Paper Industrial Deal: il piano per rafforzare la filiera cartaria italiana

Staff Cart-One 10/07/2025 0

Il 27 giugno 2025, durante l’Assemblea Pubblica di Assocarta, il presidente Lorenzo  Poli ha presentato il Paper Industrial Deal: un piano articolato di misure pensato per proteggere e rilanciare il comparto cartario italiano. L’obiettivo è ambizioso ma necessario: trasformare le sfide economiche e ambientali in occasioni di sviluppo, attraverso un modello industriale più resiliente, competitivo e sostenibile. Leggi anche: “CAC 2025: novità per carta, vetro, plastica e legno

Crescita guidata da produzione, export e riciclo

Nel 2024, la produzione cartaria è aumentata del 6,2%, accompagnata da un +7,8% nella domanda interna. Il fatturato ha raggiunto gli 8,3 miliardi di euro (+1,5%), con 19mila addetti distribuiti in 151 cartiere. Un trend positivo, ma controbilanciato dall’aumento delle importazioni (+12,7%), che oggi coprono oltre il 54% della domanda, segnalando un calo della competitività nazionale. Sul fronte estero, invece, si registra un +11,2% nelle esportazioni, trainate soprattutto da carte e cartoni per imballaggio (+15,4%) verso mercati strategici come Francia, Germania e Spagna.

Leadership europea nella circular economy

L’Italia si conferma tra i leader europei nella circular economy: secondo Paese in UE per utilizzo di carta da riciclare (11,4%) e terzo produttore di carta e cartone, dietro Germania e Svezia. Ben l’89% delle materie prime utilizzate nel settore proviene da fonti riciclabili (56%) o rinnovabili (33%, in particolare biomasse). Il tasso di riciclo si attesta al 70,9% e supera l’85% per gli imballaggi, un dato che va oltre gli obiettivi europei.

Dieci misure per una filiera più efficiente e autonoma

Il Paper Industrial Deal si sviluppa attraverso dieci direttrici strategiche, con particolare attenzione alla riduzione dei costi energetici e al rafforzamento della circolarità:

  • Energia: superamento del differenziale di prezzo PSV-TTF (50 milioni di euro di extracosti nel 2024) con l’introduzione di una nuova gas release basata su biometano, per gli impianti difficili da decarbonizzare;
  • Elettrificazione: promozione delle rinnovabili tramite contratti per differenza e un piano di sviluppo per le infrastrutture elettriche;
  • Biomasse: valorizzazione delle fonti forestali secondo la Strategia Nazionale per la decarbonizzazione dei settori hard-to-abate;
  • Normativa: semplificazione delle regole EUDR per agevolare l’uso di carta e legno da fonti rinnovabili;
  • Circolarità domestica: contrasto all’export di carta da riciclare (1,73 milioni di tonnellate l’anno), che se gestita internamente potrebbe generare +27% di produttività, 1.360 nuovi posti di lavoro e un contributo annuo di 1,4 miliardi di euro al PIL italiano.

Capitale umano e competitività del lavoro

Il piano dedica spazio anche al rafforzamento dell’attrattività del settore per i lavoratori, con proposte di detassazione per le indennità di turni festivi, notturni e straordinari, favorendo così il ricambio generazionale e l’inserimento di nuove risorse qualificate.

Un ecosistema industriale strategico

La visione di Assocarta si inserisce nel quadro più ampio della Federazione Carta e Grafica, che rappresenta una filiera da 27 miliardi di euro, 160mila addetti e oltre 16mila imprese. Solo nel 2024, la produzione di carta per imballaggio è cresciuta del +5,7%, la carta grafica ha segnato un rimbalzo dell’+11,2% dopo cinque anni di calo, e il segmento igienico-sanitario ha registrato un +4,6% rispetto al periodo pre-pandemico.

Un’industria centrale nella strategia europea

Durante l’evento, Marco Eikelenboom (CEPI) ha ribadito la necessità di un Clean Industrial Deal a livello europeo, che garantisca supporto reale all’elettrificazione e all’accesso a calore green a costi sostenibili. Le bioindustrie, come quella cartaria, devono essere riconosciute come un motore industriale strategico per occupazione, riciclo e sostituzione del fossile. Anche Antonio Gozzi (Confindustria) ha posto l’accento sulla governance UE, auspicando una maggiore coerenza e trasparenza nel processo decisionale tra Commissione e Stati membri.

La carta come veicolo di conoscenza

L’evento si è chiuso con un’iniziativa culturale dell’Aeronautica Militare dedicata al valore della carta nella divulgazione scientifica. Un simbolico passaggio che ricorda come questa industria non sia solo produzione, ma anche cultura, informazione e progresso.

Per Cart-One: una sfida da cogliere

Per un’azienda come Cart-One, che lavora quotidianamente con il cartone ondulato, il Paper Industrial Deal rappresenta una chiamata all’azione concreta. Sviluppare packaging sempre più sostenibili, efficienti e riciclabili, contribuendo in modo attivo alla crescita del settore, è oggi una priorità. Contattaci per scoprire come le nostre soluzioni possono integrarsi con gli obiettivi del Paper Industrial Deal e sostenere davvero la transizione sostenibile. Consulta anche: “Il codice FEFCO: il riferimento universale nel packaging in cartone

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Staff Cart-One 03/08/2026

Riciclo carta e cartone, nel 2025 l’Italia si conferma ai vertici e guarda alle nuove sfide
Nel 2025 l’Italia ha avviato a riciclo il 93,1% degli imballaggi in carta e cartone immessi al consumo. Il dato, contenuto nel 31° Rapporto Comieco, migliora di 0,6 punti percentuali rispetto al 92,5% del 2024 e mantiene il nostro paese ben oltre l’obiettivo europeo dell’85% fissato per il 2030. Nel corso dell’anno sono stati immessi al consumo circa 4,96 milioni di tonnellate di imballaggi cellulosici, mentre 4,61 milioni di tonnellate sono state conferite al riciclo. L’aumento dei quantitativi riciclati è stato contenuto, pari allo 0,4%, ma si è verificato in un contesto più regolare rispetto al 2024, quando le tensioni sui mercati delle materie prime e la gestione delle scorte avevano reso meno lineare il rapporto tra consumo, raccolta e riciclo. Nello stesso periodo, l’export di carta da riciclo è diminuito del 4,1%, segnalando un maggiore utilizzo interno da parte dell’industria cartaria. La qualità è la nuova sfida Dopo anni nei quali l’obiettivo principale era aumentare i volumi raccolti, il Rapporto richiama l’attenzione sulla qualità dei materiali avviati a riciclo. Per il settore del cartone ondulato, disporre di fibre recuperate più pulite e omogenee significa ridurre gli scarti di lavorazione e ottenere materia prima secondaria più adatta alla produzione di nuovi imballaggi.Il tema coinvolge l’intera filiera, dalla corretta separazione da parte di cittadini e imprese fino alle attività di raccolta, selezione, recupero e trasformazione. Per migliorare ulteriormente non basta quindi raccogliere più carta e cartone: servono meno impurità, una maggiore uniformità dei materiali e una valorizzazione più efficace delle fibre lungo tutte le fasi del processo. Previste oltre 4 milioni di tonnellate nel 2026 Per il 2026 Comieco prevede che la raccolta comunale di carta e cartone superi i 4 milioni di tonnellate, arrivando a circa 4,04 milioni. L’incremento stimato è di poco più di 65 mila tonnellate e dovrebbe concentrarsi soprattutto nel Sud e nelle Isole, con quasi 46 mila tonnellate aggiuntive. Il Mezzogiorno è ormai una componente sempre più rilevante del sistema nazionale e conserva margini di crescita superiori rispetto alle aree dove i livelli di raccolta sono già più elevati.L’obiettivo di breve e medio periodo è spingere verso il 14% il tasso di intercettazione della carta sul totale dei rifiuti urbani. Accanto ai flussi tradizionali, sarà inoltre necessario raccogliere e selezionare meglio i cartoni per bevande e gli imballaggi compositi, destinati ad assumere un peso crescente nei consumi e nei processi di riciclo. Gli obiettivi per il 2026 A ridefinire le prospettive della filiera sarà soprattutto il PPWR, che introdurrà gradualmente requisiti vincolanti in materia di riciclabilità, contenuto riciclato, minimizzazione, riuso e progettazione, con effetti diretti sulle scelte di produttori e trasformatori. La progettazione dell’imballaggio diventerà quindi fondamentale, perché per rendere più efficienti i processi di recupero sarà necessario verificare che l’imballaggio possa essere effettivamente raccolto, selezionato e riciclato nei processi industriali esistenti. In questa direzione, Comieco e CONAI stanno lavorando all’estensione del metodo Aticelca anche a queste tipologie di packaging, rafforzando il principio del design for recycling.Il riequilibrio territoriale passa anche dagli impianti. Il PNRR destina al comparto circa 105 milioni di euro, di cui 94 già allocati, per 48 progetti lungo la filiera. Il rafforzamento della rete dovrà però fare i conti con i tempi delle autorizzazioni e con la necessità di coordinare meglio raccolta, selezione, logistica e utilizzo industriale.
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seo 10/03/2022

Contributo ambientale CONAI: le novità per il 2022
Dal 1°gennaio 2022 sono entrare in vigore tutte le variazioni relative al contributo ambientale deliberate dal Consiglio di amministrazione CONAI, che vede un’ulteriore riduzione del CAC per gli imballaggi in carta e cartone e per quasi tutti quelli in plastica.  Tale riduzione, da aggiungere a quelle già stabilite nel 2021, sono essenzialmente legate alle quotazioni delle materie prime di imballaggio che continuano ad essere sempre molto alte.   Riduzione contributo ambientale per gli imballaggi in carta e cartone  Il valore del CAC per questa tipologia di imballaggi passa da €25/tonnellata a €10/tonnellata.  Se si pensa che solo a inizio del 2021 il valore era di €55/tonnellata, la riduzione complessiva ammonta oltre l’80%.   Si precisa però, che la diminuzione del contributo ambientale non andrà ad incidere sulla raccolta differenziata e riciclo di carta e cartone. COMIECO continuerà infatti a garantire l’avvio delle operazioni di riciclo for circa 2,5 milioni di tonnellate, che ha consentito di raggiungere l’87% di riciclo degli imballaggi a base cellulosica, con ben 10 anni di anticipo rispetto agli obiettivi europei.  Restano invece invariati i valori degli extra CAC applicabili agli:   Imballaggi poliaccoppiati a base carta, adatti al contenimento di liquidi, cui valori ammontano a 30 €/tonnellata;  Imballaggi di tipo C (costituiti da componente cellulosica pari o superiore o al 60% e minore all’80%), cui valori corrispondono a 120 €/tonnellata  Imballaggi di tipo D (con componente cellulosica minore al 60% o non esplicitata), cui valori complessivi corrispondono a 250 €/tonnellata.  Riduzione del CAC per gli imballaggi in plastica  Il CAC ha visto una riduzione per quasi tutti i packaging in materiali plastici.  Nel dettaglio, il contributo per gli imballaggi in plastica appartenenti alla:  Fascia A1 (imballaggi rigidi e flessibili caratterizzata da una filiera industriale di selezione e riciclo efficiente e consolidata, gestiti prevalentemente in circuiti commercio e industria) si riduce da 150 a 104 €/tonnellata.  Fascia B1 (imballaggi caratterizzati da una filiera industriale di selezione e riciclo efficace e consolidata, soprattutto da circuito domestico) si riduce da 208 a 149 €/tonnellata.  Fascia B2 (altri imballaggi selezionabili/riciclabili da circuito domestico e/o commercio e industria) passa da 560 a 520 €/tonnellata.  Fascia C (imballaggi con attività sperimentali di selezione/riciclo in corso o non selezionabili/riciclabili dalle attuali tecnologie) da 660 a 642 €/tonnellata.  Fino al 30 giugno 2022 il contributo per gli imballaggi appartenenti alla fascia A2 (imballaggi flessibili con una filiera industriale di selezione e riciclo efficace e consolidata, in prevalenza da circuito commercio e industria, ma presente in maniera significativa in raccolta differenziata urbana) resterà invariato, pari a 150 €/tonnellata. A partire dal 1° luglio 2022, in concomitanza con i maggiori costi di avvio a riciclo, il valore del CAC aumenterà a 168 €/tonnellata.  Procedure semplificate per l’import  Tali riduzioni hanno avuto anche effetti sulle procedure forfettarie/semplificate per importazione di imballaggi pieni.  Le aliquote da applicare sul valore complessivo delle importazioni si riduce da 0,20 a 0,17% per i prodotti alimentari imballati e da 0,10 a 0,08% per i prodotti non alimentari imballati.  Il contributo mediante il calcolo forfettario sul peso dei soli imballaggi (tara) delle merci importate scende da 101 a 90 €/tonnellata.  Per approfondire l’argomento, puoi consultare la Guida al Contributo Ambientale CONAI 2022. 
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seo 09/09/2022

Come la crisi energetica impatta sulla fornitura di carta e cartone
[:en]Come la crisi energetica impatta sulla fornitura di carta e cartone. Gli aumenti dei costi dovuti alla guerra tra Russia e Ucraina complicano una situazione già resa difficile dagli anni della pandemia. Assocarta, a tal proposito, rivela come sempre più stabilimenti si stiano fermando a causa della mancata copertura dei costi del gas. Una situazione che rischia di intaccare anche il mondo dell'editoria e degli imballaggi.   Nuovo anno di produzione a rischio? L'80% dell'industria cartaria ha fermato o rallentato la propria attività a causa dell'aumento vertiginoso dei costi del gas. Assocarta denuncia un mancato rinnovamento dei contratti da parte dei fornitori per il nuovo anno termico a partire dal 1° ottobre, e a rischio ci sarebbe anche la tenuta dei servizi di raccolta differenziata. Una situazione che non fa che peggiorare a causa del conflitto in Ucraina, e che ha messo a dura prova le catene di approvvigionamento di materie prime e risorse in ogni settore anche negli ultimi due anni di pandemia. Ora tutto il settore produttivo italiano (e non solo) fatica ad andare avanti a causa degli incrementi dei prezzi dovuti all’aumento del costo dell’energia e delle materie prime, che gravano ulteriormente sull’industria. L’unione di questi fattori rende ancora più complicata l'importazione e l'esportazione di materie prime e di energia, rallentando sempre di più la produzione. Pensiamo solo ai costi da sostenere per gli imprenditori che poi, irrimediabilmente, si riversano sul consumatore finale. Secondo Assocarta, il problema blocca non solo l’intera filiera della produzione del packaging, ma anche la produzione di carte igieniche sanitarie, carte medicali, ma anche carte grafiche per l’editoria e l’informazione.   S.O.S Materie prime Perché mancano le materie prime? Basti pensare che per la carta e il cartone all'interno del processo produttivo, vengono impiegati sia l'amido del grano, che quello delle patate e di altri alimenti; queste risorse, infatti, venivano importate per essere utilizzate per produrre carta da imballaggio. La Russia e l'Ucraina sono, per l'appunto, produttori di grano e amidi; di conseguenza, il reperimento delle materie prime risulta sempre più difficoltoso, con il conseguente dilatamento dei tempi di consegna rispetto agli ordini ricevuti. A causa di questo rallentamento delle esportazioni, è normale anche che l’utilizzo di packaging e carte da imballaggio siano inferiori, producendo un danno notevole alle aziende. Ma non solo, la guerra mette in crisi anche l'intero processo di circolarità legato al riciclo di carta e cartone ondulato. Questo significa che subentra anche la paura del ritorno della produzione del packaging in plastica, indietreggiando nell'evoluzione di packaging sostenibili e facilmente riutilizzabili.   I dati Non si tratta quindi di una crisi della domanda, ma di una difficoltà da parte delle aziende di gestire l'aumento repentino dei costi delle materie prime e dell'energia. Secondo i dati Assocarta, i prezzi delle materie prime hanno subito i primi rincari sulle cellulose dalla fine del 2020, pari al 60% (fibra lunga) e 70% (fibra corta), e un aumento del 15% nel consumo di carta da riciclare nella prima metà del 2021. A influire sul rincaro delle materie prime anche altri fattori, compresi i problemi di logistica legati ai trasporti sia su gomma (con costi in aumento a fronte di una capacità diminuita), sia via mare con le compagnie marittime che non riescono a soddisfare le pressanti richieste del mercato. I prezzi del gas sono passati dai 20/30 euro/Mwh del primo semestre 2021 ai 100/120 euro/Mwh di marzo 2022. In una sola parola, quadruplicati. Da considerare, infatti, che il costo dell’energia ha un peso sul prodotto finito di circa il 20%, motivo per il quale la cartiera deve trovare il modo di scaricare a valle la spesa aggiuntiva, aumentando il prezzo per chi compra. La conseguenza più negativa? La chiusura, proprio come è successo nella prima metà di marzo. In tutto questo, i costi sono aumentati in maniera talmente rapida che i produttori non sono riusciti ad avere il tempo o la capacità di assorbirli, con il rischio di non riuscire più a produrre o di farlo in perdita. La pausa estiva ha aiutato le imprese ad ammortizzare l’impennata dei prezzi, ma ora non tutti riescono a ripartire, un problema che riguarda circa l’80% dell’industria cartaria.   La speranza è che la Commissione Europea si impegni a fermare la spirale dei prezzi, ad esempio mediante un price cap a livello europeo, insieme al rinnovo del credito d’imposta per il quarto trimestre. Tuttavia, servirebbe anche la cosiddetta electricity release, già prevista da uno dei decreti ‘aiuti’, che darebbe al GSE (gestore Servizi Energetici) la possibilità di immettere sul mercato quantità di energia rinnovabile a prezzi ragionevoli che, da una parte aiuterebbe ad abbassare i costi, e dall’altra aiuterebbe i processi di decarbonizzazione.[:it]Come la crisi energetica impatta sulla fornitura di carta e cartone. Gli aumenti dei costi dovuti alla guerra tra Russia e Ucraina complicano una situazione già resa difficile dagli anni della pandemia. Assocarta, a tal proposito, rivela come sempre più stabilimenti si stiano fermando a causa della mancata copertura dei costi del gas. Una situazione che rischia di intaccare anche il mondo dell'editoria e degli imballaggi.   Nuovo anno di produzione a rischio? L'80% dell'industria cartaria ha fermato o rallentato la propria attività a causa dell'aumento vertiginoso dei costi del gas. Assocarta denuncia un mancato rinnovamento dei contratti da parte dei fornitori per il nuovo anno termico a partire dal 1° ottobre, e a rischio ci sarebbe anche la tenuta dei servizi di raccolta differenziata. Una situazione che non fa che peggiorare a causa del conflitto in Ucraina, e che ha messo a dura prova le catene di approvvigionamento di materie prime e risorse in ogni settore anche negli ultimi due anni di pandemia. Ora tutto il settore produttivo italiano (e non solo) fatica ad andare avanti a causa degli incrementi dei prezzi dovuti all’aumento del costo dell’energia e delle materie prime, che gravano ulteriormente sull’industria. L’unione di questi fattori rende ancora più complicata l'importazione e l'esportazione di materie prime e di energia, rallentando sempre di più la produzione. Pensiamo solo ai costi da sostenere per gli imprenditori che poi, irrimediabilmente, si riversano sul consumatore finale. Secondo Assocarta, il problema blocca non solo l’intera filiera della produzione del packaging, ma anche la produzione di carte igieniche sanitarie, carte medicali, ma anche carte grafiche per l’editoria e l’informazione.   S.O.S Materie prime Perché mancano le materie prime? Basti pensare che per la carta e il cartone all'interno del processo produttivo, vengono impiegati sia l'amido del grano, che quello delle patate e di altri alimenti; queste risorse, infatti, venivano importate per essere utilizzate per produrre carta da imballaggio. La Russia e l'Ucraina sono, per l'appunto, produttori di grano e amidi; di conseguenza, il reperimento delle materie prime risulta sempre più difficoltoso, con il conseguente dilatamento dei tempi di consegna rispetto agli ordini ricevuti. A causa di questo rallentamento delle esportazioni, è normale anche che l’utilizzo di packaging e carte da imballaggio siano inferiori, producendo un danno notevole alle aziende. Ma non solo, la guerra mette in crisi anche l'intero processo di circolarità legato al riciclo di carta e cartone ondulato. Questo significa che subentra anche la paura del ritorno della produzione del packaging in plastica, indietreggiando nell'evoluzione di packaging sostenibili e facilmente riutilizzabili.   I dati Non si tratta quindi di una crisi della domanda, ma di una difficoltà da parte delle aziende di gestire l'aumento repentino dei costi delle materie prime e dell'energia. Secondo i dati Assocarta, i prezzi delle materie prime hanno subito i primi rincari sulle cellulose dalla fine del 2020, pari al 60% (fibra lunga) e 70% (fibra corta), e un aumento del 15% nel consumo di carta da riciclare nella prima metà del 2021. A influire sul rincaro delle materie prime anche altri fattori, compresi i problemi di logistica legati ai trasporti sia su gomma (con costi in aumento a fronte di una capacità diminuita), sia via mare con le compagnie marittime che non riescono a soddisfare le pressanti richieste del mercato. I prezzi del gas sono passati dai 20/30 euro/Mwh del primo semestre 2021 ai 100/120 euro/Mwh di marzo 2022. In una sola parola, quadruplicati. Da considerare, infatti, che il costo dell’energia ha un peso sul prodotto finito di circa il 20%, motivo per il quale la cartiera deve trovare il modo di scaricare a valle la spesa aggiuntiva, aumentando il prezzo per chi compra. La conseguenza più negativa? La chiusura, proprio come è successo nella prima metà di marzo. In tutto questo, i costi sono aumentati in maniera talmente rapida che i produttori non sono riusciti ad avere il tempo o la capacità di assorbirli, con il rischio di non riuscire più a produrre o di farlo in perdita. La pausa estiva ha aiutato le imprese ad ammortizzare l’impennata dei prezzi, ma ora non tutti riescono a ripartire, un problema che riguarda circa l’80% dell’industria cartaria.   La speranza è che la Commissione Europea si impegni a fermare la spirale dei prezzi, ad esempio mediante un price cap a livello europeo, insieme al rinnovo del credito d’imposta per il quarto trimestre. Tuttavia, servirebbe anche la cosiddetta electricity release, già prevista da uno dei decreti ‘aiuti’, che darebbe al GSE (gestore Servizi Energetici) la possibilità di immettere sul mercato quantità di energia rinnovabile a prezzi ragionevoli che, da una parte aiuterebbe ad abbassare i costi, e dall’altra aiuterebbe i processi di decarbonizzazione.[:]
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