Recuperati gli imballaggi: superati gli obiettivi 2025

seo 29/09/2020 0

Gli Italiani si impegnano nella raccolta differenziata? Secondo alcuni dati riguardanti l’anno 2019 non solo cresce la percentuale di rifiuto riciclato, ma risultano superati gli obiettivi da raggiungere nel 2025 imposti dall’Europa.

Giorgio Quagliuolo, presidente uscente del Conai, in una dichiarazione rilasciata all’Assemblea del Consorzio Nazionale Imballaggi nel mese di luglio ha espresso il suo parere in merito a questo traguardo: “Il sistema nel suo complesso ha già superato gli obiettivi che l’Europa chiede entro il 2025. L’economia circolare in Italia funziona e si impone per l’efficacia del suo modello. Anche i risultati per i sei materiali di imballaggio gestiti dal Conai sono molto positivi, avendo tutti raggiunti gli obiettivi al 2025, tranne la plastica. È importante continuare a lavorare sia sulla strada dello sviluppo delle nuove tecnologie per il riciclo sia su quella della prevenzione, incentivando eco design e design for recycling”.

Questa prospettiva è benaugurante nei confronti di un futuro più pulito e sostenibile. Ma vediamo nel dettaglio perché questo traguardo risulta così importante.

Riciclo degli imballaggi: facciamo i conti con la realtà

Prendendo in esame i dati dell’anno 2019, ricaviamo che è stato avviato al riciclo gran parte dei materiali, ben il 70%, con una crescita del 3,1% rispetto all’anno precedente. La crescita è trainata soprattutto dall’incremento del riciclo proveniente dalla raccolta urbana, che ha segnato un +6,2%.

Se si fa una stima, sommando questi numeri a quelli del recupero energetico, le tonnellate di rifiuti di imballaggio recuperate superano gli 11 milioni e corrispondono all’81% rispetto agli imballaggi immessi al consumo.

Nel documento Programma Generale di Prevenzione e di Gestione degli Imballaggi e dei rifiuti di imballaggio è possibile riconoscere le percentuali di recupero e riciclo dei materiali, che mostrano chiaramente il raggiungimento delle soglie di recupero per la maggior parte dei materiali di imballaggio.

  • Acciaio 78,8% (obiettivo 70%);
  • Alluminio 74,6% (obiettivo 70%); 
  • Carta e Cartone 81,2% (obiettivo 75%); 
  • Legno 64,7% (obiettivo 25%); 
  • Plastica 48,1% (obiettivo 50%); 
  • Vetro 81,4% (obiettivo 70%).

Fatta eccezione per la plastica, per la quale il raggiungimento dell’obiettivo è vicino, per tutti gli altri materiali sono state ampiamente superate le soglie prefissate. Tutto questo è possibile grazie all’impegno dei cittadini e grazie alle aziende che stanno adottando politiche di maggior sostenibilità, rivedendo i processi produttivi nell’ottica di un’economia circolare, come dimostra il caso dell’azienda CART-ONE, nell’ambito della produzione di imballaggi di cartone.

Quali sono i vantaggi derivanti dal raggiungimento degli obiettivi europei?

Il raggiungimento degli obiettivi prefissati, in termini di vantaggi per il singolo e per l’ambiente, sono notevoli. Recuperare quattro imballaggi su cinque significa conferire in discarica meno rifiuti, quindi meno inquinamento ambientale e più risorse che vengono riciclate, per poi essere nuovamente utilizzate.

In tal senso, è importante anche la collaborazione tra enti locali e consorzi di raccolta, che rendono possibile l’effettivo recupero del rifiuto/risorsa. Un esempio su tutti, l’attività svolta dai Comuni Italiani in convenzione con Comieco, l’ente preposto al recupero degli imballaggi in cartone.

Il Conai, infatti, in un momento in cui le quotazioni dei maceri erano in calo e il riciclo della carta non risultava conveniente, ha aperto delle finestre che consentivano ai Comuni di entrare in convenzione con Comieco, assumendosi gli oneri per l’avvio al riciclo della carta e del cartone, così da mettere l’ambiente al primo posto, superando qualsiasi logica di mercato.

Infine, la possibilità di riciclare e riutilizzare consente una gestione migliore delle risorse, sempre se pensiamo all’esempio della carta, che ha un impatto significativo sulla natura, in primo luogo evitando la deforestazione e la distruzione di ecosistemi, e in secondo luogo agendo per la salvaguardia della biodiversità.

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Staff Cart-One 11/06/2024

Greenwashing: il nuovo quadro normativo e le implicazioni per le aziende di packaging
L'attenzione globale alla sostenibilità ambientale ha portato a un aumento significativo della domanda di prodotti e servizi "verdi". Nel settore del packaging, questa tendenza si traduce in un'attenzione crescente verso materiali riciclati, biodegradabili e compostabili, nonché verso processi produttivi a basso impatto ambientale. Tuttavia, questa crescente sensibilità ha anche aperto la porta a pratiche commerciali scorrette, come il greenwashing. Greenwashing: il nuovo quadro normativo e le implicazioni per le aziende di packaging. Questa pratica insidiosa, che consiste nel presentare un'immagine aziendale più "verde" di quanto non sia in realtà, danneggia i consumatori, le aziende oneste e l'ambiente stesso. Per contrastare questo fenomeno, la Commissione Europea ha proposto nuove norme che mirano a garantire trasparenza e affidabilità delle informazioni ambientali sui prodotti. Leggi anche: “Quali packaging verranno banditi entro il 2030?” Greenwashing: un'insidia per consumatori e aziende Il greenwashing, letteralmente "ecologismo di facciata", è una strategia di marketing che mira a presentare un'immagine aziendale più sostenibile di quanto non sia in realtà. Nel settore del packaging, questa pratica può manifestarsi in diversi modi: Affermazioni vaghe e non verificabili: termini come "eco-friendly", "green", "naturale" o "sostenibile" vengono spesso utilizzati senza una chiara definizione o senza prove a supporto. Enfasi selettiva: l'azienda si concentra su un singolo aspetto "verde" del prodotto (ad esempio, l'utilizzo di una piccola percentuale di materiale riciclato), ignorando altri impatti ambientali negativi. Immagini fuorvianti: l'utilizzo di colori, immagini o simboli che evocano la natura (como foglie verdi o animali) può indurre i consumatori a credere che il prodotto sia ecologico, anche se non lo è. Il greenwashing non è solo un problema etico, ma ha anche gravi conseguenze pratiche: Danni per i consumatori: i consumatori vengono ingannati e portati a fare scelte di acquisto basate su informazioni false o incomplete. Danni per le aziende oneste: le aziende che investono realmente in pratiche sostenibili vengono penalizzate dalla concorrenza sleale di chi pratica il greenwashing. Danni per l'ambiente: il greenwashing ritarda la transizione verso un'economia veramente sostenibile, poiché distoglie l'attenzione dai reali problemi ambientali. Il nuovo quadro normativo europeo verso la trasparenza La Commissione Europea ha riconosciuto la gravità del problema del greenwashing e ha proposto nuove norme per contrastarlo. Queste norme, presentate il 22 marzo 2024, mirano a garantire ai consumatori informazioni più chiare e affidabili sulla sostenibilità dei prodotti, tutelando al contempo le aziende che operano in modo veramente sostenibile. Le nuove proposte prevedono: Regole più severe per le "dichiarazioni verdi": le aziende dovranno fornire prove scientifiche solide a supporto di qualsiasi affermazione ambientale, evitando termini vaghi o esagerati. Dovranno inoltre valutare l'intero ciclo di vita del prodotto, dalla produzione allo smaltimento, per garantire che le dichiarazioni siano complete e accurate. Verifica indipendente obbligatoria: tutte le dichiarazioni ambientali dovranno essere verificate da terze parti indipendenti e accreditate, prima di essere comunicate ai consumatori. Questo garantirà l'affidabilità delle informazioni e ridurrà il rischio di greenwashing. Regolamentazione delle etichette ambientali: la proliferazione di etichette ambientali diverse e spesso poco chiare ha creato confusione tra i consumatori. Le nuove norme mirano a limitare questa proliferazione, consentendo solo nuovi schemi di etichettatura sviluppati a livello europeo e basati su criteri rigorosi e trasparenti. Implicazioni per le aziende di packaging Le nuove norme europee rappresentano una sfida significativa per le aziende di packaging, ma offrono anche importanti opportunità: Sfide: Maggiore trasparenza e responsabilità: le aziende dovranno essere più trasparenti nella comunicazione delle credenziali ambientali dei loro prodotti e assumersi la responsabilità di garantire l'accuratezza delle informazioni fornite. Investimenti in verifica indipendente: le aziende dovranno investire in processi di verifica indipendenti per garantire la conformità alle nuove norme. Rischio di sanzioni: le aziende che non si conformeranno alle nuove norme rischieranno sanzioni pecuniarie e danni reputazionali. Opportunità: Vantaggio competitivo: le aziende che investono in pratiche sostenibili e comunicano in modo trasparente le loro credenziali ambientali potranno differenziarsi dalla concorrenza e conquistare la fiducia dei consumatori. Aumento delle vendite: i consumatori sono sempre più disposti a pagare un prezzo più elevato per prodotti sostenibili, e le nuove norme faciliteranno la loro scelta. Miglioramento dell'immagine aziendale: un impegno concreto verso la sostenibilità può migliorare l'immagine dell'azienda e attrarre nuovi clienti e investitori. Come scegliere fornitori di packaging sostenibili La crescente attenzione alla sostenibilità ambientale sta influenzando anche le decisioni di acquisto delle aziende B2B. Per garantire che il packaging scelto sia veramente sostenibile e conforme alle nuove normative europee, è importante considerare i seguenti aspetti nella scelta dei fornitori: Trasparenza e tracciabilità: privilegiare fornitori che offrono informazioni chiare e dettagliate sull'impatto ambientale dei loro prodotti e processi, in tutte le fasi del ciclo di vita. Chiedere documentazione che attesti l'origine dei materiali, i processi produttivi utilizzati e le modalità di smaltimento. Innovazione sostenibile: optare per fornitori che investono in ricerca e sviluppo per creare soluzioni di packaging innovative e a basso impatto ambientale. Verificare l'utilizzo di materiali riciclati, biodegradabili o compostabili, e l'adozione di processi produttivi efficienti dal punto di vista energetico. Comunicazione trasparente: diffidare di affermazioni vaghe o generiche sulla sostenibilità. Privilegiare fornitori che forniscono dati concreti e verificabili, supportati da certificazioni ambientali riconosciute. Competenza e consulenza: scegliere fornitori che dimostrino una solida competenza in materia di sostenibilità e siano in grado di offrire consulenza personalizzata per individuare le soluzioni di packaging più adatte alle esigenze specifiche dell'azienda. Verifica indipendente: accertarsi che le dichiarazioni ambientali dei fornitori siano state verificate da organismi di certificazione indipendenti e accreditati. Questo garantirà l'affidabilità delle informazioni e la conformità alle nuove normative europee. Seguendo questi consigli, le aziende B2B potranno scegliere fornitori di packaging che non solo offrono prodotti di qualità, ma contribuiscono anche a un futuro più sostenibile per l'ambiente e per il business. Il greenwashing è un ostacolo alla transizione verso un'economia circolare e sostenibile. Le nuove norme europee rappresentano un passo importante verso un mercato più trasparente e responsabile, in cui le aziende che investono in pratiche sostenibili vengono premiate e i consumatori possono fare scelte informate. Le aziende di packaging che sapranno cogliere questa sfida avranno l'opportunità di prosperare in un mercato in rapida evoluzione, contribuendo al contempo a un futuro più sostenibile per tutti. Ti potrebbe interessare anche: “Assocarta sottoscrive la “dichiarazione di Anversa per un accordo industriale europeo””
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seo 30/09/2020

Smart manufacturing e industry 4.0: prospettive per la ripartenza post Covid
Se dobbiamo trovare un effetto positivo procurato dalla pandemia di Covid 19, sicuramente dobbiamo cercarlo nel miglioramento ambientale dovuto alla quarantena, che probabilmente ha acceso ulteriormente i riflettori sulle tematiche del riciclo e del recupero. Tuttavia, i risultati raggiunti potrebbero essere del tutto momentanei, perché nella fase 2 e 3 faremo i conti con quelli che sono stati gli effetti collaterali del lockdown sull’economia. Per esempio, il calo del petrolio potrebbe far passare in secondo piano la ricerca di una mobilità green e sostenibile, perché meno conveniente; oppure assisteremo a un maggior inquinamento ambientale dovuto all’abbandono indiscriminato di mascherine e guanti per strada, una realtà inquietante che riguarda da Nord a Sud piccole e grandi realtà territoriali. In tal senso, bisogna lavorare per fare in modo che le tematiche ambientali e del riciclo siano trattate in maniera continua e costante. Opinione pubblica e azioni di recupero nella Fase 1 Secondo un’indagine condotta da TwoSides, gli imballaggi cellulosici sono preferiti perché completamente riciclabili. Stesso aspetto viene riconosciuto al vetro. In particolare, la ricerca evidenzia come il cittadino italiano mostri maggiore sensibilità di quella degli altri cittadini europei. Proprio grazie a questa sensibilità e all’evoluzione del sistema legato alla raccolta e al riciclo della carta, siamo passati dall’essere importatori di carta da riciclare ad esportatori. Certamente un ruolo importante è stato rappresentato dal Conai e da Comieco attraverso finanziamenti e l’azione del consorzio per il recupero degli imballaggi in carta e cartone. Anche durante la Fase 1 si è continuato a riciclare. Prospettive Post Covid per il riciclaggio Il Covid 19 ha portato all’attenzione mondiale il fatto che l’ambiente possieda un equilibrio delicato e che l’alterazione dei cambiamenti ambientali e degli stravolgimenti climatici possano favorire la proliferazione di nuovi virus. Sarà importante in quest’ambito realizzare dei processi produttivi secondo i principi dell’economia circolare. Questo significa partire dagli ottimi risultati finora raggiunti in ambito di riciclo e implementarli tenendo conto dell’intera filiera: dalla nascita del prodotto fino al suo utilizzo, riciclo e riuso. Un ruolo cruciale sarà giocato dai finanziamenti che verranno stanziati per migliorare l’impiantistica destinata alle attività di trattamento dei materiali di imballaggio. Inoltre, un punto di svolta sarà determinato dalla realizzazione di “packaging parlanti” che offrano la possibilità all’utente finale di conferire nella raccolta differenziata i rifiuti nel giusto modo, soprattutto quando si parla di poliaccoppiati, utilizzati in maggior modo nel settore alimentare. Tutto questo sarà possibile attraverso un’app a realtà aumentata. Da questo punto di vista l’Italia è promotrice di tecnologie per la differenziazione dei rifiuti poliaccoppiati. Inoltre, si possono realizzare dei progetti che consentono, all’interno della raccolta della carta, di approfondire ulteriormente la differenziazione dei rifiuti, in particolare all’esterno di esercizi commerciali e nell’ambito della ristorazione. L’industria Post Covid: cosa si intende per Industry 4.0 L’esperienza Covid ha profondamente colpito il comparto industriale, ponendo l’accento sulla questione di una necessaria e continua innovazione tecnologica che deve essere accompagnata da resilienza e flessibilità. In tal senso, l’Industry 4.0 diventa sinonimo di efficienza, di integrazione dei processi e sostenibilità anche attraverso l’uso del lavoro agile e da remoto. Il lockdown ha dato modo di ripensare la tecnologia accelerando i processi di digital transformation per rispondere all’urgenza di cambiamento. Smart Manufacturing e Industry 4.0: l’intelligenza aumentata Per Industry 4.0 non si intende solo un investimento in tecnologia, ma una vera e propria evoluzione nell’intendere i processi produttivi seguendo catene brevi, dirette e legate tra loro consentendo uno sviluppo sinergico. Il rapporto con i clienti cambia ed è orientato ad una nuova efficienza, velocità di comunicazione e una costanza nel rapporto di collaborazione. In tal senso, svolgono un ruolo importante le nuove ricerche e lo sviluppo di tecnologie che sfruttano l’intelligenza artificiale. Pur non potendo sostituire la creatività del cervello umano, l’intelligenza artificiale offre un’ampia gamma di applicazioni possíveis. Queste ultime, applicate al packaging e al printing, consentono di ottenere nuovi risultati sempre più professionali e al passo con le esigenze di mercato. In quest’ottica, la promozione di un’economia circolare diventa auspicabile, proprio per la messa in atto di processi sostenibili. La sostenibilità aziendale consente di ottimizzare gli investimenti e risolvere problemi concreti, senza compromettere il futuro di intere generazioni.
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Andrea Pastore 20/02/2023

Carta riciclata e carta riciclabile: le differenze tra i due processi
L'interesse da parte delle aziende nei confronti della salvaguardia dell'ambiente è sempre più vivo. Tra queste vi è sicuramente anche l'industria della carta e del packaging, sempre più attenta alla salute del nostro pianeta. Carta riciclata e carta riciclabile: le differenze tra i due processi. Il tema della sostenibilità ormai sta a cuore alla maggior parte delle attività industriali. La carta, ad esempio, è uno dei materiali più utilizzati al mondo, ed è per questo che, per ridurre l'impatto ambientale della sua produzione, si opta sempre più frequentemente per l'utilizzo di carta riciclata e carta riciclabile. Tuttavia, c’è ancora molta confusione in merito ai due prodotti, dato che derivano da due processi ben distinti. In questo articolo esploreremo proprio queste differenze.   Per approfondire: “Riciclabile, compostabile, biodegradabile: quali sono le differenze?”   Cos'è la carta riciclata La carta riciclata viene prodotta dai maceri di carta già utilizzata e non dalla cellulosa delle piante. E dato che il riciclo della carta sfrutta la raccolta differenziata, di conseguenza non causa l’abbattimento di altri alberi. La produzione di carta riciclata, infatti, si basa sulla raccolta, la lavorazione e il riciclo di articoli di carta giunti al termine del loro ciclo di prodotto. Pensate che per la produzione di una tonnellata di carta occorrono circa 15 alberi e il consumo di più di 400 mila litri d’acqua e 7600 kWh. Partendo dalla fibra del rifiuto cartaceo invece, circa il 95% viene trasformato in nuova carta; rispetto ad altre produzioni, quindi, il macero comporta grandi risparmi energetici, idrici e di legname. Il processo di produzione della carta riciclata comporta ripetute fases di disinchiostrazione, macinatura ed essiccazione, durante le quali vengono alterate le proprietà meccaniche e chimiche delle fibre, il grado di polimerizzazione della cellulosa e, in generale, la struttura dei componenti: in generale il processo si compone delle diverse fasi: raccolta differenziata da parte dei consumatori e delle aziende e stoccaggio nei centri di riciclo; selezione della carta da macero ed eliminazione dei materiali cartacei impuri, inadatti alla lavorazione o di scarsa qualità; pressatura degli scarti e legatura in balle; sminuzzamento in micro-frammenti cartacei; sbiancamento con decolorazione chimica; eliminazione dell’inchiostro stampato sulla carta da macero; riduzione in poltiglia del semilavorato grazie all’aggiunta di acqua calda; affinamento ed eliminazione delle scorie dall’impasto;   Il risultato finale è una carta pulita che viene trasformata in nuova carta utilizzando un processo simile a quello della produzione di carta da cellulosa vergine, che può essere utilizzata per produrre una vasta gamma di prodotti cartacei, come carta da stampa e cartone.   Cos'è la carta riciclabile La carta riciclabile è una carta che può essere riciclata fino a 7 volte, superate le quali la resa si riduce, poiché le fibre si accorciano e si indeboliscono. Nello specifico, per materiale riciclabile si intendono tutti quei rifiuti che si possono riutilizzare per la produzione di nuovi oggetti uguali allo scarto, o di nuovi materiali. Riciclare un oggetto vuol dire convertire un rifiuto in un nuovo oggetto o in un nuovo materiale dello stesso valore. A tal proposito, le materie prime oggi riciclabili sono la carta e il cartone, il legno, il vetro, l’alluminio, l’acciaio, i tessuti, gli pneumatici e la plastica. La carta riciclabile è prodotta utilizzando cellulosa vergine proveniente da alberi che vengono coltivati appositamente per la produzione di carta. La carta riciclabile, inoltre, deve essere prodotta utilizzando processi che minimizzano l'impatto ambientale, per essere riciclata ripetutamente. Il processo di produzione della carta riciclabile segue questi passaggi: raccolta della cellulosa vergine, che viene ottenuta dagli alberi tramite la deforestazione; una volta raccolta, la cellulosa viene sminuzzata e trasformata in una pasta di cellulosa; la pasta di cellulosa viene poi miscelata con acqua e altre sostanze chimiche per migliorare la resistenza e la qualità della carta; la miscela viene poi trasferita in una macchina, dove viene separata in fogli e pressata per rimuovere l'acqua in eccesso; i fogli di carta vengono poi essiccati e tagliati nelle dimensioni desiderate.   È importante notare che il processo di produzione della carta riciclabile richiede un impatto ambientale maggiore rispetto alla produzione di carta riciclata, poiché coinvolge la deforestazione per ottenere la cellulosa vergine. Tuttavia, l'uso di processi sostenibili può sicuramente ridurre l'impatto ambientale della produzione di carta riciclabile.   Differenze tra carta riciclata e carta riciclabile Spesso carta riciclata e carta riciclabile sono utilizzati erroneamente come sinonimi. Tuttavia, si tratta di due processi differenti. Partiamo dal presupposto che, fino a poco tempo fa, la carta bianca creata da fibra di cellulosa e ricavata dal legno degli alberi, era l’unico tipo di carta a disposizione sul mercato. Oggi, per fortuna, le aziende danno sempre più spazio all’utilizzo della carta riciclata, ottenuta dalla carta da macero, a sua volta ricavata dalla raccolta differenziata. La principale differenza tra la carta riciclata e la carta riciclabile è, infatti, il processo di produzione: la carta riciclata utilizza carta usata e viene prodotta utilizzando meno acqua ed energia rispetto alla carta da cellulosa vergine, il che la rende una scelta più sostenibile. Inoltre, la produzione di carta riciclata riduce la quantità di carta destinata alle discariche. la carta riciclabile utilizza cellulosa vergine. Ha il vantaggio di poter essere riciclata più volte rispetto alla carta riciclata. Il processo di produzione inizia con la raccolta della cellulosa vergine che viene ottenuta dagli alberi tramite la deforestazione. Una volta raccolta, la cellulosa viene sminuzzata e trasformata in una pasta di cellulosa.   In generale, l'uso di carta riciclata e riciclabile è sicuramente un passo importante per ridurre l'impatto ambientale della produzione di carta.   Cart-One è da sempre realizzatore e promotore dell’economia circolare, portando avanti il modello produci-consuma-rigenera-recupera, in modo che lo scarto di produzione diventi bobina e di nuovo scatola grazie all’utilizzo di tecnologie pulite e innovative, e un ecodesign volto al risparmio di materia prima e agli sprechi. Cart-One ogni giorno si impegna infatti a diminuire gli impatti in acqua, aria e suolo, garantendo un servizio di grande qualità, efficiente ed ecosostenibile. Scopri tutti i nostri prodotti e contattaci per maggiori informazioni o per ricevere un preventivo gratuito per la tua attività.   Leggi anche: “Gli imballaggi di carta nell'era digitale e nell'economia circolare”
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