Cambiamenti climatici e impatto ambientale: estate 2023 la più calda

Staff Cart-One 24/01/2024 0

L'estate del 2023 si è rivelata come una delle più calde mai registrate, con conseguenti e significativi impatti sull'ambiente. Ecco perché occorre fornire soluzioni innovative che rispondono sia alle esigenze delle aziende e alla preservazione del pianeta.


Cambiamenti climatici e impatto ambientale: estate 2023 la più calda. L'obiettivo di questo articolo è capire come l'estate rovente del 2023 abbia influenzato il settore del packaging, concentrandoci sull'imprescindibile ruolo del cartone ondulato. Leggi anche: “Cartoni per imballaggi: di quali materiali sono fatti?

Record climatici sempre più estremi

L'estate del 2023 ha segnato un record di calore globale, con una temperatura media di 16,77°C, oltre mezzo grado sopra la media stagionale. Il Servizio per il cambiamento climatico di Copernicus (C3S) ha diffuso questa notizia, evidenziando che è stata la più calda mai registrata. A livello europeo, la temperatura media estiva è stata di 19,63°C, risultando la quinta più calda con un aumento di 0,83°C rispetto alla media. Durante il periodo giugno-luglio-agosto 2023, si sono verificate precipitazioni superiori alla media in varie regioni, causando inondazioni in alcune aree, inclusi parti dell'America settentrionale, occidentale e nordorientale, Asia, Cile, Brasile, Australia nordoccidentale, Europa occidentale e Turchia. Ad agosto, l'oceano globale ha registrato sia la temperatura superficiale giornaliera più calda mai registrata, sia il mese più caldo. Le prove scientifiche indicano chiaramente che l'umanità continuerà a fronteggiare nuovi record climatici e eventi meteorologici estremi più intensi e frequenti finché non si ridurrà l'emissione di gas serra.

Cambiamenti climatici e packaging più sostenibile

Il packaging di cartone ondulato è noto per la sua eco-sostenibilità e, grazie alla sua struttura leggera e resistente, si rivela una scelta ancora più vantaggiosa in condizioni climatiche estreme. Il materiale mantiene la sua integrità, garantendo che i prodotti all'interno siano al sicuro da danni causati dal calore eccessivo. In un periodo in cui la sostenibilità è al centro delle preoccupazioni globali, la produzione del materiale richiede minori risorse rispetto ad alternative meno sostenibili, contribuendo così alla reduzione dell'impronta di carbonio complessiva. Inoltre, la riciclabilità del cartone ondulato si traduce in una gestione più responsabile dei rifiuti. La squadra di ricerca e sviluppo di Cart-One è all'avanguardia nell'implementare innovazioni per migliorare ulteriormente le prestazioni del packaging di cartone ondulato grazie all'economia circolare, con il modello produci-consuma-rigenera-recupera, azioni che si concretizzano nell’utilizzo di tecnologie pulite e innovative. Si tratta di un eco-design inteso come una progettazione del packaging che pone massima attenzione al risparmio di materia prima e agli sprechi e miglioramento continuo dei processi di produzione finalizzati a diminuire gli impatti in acqua, aria e suolo. Cart-One dimostra come il settore del packaging possa adattarsi in modo proattivo ai cambiamenti climatici, sfruttando le caratteristiche intrinseche del cartone ondulato. Con un impegno costante verso l'innovazione e la sostenibilità, l'azienda sta dimostrando che è possibile affrontare le sfide climatiche senza compromettere l'integrità delle soluzioni di imballaggio. Investire nei nostri prodotti significa investire in qualità, innovazione e responsabilità ambientale. Contattaci per ulteriori informazioni o per ottenere un preventivo personalizzato per la tua azienda o la tua attività. Ti potrebbe interessare anche: “Il packaging adatto per conservare al meglio frutta e verdura

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seo 21/12/2021

L'Italia leader europeo per recupero e riciclo dei rifiuti e per l’economia circolare
Il nostro Paese costituisce un riferimento a livello europeo per l’attenzione mostrata verso la sostenibilità delle attività produttive, riciclo dei rifiuti e circolarità dell’economia. Alcuni indicatori chiave per comprendere la sostenibilità di un’economia nazionale sono: il tasso di riciclo dei rifiuti, l’uso di materia seconda nell’economia, la produttività e il consumo pro-capite di risorse.  Il tasso di riciclo dei rifiuti è in Italia del 79%, contro una media europea del 38% e il 43% della Germania. La produttività dell'uso delle risorse è al 3,64%, contro il 2,2% dell'Ue e 2,54% della Germania; il tasso di circolarità della materia è al 19,3% contro rispettivamente 11,9 e 12,2%.   In particolare, ottimi risultati sono stati stato raggiunti nella filiera della carta e cartone, con un recupero superiore a 5 milioni di tonnellate, che raggiunge l’80% nel caso degli imballaggi. Ogni punto percentuale di crescita del riciclo di carta equivale ad una riduzione di 84.000 tonnellate di rifiuti da smaltire. Nel 2018, il riciclo industriale della carta in Italia ha consentito di evitare consumi energetici pari a 1,5 milioni di Tep ed emissioni climalteranti pari a 4,4 milioni di tonnellate di CO2 equivalente.  Grazie a questa politica, l’Italia risparmia ogni anno 23 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e l’emissione di 63 milioni di tonnellate di CO2.   Massimo impegno a mantenere la "leadership assoluta" nell'economia circolare è stata assicurata dal ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani.  Per la vicepresidente di Confindustria con delega all'ambiente e alla sostenibilità, Maria Cristina Piovesana, è fondamentale investire nell'economia circolare e nella transizione ecologica cogliendo tutte le opportunità offerte dal Piano nazionale ripresa e resilienza. 
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seo 08/07/2023

Niente compromessi in Europa sul regolamento imballaggi: la posizione italiana
Il PPWR rischia di minare alla radice il successo di un decennio di misure per limitare la plastica nell'UE e inondare il mercato di imballaggi in plastica. Niente compromessi in Europa sul regolamento imballaggi: la posizione italiana. La proposta europea in materia di imballaggi presenta numerose criticità, rispetto alle quali la posizione italiana è chiara, come emerge dal parere approvato dalle Commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera. Andiamo a scoprire tutti i dettagli nel resto dell'articolo. Leggi anche: “Ridurre l'impatto ambientale degli imballaggi: cosa prevede l'Europa” Cosa afferma l'Europa sulla gestione degli imballaggi L’attuale bozza di regolamento europeo impone regole di gestione degli imballaggi in modo orizzontale a tutti gli Stati membri, ma senza preoccuparsi della storia e all’attuale funzionamento dei rispettivi sistemi. La posizione della Federazione è chiara: “È una scelta miope che trascura nel caso dell’Italia l’eccellenza del riciclo della carta e non solo. Il tutto, senza una credibile valutazione d’impatto sui singoli materiali e sulle rispettive filiere”. Dalla Federazione sale quindi l’appello a tutti i decisori “perché non cedano, sotto la pressione dettata dall’avvicinarsi del fine legislatura europea, alla fretta di chiudere un dossier così rilevante senza riflettere su tutti i possibili risvolti per il buon funzionamento dell’economia circolare”. La posizione italiana sul regolamento imballaggi Gli emendamenti presentati di recente al PPWR rischiano di minare alla radice il successo di un decennio di misure volte a limitare la plastica nell'UE e di inondare il mercato di imballaggi in plastica. Se attuati, sarebbero in totale contraddizione con gli obiettivi del Green Deal, del Piano d'azione per l'economia circolare e dei negoziati in corso per un trattato internazionale sulla plastica: gli obiettivi obbligatori di riutilizzo degli imballaggi per il trasporto andranno a vantaggio degli imballaggi in plastica e penalizzeranno il più riciclato di tutti i materiali di imballaggio: la carta; gli obiettivi obbligatori di riutilizzo rovinerebbero l'industria europea del cartone ondulato; gli obiettivi obbligatori di riutilizzo non offrono alcuna garanzia di benefici ambientali: il riutilizzo e il riciclo sono complementari. Un mercato di imballaggi in plastica L'Italia sostiene gli obiettivi del PPWR, ma gli obiettivi obbligatori di riutilizzo per tutti i materiali di imballaggio autorizzeranno inevitabilmente la creazione di una grossa quantità di vaschette in plastica a scapito di altri materiali di imballaggio più sostenibili. Il cartone e la plastica non possono competere in modo equo quando si tratta di riutilizzo obbligatorio. La plastica è un materiale leggero, resistente, ma difficile da riciclare e pericoloso per la salute e gli ecosistemi, mentre il cartone è un materiale completamente rinnovabile, altamente riciclato e biodegradabile meno adatto al riutilizzo. Includere il cartone in tutti gli obiettivi di riutilizzo è in totale contraddizione con gli sforzi dell'UE per limitare i rifiuti di plastica, aumenterebbe la quantità di imballaggi di plastica in circolazione e stabilirebbe un “monopolio della plastica” su alcuni segmenti di mercato. Una minaccia per il Green Deal Ciò è in totale contraddizione con gli obiettivi del Green Deal, del Piano d'azione per l'economia circolare e dei negoziati in corso per un trattato internazionale sulla plastica. Un ritorno in auge della plastica rappresenterebbe una minaccia per il Green Deal. Contraddice il piano d'azione per l'economia circolare dell'UE, che afferma che tutti gli imballaggi nell'UE dovrebbero essere riutilizzati o riciclati in modo economicamente sostenibile entro il 2030. Metterebbe a repentaglio i recenti successi nella riduzione dei rifiuti di plastica, come la direttiva sulla plastica monouso. Aumentare gli imballaggi in plastica non ha senso in un momento in cui la comunità globale sta negoziando un accordo storico per ridurre l'inquinamento da plastica. La carta sarà penalizzata Gli obiettivi obbligatori di riutilizzo avvantaggeranno gli imballaggi in plastica e penalizzeranno il materiale da imballaggio più riciclato: la carta. Con un tasso di riciclo superiore all'80%, il cartone ondulato è il materiale da imballaggio più riciclato e l'industria è impegnata in un'ambiziosa roadmap di decarbonizzazione. Il mercato del riciclo della carta funziona ed è il modello che l'UE dovrebbe far seguire agli altri. I materiali altamente riciclati e rinnovabili come gli imballaggi a base di carta non sono di per sé adatti per il riutilizzo a rotazione multipla. Ci sarebbe un passaggio dal materiale di imballaggio più riciclato alle alternative in plastica in grado di garantire le esigenze di rotazione dei sistemi di riutilizzo, senza alcun beneficio ambientale complessivo. Migliaia di posti di lavoro in meno Gli obiettivi obbligatori di riutilizzo rovinerebbero l'industria europea del cartone. La sostituzione del cartone con imballaggi in plastica attraverso sistemi di riutilizzo porterebbe alla perdita di migliaia di posti di lavoro nelle comunità locali di tutta Europa dove hanno sede i produttori di cartone. Diamo lavoro a 100.000 persone direttamente, creiamo altri 270.000 posti di lavoro indirettamente e ricaviamo dalle vendite 25 miliardi di euro l'anno a vantaggio delle comunità locali dove ha sede la maggior parte delle nostre fabbriche, spesso in aree depresse. Nessuna garanzia per l'ambiente Gli obiettivi obbligatori di riutilizzo non offrono alcuna garanzia di benefici ambientali: il riutilizzo e il riciclo sono complementari. Il riciclo e il riutilizzo hanno entrambi un ruolo da svolgere nella circolarità degli imballaggi e dovrebbero essere complementari. I sistemi di riutilizzo dovrebbero essere utilizzati ove vantaggiosi per l'ambiente, l'economia e la società. I sistemi di imballaggio in cartone ondulato superano le casse di plastica riutilizzabili in 10 categorie di impatto ambientale su 15, comprese le emissioni di CO2 e il consumo di acqua (LCA sottoposto a revisione paritaria). Le casse di plastica riutilizzabili devono essere riutilizzate almeno 63 volte per essere sostenibili dal punto di vista ambientale (LCA sottoposto a revisione paritaria). Il cartone ondulato è il più riciclato in Europa Con un tasso di riciclo superiore all'80%, il cartone ondulato è il materiale da imballaggio più riciclato in Europa. Costringerci a riutilizzare le nostre scatole invece di ridurle in poltiglia e farne di nuove ci farà uscire dal mercato nonostante il nostro enorme contributo economico e sociale. Gli ambiziosi impegni della roadmap per la decarbonizzazione dell'industria del cartone ondulato rendono superflui tali obblighi di riutilizzo: Il divario sarà colmato dalla plastica, che è più facile da riutilizzare, anche se a caro prezzo per il pianeta a causa del maggiore utilizzo di carburante, trasporti e detergenti. La plastica non si decompone facilmente, quindi quando bottiglie, involucri o casse raggiungono la fine del ciclo di vita, rimangono nel nostro ambiente praticamente per sempre; Tutti noi auspichiamo meno sprechi. Ma tra tutti i materiali di imballaggio, il cartone è il modello che l'UE dovrebbe far seguire agli altri. Vogliamo passi in avanti, non indietro Oltre l'80% del nostro cartone viene riciclato, il dato più alto tra tutti i materiali di imballaggio. Appoggiamo il PPWR, ma per sostenere questo livello e andare oltre, abbiamo bisogno di regole che non ci costringano a riutilizzare i nostri imballaggi invece di riciclarli. Il riutilizzo e il riciclo sono complementari per la circolarità degli imballaggi e gli obiettivi obbligatori di riutilizzo non hanno senso per il cartone ondulato e il cartone. Il PPWR deve rispettare queste differenze se vuole apportare reali miglioramenti all'ambiente. Costringerci ad applicare obiettivi obbligatori di riutilizzo al cartone invece di riciclarlo è come tentare di inserire una spilla quadrata in un foro rotondo. Non funzionerà e riporterebbe indietro le lancette dell’orologio degli obiettivi ambientali dell'Europa. Contraddice anche il piano d'azione per l'economia circolare dell'UE, che prevede che gli imballaggi siano riutilizzabili o riciclabili in modo economicamente sostenibile entro il 2030. Gli obiettivi del PPWR sono lodevoli e li condividiamo, ma le loro conseguenze indesiderate potrebbero rovinare la nostra attività. Gli obiettivi obbligatori di riutilizzo andrebbero inevitabilmente a vantaggio degli imballaggi in plastica e cancellerebbero gli impressionanti passi avanti che abbiamo fatto nel riciclo del cartone. Ciò comporterebbe il maggiore rilascio di CO2 nell'atmosfera, non il contrario. Consulta anche: “Carta riciclata e carta riciclabile: le differenze tra i due processi”
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seo 15/11/2021

Rincaro materie prime: l’avviso di Confartigianato e Confindustria
Non si arresta la curva dei rincari, che ormai tocca il 70% per la cellulosa; e mentre sono sei mesi che assistiamo ad aumenti senza pari delle materie prime (come acciaio, legno e gas), ci tocca interrogarci ancora una volta sul destino delle filiere produttive, messe a dura prova dai prezzi ormai alle stelle. Le aziende italiane, poi, sono ulteriormente vessate dai rincari riguardanti i costi energetici, per cui occorre trovare soluzioni per non arrestare intere catene di produzione. In particolare, le aziende maggiormente in difficoltà sono micro, piccole e medie imprese, su cui si abbatte una duplice spada di Damocle rappresentata dal costo delle materie prime e dell’energia. Dai dati che provengono da Confartigianato, emerge che l’effetto più “costoso” si evidenzia nel Nord Est del nostro Paese, dove risiedono diverse aziende e imprese anche a carattere familiare. In quest’area il rincaro delle materie prime pesa sulle micro e piccole imprese per il 3,3% del Pil.  L’impatto ha travolto anche il Nord Ovest incidendo per il 2,8%, mentre per le micro e piccole imprese del Centro Italia l’impatto scende al 2,3%%; il minor impatto è registrato al Mezzogiorno, attestandosi sull’1,8%. La questione dell’introvabilità delle materie prime mette a dura prova l’esistenza delle aziende, che devono rinunciare alle commesse sia per la difficoltà di reperimento delle materie prime, sia per l’impossibilità di tener fede a preventivi effettuati mesi addietro.  Confartigianato ha reso noto che la percentuale delle imprese operanti nel settore delle costruzioni, che nel mese di settembre 2021 denunciano la scarsità di materiali come ostacolo alla produzione, sale al 9,5%. Materie prime: come influiscono sulla ripresa economica Il caro materie prime e la loro introvabilità sono un ostacolo alla ripresa. Nonostante le commesse siano in aumento, assistiamo a un rallentamento degli investimenti, ma anche dei processi di innovazione, e cala la domanda di lavoro. C’è anche chi tenta di accedere agli ammortizzatori sociali.  Aumenta la necessità di vigilare sulle manovre speculative, pertanto sarebbe opportuna l’istituzione di meccanismi di calmierazione come nel caso del settore energetico. Come il settore degli imballaggi sta affrontando la crisis  La ripartenza, per quanto riguarda il settore degli imballaggi, ha portato a un aumento di richieste, ma l’avvicendarsi dei lockdown e le restrizioni avevano spinto le imprese a frenare. Così facendo, si è creato un distacco tra les richieste del mercato e l’effettiva capacità di risposta. Attualmente pesano sul settore degli imballaggi i rincari sulla cellulosa, oltre ai costi della carta da macero e ai costi del gas, che ormai sono saliti alle stelle. Alcune cartiere stanno pensando di contrastare il momento sospendendo momentaneamente l’attività, tutto questo per evitare la produzione in sottocosto. Il quadro degli aumenti mette veramente a dura prova la produzione: basti pensare che per la fibra lunga Nbsk ci sono stati rincari del 60%, mentre ammontano al 70% per la fibra corta eucalipto. Tali aumenti si traducono in un prezzo a tonnellata di 1.350 dollari per la fibra lunga e di 1.150 dollari per la fibra corta secondo i dati di Assocarta. Carta e cartone da riciclare sono saliti rispettivamente del 138% e del 143%, segnando prezzi da 155 fino a 170 euro a tonnellata. Chi desidera acquistare materia prima da riciclare, quindi, la paga molto di più. Quali sono le ragioni dei rincari per la carta e il cartone da riciclare? L’avvento della pandemia ha cambiato le nostre abitudini di acquisto. Da un lato vi è stata una richiesta maggiore di packaging per via dell’esplosione dell’e-commerce e per la realizzazione dei packaging destinati all’asporto. Inoltre, la maggior richiesta di contenitori sostenibili ha portato a individuare nella carta e nel cartone il maggior candidato per la sostituzione delle confezioni monouso. Bisogna, poi, considerare che il settore cartario è tra quelli più energivori. L’aumento del costo del gas, come riportato anche da Assocarta, è in ascesa già dall’estate del 2020, e purtroppo tende a crescere senza mostrare segni di rallentamento. Ciò ha impattato in maniera significativa sul prodotto finito. Talvolta gli incrementi di prezzo sono pari al 5%, anche fino al 10%. Per questo motivo, secondo alcune cartiere si renderà necessario il fermo della produzione, almeno fino a quando non si potrà accedere a un costo del gas maggiormente abbordabile. Quanto impatta il costo dell’energia sul costo del packaging? Secondo le stime riportate dal Sole 24Ore, l’energia rappresenta il 30% dei costi complessivi sostenuti e quindi, anche se il fatturato tende ad aumentare, proprio in virtù di una richiesta maggiore di carta e packaging in cartone, i margini di guadagno tendono ad assottigliarsi per via del caro energetico. Tra i settori più colpiti c’è quello del tissue: parliamo della carta sanitaria e per uso domestico, perché questo segmento, per il tipo di produzione, ha bisogno di stringere accordi della durata di almeno sei mesi, una tempistica troppo lunga che ostacola la previsione dei prezzi finali. Quanto le nuove normative UE sugli imballaggi influiscono sui rincari? Como abbiamo più volte raccontato negli articoli precedenti, il packaging è al centro di una rivoluzione. La necessità di ridurre o eliminare i volumi di plastica all’interno degli imballaggi ha fatto lievitare la domanda di cartone. A fronte di una capacità produttiva stabile si è generato un aumento della domanda di cartone che ha generato a sua volta, in questa situazione delicata, un rincaro generale: Cartone lineabord con supporto ondulato → +65% Carta grafica → +15-20% Carta per tubi → +55% Carta e cartone sono tra i materiali più riciclabili. Nel nostro Paese abbiamo raggiunto un buon livello di circolarità per quanto riguarda la raccolta e il riciclo della carta, dando vita a un ciclo produttivo maggiormente sostenibile. Al momento si registra un grande quantitativo di ordini, però non si riesce a evaderli. Come abbiamo segnalato all’inizio, il boom dell’e-Commerce ha fatto prendere coscienza ai produttori della necessità di fornire tantissimi imballi.  Come va ripensata la produzione del packaging? La crisi del settore cartario ci chiede anche di ripensare il nostro rapporto con il packaging che ha, soprattutto per quanto riguarda il packaging primario, valore estetico, di riconoscibilità del prodotto e così via. Al momento si cerca di rivedere il concetto di packaging, in particolare in base alla funzionalità, così da allineare la produzione e ottimizzarla solo ed esclusivamente per rispondere a delle esigenze specifiche. Se già in passato abbiamo parlato di progettazione del packaging in termini di risparmio delle risorse e abbattimento degli sprechi, questa istanza diventa un vero e proprio diktat da assecondare.
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