente all'ambiente.

È per questi motivi che da anni si parla di una strategia di decarbonizzazione da mettere in atto il prima possibile, ossia di un percorso che limiterà man mano, fino a farle sparire del tutto, le emissioni di CO2 nell'atmosfera.

È possibile donare alle prossime generazioni un Pianeta più sano e pulito?

Cos'è la decarbonizzazione

Scientificamente, la decarbonizzazione è il cambiamento del rapporto tra carbonio e idrogeno tra le fonti di energia. Una strategia di decarbonizzazione, quindi, prevede l'utilizzo di fonti energetiche che hanno sempre meno atomi di carbonio, più pulite e rinnovabili.

Per molto tempo, le fonti energetiche utilizzate dall'uomo hanno sempre avuto, nella propria composizione, un alto rapporto tra atomi di idrogeno e carbonio. Non a caso, l'offerta energetica si è sempre divisa tra petrolio, gas naturale e carbone, ossia fonti fossili che necessitano di combustione per produrre energia, rilasciando nell'ambiente quantità importanti di sostanze inquinanti, soprattutto CO2.

La decarbonizzazione si prefigge una progressiva riduzione delle fonti fossili come fonti energetiche, sostituendole con quelle rinnovabili, così da diminuire gradualmente il rilascio di CO2 nell'ambiente, fino ad azzerarne del tutto le emissioni.

Gli obiettivi dell'Unione Europea per la decarbonizzazione

A causa del riscaldamento globale, oggi è importantissimo spingere le industrie verso l'utilizzo di fonti energetiche pulite e rinnovabili, come quella solare ed eolica, abbandonando le fonti fossili responsabili del rilascio di quantità enormi di CO2 nell'atmosfera e conseguentemente del cambiamento climatico che potrebbe distruggere il nostro Pianeta.

Già a partire dal Protocollo di Kyoto del 1997 e dall'Accordo di Parigi del 2015, le istituzioni hanno cominciato a preoccuparsi per l'ambiente, tanto da riconoscere che la decarbonizzazione sia uno strumento essenziale per ridurre al massimo le emissioni si anidrite carbonica nell'atmosfera.

L'Unione Europea si è posta come obiettivo, entro il 2030, di ridurre le emissioni del 40%, così da raggiungere lo zero entro il 2050. In questo modo, si arriverà a rilasciare emissioni talmente basse che il Pianeta potrà assorbirle in maniera naturale.

Strategia di decarbonizzazione: cosa fa l'industria cartaria europea?

L'industria cartaria europea si è detta subito interessata nel sostenere una strategia di decarbonizzazione, che accompagnata da un economia circolare, può essere la chiave per rendere il nostro Pianeta un Pianeta migliore.

Le industrie europee della carta hanno già delineato da tempo i propri piani per raggiungere gli obiettivi ambientali che l'Unione Europea si è prefissata per il 2050, garantendo la sostenibilità delle materie prime utilizzate e migliorando i processi di produzione.

Tra le materie prime sostenibili utilizzate c'è la pasta di legno, rinnovabile ed ecologica, proveniente da fonti forestali gestite correttamente.

Le foreste, infatti, sono serbatoi naturali di carbonio che hanno un ruolo fondamentale per riequilibrare le emissioni di CO2 nell'atmosfera.

Per questo motivo, oltre alla rinnovabilità, alla circolarità dell'economia e alla decarbonizzazione, va affiancata una gestione corretta e sostenibile delle foreste, appoggiata dall'industria cartaria, che assicura una crescente copertura arborea in Europa, grazie a una serie di programmi certificati come il PEFC (Programma per l’approvazione della certificazione forestale) e il FSC® (Forest Stewardship Council).

Inoltre, dal 2005 ad oggi, l'industria cartaria europea ha già attuato una strategia di decarbonizzazione con una riduzione del 27% e spende circa 5 miliardi di euro all'anno per migliorare i processi produttivi.

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seo 23/12/2022

Gli imballaggi di carta nell’era digitale e nell’economia circolare
Gli imballaggi di carta e cartone risultano sempre più sostenibili e in grado di rispondere alle esigenze dei consumatori, che non vogliono certo rinunciare alla tutela dell'ambiente. Gli imballaggi di carta nell'era digitale e nell'economia circolare. Il packaging in carta e cartone è sempre più green e capace di rinnovarsi costantemente grazie all'economia circolare, sempre più al centro delle politiche di business da parte delle piccole e medie imprese, del commercio e dell'artigianato. Andiamo a scoprire tutte le novità nel resto dell'articolo.   Leggi anche: “Tendenze packaging 2023: tutte le novità degli imballaggi”   Sostenibilità e tecnologia La filiera cartaria è diventata oramai un perfetto modello di riferimento dell'economia circolare. Grazie allo sviluppo della raccolta urbana di carta e cartone che a oggi si attesta su oltre 3,5 tonnellate, infatti, è riuscita a fronteggiare la scarsità di materia prima vergine, generando una filiera industriale virtuosa con al centro il riciclo e la necessità di prolungare la vita della risorsa naturale.   La pandemia, inoltre, ha spinto ad un importante cambiamento degli stili di vita delle persone, sviluppando una maggiore richiesta di consegne a domicilio, e questo, insieme a una maggiore sostenibilità ambientale, ha portato ad un aumento della ricerca sui materiali da imballaggio. L'obiettivo è di progettare e realizzare soluzioni che riescano a soddisfare esigenze di sostenibilità, innovazione e funzionalità e, al contempo, facilitare la raccolta e il riciclo di confezioni e contenitori vari.   I dati affermano che ben il 30% delle aziende, negli ultimi anni, ha aperto un e-commerce; e si prevede una crescita sempre più significativa nel futuro. Di conseguenza, l'esigenza è e sarà sempre più quella di realizzare imballaggi sempre più resistenti, sicuri e versatili, ma anche personalizzati tramite la stampa digitale, con l'intento da parte dei brand di fidelizzare e coinvolgere sempre più clienti.   Imballaggi sempre più green Grazie alle loro specifiche caratteristiche, come l'origine naturale, la biodegradabilità, la compostabilità e la facile riciclabilità, gli imballaggi di carta e cartone risultano sempre più green ed ecosostenibili agli occhi dei consumatori. Questo grazie anche all'impegno delle aziende, sempre più orientate verso le tematiche ambientali. Tra le frontiere legate all'innovazione, ad esempio, c'è sicuramente l’utilizzo di nuovi materiali per gli imballaggi: dai materiali bio-based di origine animale a quelli di origine vegetale e alle bioplastiche, fino ai nanomateriali come la nanocellulosa, che possiede proprietà uniche come la bassa densità, la grande resistenza, la leggerezza, la rigidità e il basso costo. Per questi motivi il settore cartario svolge un ruolo sempre più strategico grazie alla disponibilità in natura della cellulosa, fondamentale per la realizzazione di imballaggi a basso impatto ambientale e facili da riciclare. Alla luce di tutto ciò, non c'è da stupirsi del fatto che l’industria del riciclo di carta e cartone rappresenti un’eccellenza italiana dell’economia circolare.   Il futuro degli imballaggi di carta e cartone Con l'impiego di fibre naturali, riciclabili e compostabili e all’impegno nel garantire il riciclo di tutti gli imballaggi in carta e cartone che vengono raccolti da cittadini e imprese, siamo certi che si andrà incontro a un futuro sempre più ecosostenibile. Pensate che con un tasso di riciclo di oltre l’80%, si è già superato l’obiettivo europeo del 75% fissato per il 2025, con il traguardo dell’85% entro il 2030. Carta e cartone hanno così raggiunto il più alto tasso di riciclo tra tutti i materiali d’imballaggio. E la loro capacità di evoluzione tecnologica e di adattamento alle nuove dinamiche di consumo online, ha dimostrato quanto possano essere in grado di affrontare sempre più sfide legate al food delivery e al consumo on-the-go, che richiedono imballaggi in carta e cartone pratici e sostenibili.   Cart-One affronta con successo tutte le sfide, cogliendo tutte le opportunità che si presentano, affinché si possano ottenere numerosi benefici sociali ed ambientali tangibili per tutta la comunità. Da sempre realizzatore e promotore dell’economia circolare, porta avanti con orgoglio il modello produci-consuma-rigenera-recupera, in modo che lo scarto di produzione diventi bobina e di nuovo scatola grazie all'utilizzo di tecnologie pulite e innovative, e un eco-design volto al risparmio di materia prima e agli sprechi.   Senza dimenticare il miglioramento continuo dei processi di produzione finalizzati a diminuire gli impatti in acqua, aria e suolo. E la sostenibilità va a braccetto con la tecnologia all'avanguardia, dato che Cart-One produce ogni tipo di prodotto in cartone ondulato a onda singola e doppia, anche stampato in alta definizione fino a 6 colori + vernice, dotandosi anche di back–up su tutti i macchinari.   Le aziende Cart-One producono e sviluppano packaging in cartone ondulato innovativi che soddisfano le specifiche esigenze di ogni settore merceologico, garantendo un servizio flessibile ed efficiente ed ecosostenibile. Scopri i tutti i nostri prodotti e scegli quelli più adatti alle tue necessità.   Per approfondire: “Riciclabile, compostabile e biodegradabile: quali sono le differenze”
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Staff Cart-One 11/06/2024

Greenwashing: il nuovo quadro normativo e le implicazioni per le aziende di packaging
L'attenzione globale alla sostenibilità ambientale ha portato a un aumento significativo della domanda di prodotti e servizi "verdi". Nel settore del packaging, questa tendenza si traduce in un'attenzione crescente verso materiali riciclati, biodegradabili e compostabili, nonché verso processi produttivi a basso impatto ambientale. Tuttavia, questa crescente sensibilità ha anche aperto la porta a pratiche commerciali scorrette, come il greenwashing. Greenwashing: il nuovo quadro normativo e le implicazioni per le aziende di packaging. Questa pratica insidiosa, che consiste nel presentare un'immagine aziendale più "verde" di quanto non sia in realtà, danneggia i consumatori, le aziende oneste e l'ambiente stesso. Per contrastare questo fenomeno, la Commissione Europea ha proposto nuove norme che mirano a garantire trasparenza e affidabilità delle informazioni ambientali sui prodotti. 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Il greenwashing non è solo un problema etico, ma ha anche gravi conseguenze pratiche: Danni per i consumatori: i consumatori vengono ingannati e portati a fare scelte di acquisto basate su informazioni false o incomplete. Danni per le aziende oneste: le aziende che investono realmente in pratiche sostenibili vengono penalizzate dalla concorrenza sleale di chi pratica il greenwashing. Danni per l'ambiente: il greenwashing ritarda la transizione verso un'economia veramente sostenibile, poiché distoglie l'attenzione dai reali problemi ambientali. Il nuovo quadro normativo europeo verso la trasparenza La Commissione Europea ha riconosciuto la gravità del problema del greenwashing e ha proposto nuove norme per contrastarlo. Queste norme, presentate il 22 marzo 2024, mirano a garantire ai consumatori informazioni più chiare e affidabili sulla sostenibilità dei prodotti, tutelando al contempo le aziende che operano in modo veramente sostenibile. Le nuove proposte prevedono: Regole più severe per le "dichiarazioni verdi": le aziende dovranno fornire prove scientifiche solide a supporto di qualsiasi affermazione ambientale, evitando termini vaghi o esagerati. Dovranno inoltre valutare l'intero ciclo di vita del prodotto, dalla produzione allo smaltimento, per garantire che le dichiarazioni siano complete e accurate. Verifica indipendente obbligatoria: tutte le dichiarazioni ambientali dovranno essere verificate da terze parti indipendenti e accreditate, prima di essere comunicate ai consumatori. Questo garantirà l'affidabilità delle informazioni e ridurrà il rischio di greenwashing. Regolamentazione delle etichette ambientali: la proliferazione di etichette ambientali diverse e spesso poco chiare ha creato confusione tra i consumatori. Le nuove norme mirano a limitare questa proliferazione, consentendo solo nuovi schemi di etichettatura sviluppati a livello europeo e basati su criteri rigorosi e trasparenti. Implicazioni per le aziende di packaging Le nuove norme europee rappresentano una sfida significativa per le aziende di packaging, ma offrono anche importanti opportunità: Sfide: Maggiore trasparenza e responsabilità: le aziende dovranno essere più trasparenti nella comunicazione delle credenziali ambientali dei loro prodotti e assumersi la responsabilità di garantire l'accuratezza delle informazioni fornite. Investimenti in verifica indipendente: le aziende dovranno investire in processi di verifica indipendenti per garantire la conformità alle nuove norme. Rischio di sanzioni: le aziende che non si conformeranno alle nuove norme rischieranno sanzioni pecuniarie e danni reputazionali. Opportunità: Vantaggio competitivo: le aziende che investono in pratiche sostenibili e comunicano in modo trasparente le loro credenziali ambientali potranno differenziarsi dalla concorrenza e conquistare la fiducia dei consumatori. Aumento delle vendite: i consumatori sono sempre più disposti a pagare un prezzo più elevato per prodotti sostenibili, e le nuove norme faciliteranno la loro scelta. Miglioramento dell'immagine aziendale: un impegno concreto verso la sostenibilità può migliorare l'immagine dell'azienda e attrarre nuovi clienti e investitori. Come scegliere fornitori di packaging sostenibili La crescente attenzione alla sostenibilità ambientale sta influenzando anche le decisioni di acquisto delle aziende B2B. Per garantire che il packaging scelto sia veramente sostenibile e conforme alle nuove normative europee, è importante considerare i seguenti aspetti nella scelta dei fornitori: Trasparenza e tracciabilità: privilegiare fornitori che offrono informazioni chiare e dettagliate sull'impatto ambientale dei loro prodotti e processi, in tutte le fasi del ciclo di vita. Chiedere documentazione che attesti l'origine dei materiali, i processi produttivi utilizzati e le modalità di smaltimento. Innovazione sostenibile: optare per fornitori che investono in ricerca e sviluppo per creare soluzioni di packaging innovative e a basso impatto ambientale. Verificare l'utilizzo di materiali riciclati, biodegradabili o compostabili, e l'adozione di processi produttivi efficienti dal punto di vista energetico. Comunicazione trasparente: diffidare di affermazioni vaghe o generiche sulla sostenibilità. Privilegiare fornitori che forniscono dati concreti e verificabili, supportati da certificazioni ambientali riconosciute. Competenza e consulenza: scegliere fornitori che dimostrino una solida competenza in materia di sostenibilità e siano in grado di offrire consulenza personalizzata per individuare le soluzioni di packaging più adatte alle esigenze specifiche dell'azienda. Verifica indipendente: accertarsi che le dichiarazioni ambientali dei fornitori siano state verificate da organismi di certificazione indipendenti e accreditati. Questo garantirà l'affidabilità delle informazioni e la conformità alle nuove normative europee. Seguendo questi consigli, le aziende B2B potranno scegliere fornitori di packaging che non solo offrono prodotti di qualità, ma contribuiscono anche a un futuro più sostenibile per l'ambiente e per il business. Il greenwashing è un ostacolo alla transizione verso un'economia circolare e sostenibile. Le nuove norme europee rappresentano un passo importante verso un mercato più trasparente e responsabile, in cui le aziende che investono in pratiche sostenibili vengono premiate e i consumatori possono fare scelte informate. Le aziende di packaging che sapranno cogliere questa sfida avranno l'opportunità di prosperare in un mercato in rapida evoluzione, contribuendo al contempo a un futuro più sostenibile per tutti. Ti potrebbe interessare anche: “Assocarta sottoscrive la “dichiarazione di Anversa per un accordo industriale europeo””
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seo 27/07/2020

Cosa si intende per economia circolare
Le Istituzioni lavorano già da tempo per realizzare un’economia non lineare, che ci renda più concorrenziali, meno dipendenti dalle materie prime e più ecologici. In un lasso di tempo relativamente breve l’ecologia, da sensibilità o istanza politica, è diventata una realtà economica e un processo di produzione che si sostanzia in questo binomio: “Economia circolare”. Vedremo di seguito quali sono storia e definizione dell’economia circolare e come vi si colloca il settore della carta. Storia del concetto di Economia circolare Come già detto, l’Economia circolare afferisce all’ecologia, ma la prima è un progetto concreto che sorge dal sistema valoriale della seconda. In sé l’ecologia ha antenati abbastanza lontani, che possono trovare una prima interpretazione politica agli inizi del secolo XX, nel naturismo dei Wandervogel tedeschi. Ancor prima, nella seconda metà del secolo XIX, fu il biologo tedesco a coniare il termine “ecologia”, dandogli una valenza esclusivamente scientifica. Bisogna attendere due guerre mondiali e altrettanti dopoguerra per arrivare nel 1966 a una visione economica, con il “The Economics of the Coming Spaceship Earth” di Kenneth Boulding. Pochi anni dopo l’ambientalista Barry Commoner introduce il concetto di “cerchio” riferito all’economia. Nel frattempo la Commissione Europea accoglie ed elabora rapporti economici e scientifici sul tema. Nel 2002 William McDonough e Michael Braungart propongono un’analogia tra i processi industriali e quelli naturali, caratterizzati per l’appunto dalla circolarità. Il terreno è pronto e nel 2009 nasce la Ellen MacArthur Foundation, che fa capo all’omonima skipper Ellen MacArthur. La Fondazione raccoglie dati, effettua studi, elabora proposte e formula per l’appunto la definizione di “Economia circolare”. Definizione di Economia circolare Secondo la Ellen MacArthur Foundation si definisce Economia circolare “un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera”. Come giustamente sottolineato dalla ricerca promossa dal Comieco per il Forum per la finanza sostenibile, l’“Economia circolare non è un modello di gestione dei rifiuti, bensì un ripensamento dei tradizionali processi industriali”. Vale a dire che la corretta gestione dei rifiuti è uno dei “momenti” che caratterizzano la circolarità, ma l’economia così concepita non si esaurisce nel riciclo. Se non è circolare, allora è lineare L’aggettivazione di questa economia - per l’appunto “circolare” - definisce anche l’alternativa a cui si “oppone”, ossia l’economia lineare. Questo modello, seguito da tutti i paesi e oggi ritenuto non sostenibile, si basa su 5 fasi: Estrazione delle materie prime; Produzione; Distribuzione; Consumo; Rifiuti, raccolti in discariche e/o inceneriti. Questo sistema è ritenuto oggi largamente insostenibile per scarsità di materie prime e per l’impatto ambientale. Principi base I princìpi base dell’economia circolare, così come formulati dalla “Ellen MacArthur Foundation” sono: Eco-progettazione. Concepire i prodotti (compresi gli imballaggi) nell’ottica della durata e del loro ciclo di vita. Pertanto prediligere ciò che è riparabile, duraturo e riciclabile. Versatilità. Dare priorità a prodotti fabbricati per essere modulari e recuperabili nei singoli componenti. Energie rinnovabili. Ridurre l’uso di energia ricavata da fonti fossili. Approccio ecosistemico. Avere consapevolezza dell’intero sistema di produzione e tenere in considerazione il rapporto tra le diverse componenti. Recupero dei materiali. Favorire il riciclo e ridurre il ricorso a materie prime vergini. Vantaggi dell’Economia circolare L’Economia circolare comporta vantaggi ambientali, sociali ed economici. La produzione dei gas serra, grazie al riciclo e, soprattutto, alle energie rinnovabili, può ridursi drasticamente. La qualità stessa della vita del cittadino ne beneficerebbe e un’etica costruita a tale scopo aiuterebbe a concepire il “Noi” al di là dell’individuo. Da un punto di vista economico, il vincolo delle materie prime - di cui ad esempio l’Italia scarseggia - sarebbe minore. Creare prodotti duraturi e riciclabili, infine, accresce la competitività delle economie nazionali. La carta nell’Economia circolare Come detto, l’Economia circolare non è solo questione di recupero delle materie, ma è l’impegno a pensare tutto il ciclo produttivo affinché si possano: Ridurre gli sprechi; Allungare la vita dei prodotti; Riciclare e rigenerare. L’industria della cellulosa parte avvantaggiata rispetto a materie alternative in quanto di origine vegetale, biodegradabile e riciclabile. L’Italia, in particolare, è un paese che eccelle nel riciclo della carta ed è secondo solo alla Germania: “Nel corso del 2018 - riporta il Comieco nel rapporto per il Forum per la finanza sostenibile - sono state 4,9 milioni le tonnellate di imballaggi cellulosici immessi al consumo, con una percentuale di riciclo dell’81%”. Esistono comunque delle criticità per l’economia circolare in generale e per la carta in particolare. Basti pensare a una delle tante conseguenze - oltre a quelle di crescita - dovute alla pandemia da CoViD-19: il crollo dei prezzi del greggio. La forte deflazione potrebbe ritardare il ricorso a fonti di energia rinnovabili, come ridurre il costo di produzione della plastica. O, ancora, l’impiego persistente di prodotti difficilmente riciclabili perché non divisibili dal consumatore nei singoli elementi, immettono sul mercato (e nelle discariche) beni non recuperabili. Ad esempio l’uso dei poliaccoppiati rappresenta un problema nel packaging alimentare. Per questo motivo - come precisa ancora una volta il Comieco - gli imballaggi del futuro dovranno essere: Monomaterici; Aumentare l’effetto barriera; Permettere di monitorare il percorso di vita dell’imballaggio (attraverso, ad esempio, la stampa dell’etichetta); Sostenibili. L’industria della cellulosa è già pronta per la sfida del domani.
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