L'Italia ospita il meeting annuale BBP a Parma
Potrebbero interessarti anche...
seo 24/03/2023
Etichettatura degli imballaggi: obbligo dal 1° gennaio 2023
Dal 1° gennaio 2023 entra in vigore l’obbligo di etichettatura degli imballaggi, che riguarda non solo i produttori ma anche i distributori, gli importatori e i rivenditori di prodotti.
Etichettatura degli imballaggi: obbligo dal 1° gennaio 2023. L’etichettatura ambientale consiste nell’applicare un’etichetta specifica su tutti gli imballaggi immessi sul mercato italiano, per facilitarne la raccolta, il riutilizzo, il recupero e il riciclaggio, fornendo informazioni sia sulla composizione degli imballaggi, che sul loro corretto smaltimento da parte del consumatore. Per approfondire: “L'etichetta ambientale nel packaging: cosa dice la normativa italiana”
Come funziona la nuova etichettatura imballaggi
La nuova normativa sulle etichette degli imballaggi è stata introdotta per garantire un livello uniforme di protezione dei consumatori in tutta l'Unione Europea (UE). L'etichettatura dei prodotti, infatti, fornirà ai consumatori informazioni più precise e complete sui prodotti, garantendo una maggiore trasparenza nella catena di fornitura. Pertanto, con l'entrata in vigore del nuovo anno, dal 1° gennaio 2023, è obbligatorio per tutte le imprese etichettare i propri prodotti in conformità alla nuova normativa europea sulla sicurezza dei prodotti. Nello specifico, il decreto stabilisce che «tutti gli imballaggi siano opportunamente etichettati, secondo le modalità stabilite dalle norme UNI applicabili, per facilitare la raccolta, il riutilizzo, il recupero e il riciclaggio degli imballaggi, nonché per dare una corretta informazione ai consumatori sulla destinazione finale degli imballaggi». Le linee guida sono state adottate dal D.M.n. 360 del 28 settembre 2022. Dal 1° gennaio 2023, invece, non è più possibile immettere in commercio quelli che saranno privi dell'etichettatura ecologica per gli imballaggi. Invece, quelli già immessi in commercio, o provvisti di etichettatura alla data del 1° gennaio 2023, possono essere commercializzati fino a esaurimento delle scorte. Il mancato rispetto dell'eco-etichetta sarà sanzionato con una multa che può variare da 5 a 25mila euro. Questo documento è il risultato del lavoro svolto dal Ministero con il gruppo tecnico di CONAI, Consorzio Nazionale Imballaggi.
Cosa prevede la nuova normativa imballaggi
Il nuovo obbligo di etichettatura prevede che tutti gli imballaggi presenti in commercio sul territorio nazionale debbano essere provvisti del codice alfanumerico identificativo del materiale utilizzato. Se sono destinati all’uso domestico, gli imballaggi devono indicare, oltre al tipo di materiale di cui sono composti, anche le indicazioni per smaltirlo correttamente nella raccolta differenziata. Le informazioni obbligatorie da applicare sugli imballaggi rivolti al consumatore finale, nello specifico, sono le seguenti:
la codifica alfanumerica del materiale;
le istruzioni da seguire per la raccolta, con l’invito a verificare le dispositions del proprio Comune.
A queste, possono essere aggiunte ulteriori informazioni facoltative, anche se particolarmente consigliate:
la tipologia di imballaggio: bottiglia, flacone, vaschetta, etichetta e così via;
informazioni per migliorare la qualità della raccolta, come quella di schiacciare o sciacquare la confezione prima di gettarla o di rimuovere l’etichetta.
Per quanto riguarda il packaging multicomponente, si devono distinguere le componenti non separabili manualmente da quelle che possono essere separate, e segnalare per ciascuna il codice del materiale di composizione e le modalità di raccolta differenziata. Per quanto riguarda gli imballaggi relativi al settore industriale o commerciale, ad esempio per attività di esposizione, logistica e trasporto, gli imballaggi possono omettere le informazioni sulla modalità di raccolta, ma devono riportare obbligatoriamente la codifica alfanumerica del materiale in uso. I produttori e i distributori possono anche scegliere di comunicare le informazioni relative alla composizione dei prodotti e al loro smaltimento anche su supporto digitale, ad esempio:
scansionando QR code;
tramite app;
visitando siti web.
Inoltre, ogni etichetta ha il suo colore: blu per la carta, marrone per l'organico, giallo per la plastica, turchese per i metalli, verde per il vetro e grigio per l'indifferenziato. In conclusione, l'etichettatura dei prodotti deve essere chiara, leggibile e comprensibile per tutti i consumatori. L'obbligo di etichettatura dei prodotti rappresenta un passo importante nella tutela dei consumatori in tutta l'UE, in quanto fornirà ai consumatori informazioni chiare e precise sui prodotti che acquistano, garantendo una maggiore trasparenza nella catena di fornitura e proteggendo la loro salute e sicurezza. Leggi anche: “Carta riciclata e carta riciclabile: le differenze tra i due processi”
Leggi tutto
seo 21/12/2021
L'Italia leader europeo per recupero e riciclo dei rifiuti e per l’economia circolare
Il nostro Paese costituisce un riferimento a livello europeo per l’attenzione mostrata verso la sostenibilità delle attività produttive, riciclo dei rifiuti e circolarità dell’economia. Alcuni indicatori chiave per comprendere la sostenibilità di un’economia nazionale sono: il tasso di riciclo dei rifiuti, l’uso di materia seconda nell’economia, la produttività e il consumo pro-capite di risorse.
Il tasso di riciclo dei rifiuti è in Italia del 79%, contro una media europea del 38% e il 43% della Germania. La produttività dell'uso delle risorse è al 3,64%, contro il 2,2% dell'Ue e 2,54% della Germania; il tasso di circolarità della materia è al 19,3% contro rispettivamente 11,9 e 12,2%.
In particolare, ottimi risultati sono stati stato raggiunti nella filiera della carta e cartone, con un recupero superiore a 5 milioni di tonnellate, che raggiunge l’80% nel caso degli imballaggi. Ogni punto percentuale di crescita del riciclo di carta equivale ad una riduzione di 84.000 tonnellate di rifiuti da smaltire. Nel 2018, il riciclo industriale della carta in Italia ha consentito di evitare consumi energetici pari a 1,5 milioni di Tep ed emissioni climalteranti pari a 4,4 milioni di tonnellate di CO2 equivalente.
Grazie a questa politica, l’Italia risparmia ogni anno 23 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e l’emissione di 63 milioni di tonnellate di CO2.
Massimo impegno a mantenere la "leadership assoluta" nell'economia circolare è stata assicurata dal ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani.
Per la vicepresidente di Confindustria con delega all'ambiente e alla sostenibilità, Maria Cristina Piovesana, è fondamentale investire nell'economia circolare e nella transizione ecologica cogliendo tutte le opportunità offerte dal Piano nazionale ripresa e resilienza.
Leggi tutto
seo 10/05/2022
Print4All: cosa è emerso dal Summit internazionale sull’economia circolare
L’economia circolare riguarda tutti, dal singolo cittadino all’intero comparto industrial. Si tratta di una scelta non solo etica e sociale che influenza le scelte di business a lungo termine, stimolata dalla crescente sensibilità e consapevolezza da parte del consumatore finale.
Questo è quanto emerso dal Summit internazionale sull’economia circolare e da The Innovation Alliance, che a maggio si tenuto in contemporanea a Fiera Milano Ipack-Ima, Print4All, GreenPlast e Intralogistica Italia. Eventi fieristici in presenza e di successo accumunati dal presentare sul mercato le soluzioni più innovative per i diversi settori produttivi industriali. Nello stesso tempo, si è toccato il tema delle incombenti sfide a cui il mondo industriale è oggi chiamato a rispondere: dall'economia circolare all’industry 4.0
Un nuovo concetto di fare business
Numerose sono attualmente le realtà aziendali che hanno scelto di sposare nuovi modelli produttivi e di investire nella formazione costante delle proprie risorse interne. Ciò ha portato a migliorare la produzione per garantire il futuro del pianeta e diminuire l’impatto per le generazioni future. Un nuovo modello di fare business, che per accelerare il cambiamento e concretizzarsi in linea definitiva, necessita di: standard comuni, supporto di legislazioni europee e locali, una maggiore cultura e consapevolezza. Tutto questo per trasformare i rifiuti di produzione da criticità a opportunità economica.
Come ha ricordato William Neale, DG Environment’s Directorate B-Circular Economy della Commissione Europea, si tratta di un approccio nuovo, attuato nel primo action plan europeo del 2015 che ha visto aumentare sensibilmente gli obiettivi di riciclaggio. Il prossimo step ha come tema la catena del valore: rendere i prodotti sostenibili in Europa la norma e non l’eccezione. Così da regolarizzare i requisiti minimi di ammissione sul mercato europeo di un prodotto.
Altro elemento fondamentale, è puntare sul passaporto digitale dei prodotti, con il fine di tracciare tutti i dati dello stesso, contribuendone così al riciclo o alla riparazione e permettendo di aumentarne la sua vita media.
La Strategia nazionale su economia circolare e il Piano nazionale per gestione rifiuti
Promuovere politiche condivise e locali e spingere al riciclo e al monitoraggio della gestione dei rifiuti sono le direzioni in cui vanno i fondi legati al PNRR, ribadisce Laura D’Aprile, Head of Department of Ecological Transition and Green Investment del Ministero della Transizione Ecologica del Governo Italiano.
In Italia sono stanziati 2,5 miliardi per il sostegno dell’economia circolare, per colmare definitivamente il divario fra le regioni del nord e quelle del sud incentivando soprattutto la corretta gestione dei rifiuti. Sono stati stanziati 600 milioni di euro per creare hub specifici di smaltimento per settori differenti: rifiuti elettronici, in carta e cartone, in plastica e del settore tessile.
Per incentivare la costruzione di impianti di riciclo che favoriscono il raggiungimento degli obiettivi europei, si devono definire dei criteri comuni e delle linee strategiche sulla base dei target per ogni singola regione.
Leggi anche: Rapporto rifiuti urbani 2021.
I 3 pilastri per far crescere l’economia circolare
Dagli interventi del Summit sono emersi i 3 pilastri fondamentali per la crescita dell’economia circolare. È necessario puntare su:
Legislazione: sia in termini di scambi di rifiuti tra paesi, che in termine di gestione su scala internazionale.
Formazione: una maggiore cultura e consapevolezza condivisa porta con sé una migliore gestione del riciclo.
Ecodesign: la sostenibilità di un prodotto ha inizio dal momento della sua ideazione. La progettazione dovrà tenere conto della vita dei prodotti puntando a una maggiore durata, alla loro possibilità di riutilizzo e all’impiego futuro degli scarti di lavorazione. In questo modo, all’interno di una visione circolare, i materiali di scarto, ad esempio, del vino o della cioccolata, diventano la base per produrre energia o packaging innovativi.
Innovazione, sostenibilità, tecnologia e formazione: i pilastri che da sempre contraddistinguono la nostra realtà aziendale. Resta aggiornato su tutte le nostre news e seguici su LINKEDIN.
Leggi tutto



